Settantotto

Lo dicevo io, che sarebbe stata dura, dopo un sacco di tempo, ricominciare.

E’ dura smettere, non dirlo a me. Smettere di fumare, la mia guerra più lunga. Contro me stesso, per di più. Anzi, ti confesso un segreto. E’ da due anni, da quando mi sono definitivamente separato, che sto cercando di smettere un sacco di cose. Abitudini, comportamenti, vizi, sentimenti. La separazione è un monito, un fallimento condito a monito, che ti dice di smettere altre cose. Hai smesso di amare? Smetti anche questo. E questo. E poi questo. E tu lo fai. Inizi a smettere. Smettere diventa il più grande successo. Smettere di fumare, smettere di bere, smettere di mangiare poco sano, smettere di pensare negativo, smettere di dipendere. Smettere diventa una dipendenza. E’ come se svuotando, smettendo, tu riempissi.

E’ un errore madornale.

La cosa più difficile a quarant’anni è ricominciare. Ricominciare. Smettere è parte del pessimismo che la vita ti ha regalato, insieme al fatalismo che hai ereditato. Le persone muoiono, o si ammalano, perchè non hanno smesso. Qualcosa. Le situazioni peggiorano, perchè tu non hai smesso. Smettere diventa un imperativo, a quarant’anni. Per fare i conti con la vita, smetti.

E stai con altri come te. Che smettono. La gara a chi smette di più, a chi smette prima.

Niente di male. Lo stesso Hemingway diceva che smettere è parte del gioco più affascinante della vita: quello di staccarsi dai vizi e dalle abitudini.

Ricominciare è un altro mestiere. Ricominciare è la cosa più difficile al mondo.

Forse avremmo bisogno di ricominciare tutti. Ma non vogliamo manifesti generazionali, ne tanto meno proclami di gruppo. Se smettere è una cosa che si può fare in gruppo, ricominciare è una sfida tra la tua versione migliore, quando era? a vent’anni all’Isola d’Elba? o forse in Spagna, a diciotto? e il tuo faccione che si specchia al mattino nell’inclemenza di un riflesso fatto di occhiaie e dubbi.

Tutto ti crolla intorno, cosa cazzo vuoi ricominciare? Le occhiaie pendono verso il basso, anche le spalle. Tutto porta verso terra.

Io sto prendendo questa cosa dei quaranta abbastanza seriamente. Sto smettendo molte cose, manco a dirlo. Ho iniziato con le abitudini fastidiose, con i comportamenti sbagliati, e poi ho scoperto di dover smettere, per prima cosa, di prendermi così sul serio.

E, a smettere di prendersi sul serio, si capisce che la cosa più importante è ricominciare.

Ricominciare ad amare, senza paura. La paura è l’oblio dell’amore. La sua negazione. L’amore si fida. E ama. Ricominciare a ringraziare. Ricominciare a provare.

Ecco.

Il punto è tutto qui.

Ricominciare.

Prima di smettere.

Oggi mi ha chiamato una tizia di un call center. Ero appena uscito dal dentista. Un piano di battaglia molto articolato, che prevede scontri diretti tra tutti i miei fottuti denti e il suo trapano. Boh, mi son detto. Camminavo, un freddo tagliente. Dovrebbe smettere il freddo, ho pensato. Poi, sorridendo, ho pensato: dovrei ricominciare ad andare al caldo, quando ho freddo.

Ho chiamato un amico, non ha risposto. Volevo dirgli questa cosa: ricominciamo insieme.

A far cosa, mi avrebbe chiesto? A ricominciare. Tutto.

Mi ha chiamato un call center. Ho risposto.

Poi ho messo giù.

Mi ha chiesto quanto ero soddisfatto, da uno a dieci, della sigaretta elettronica che una slava, bionda, figa, indimenticabile, mi aveva fatto provare al centro commerciale ieri. Io mica glielo ho detto che la sigaretta è stupida e cattiva, come quelle che fumo adesso, ma la ragazza era stupenda. Gli ho detto: dieci. Bene! Mi ha risposto. Ma bene cosa? Allora ho messo giù.

E mi sono chiesto, da solo, quanto sei felice da zero a cento?

Settantotto, mi sono detto. Il primo numero, davvero, che mi è venuto in mente.

Settantotto.

Settantotto è una buona base di partenza.

Ricominciare a fare un sacco di cose, domande comprese.

Credo questo sia già un successo.

Anche se smettere di misurare la vita in successi e disgrazie è una cosa che mi ero ripromesso di fare.

Settantotto.

Dai.

Non male.

 

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