Sudori

Ho sempre ritenuto che la palestra fosse un non luogo. Immagina le lampadine intermittenti di Natale sui balconi. Luce, buio, luce, buio. La palestra è uno di quei momenti di buio. Correre sui tapis roulant, guardando un muro. Sollevare pesi, facendo smorfie di fatica, per poi ritrovarsi a compiacersi del proprio corpo davanti a enormi specchi, infilati dentro a spogliatoi troppo piccoli, pieni zeppi di gente sudata, nuda, affannata.

Ho preferito la piscina, il silenzio, l’acqua, robe così.

La palestra dove sto andando è una di quelle moderne, senza istruttori, piena di televisori che mandano ossessivamente video, sempre gli stessi, di gente che solleva pesi, solleva se stesso, lancia oggetti, e si guarda i muscoli. Enormi, ovviamente. Ormai conosco la rotazione a memoria. Mi piace vedere i tipi che fanno wakeboard. E ogni volta, l’avrò visto sessanta volte, sono in ansia prima della premiazione. Vince un ventiduenne tedesco, biondo, che sorride alzando una coppa d’argento. A seguire c’è una cinese che scala una parete. Poi i video dei culturisti. Uomini immensamente grandi che sollevano pesi immensamente pesanti, con le vene che si gonfiano. Poi è il turno delle donne. C’è una tizia, bionda, scolpita e tonica, che risveglia le mie più basse pulsioni sessuali. Non tanto per il fisico, ma per come guarda in camera. A furia di vedere il video ho capito che del fisico scolpito non ho nessun interesse. Mi piace il piccolo difetto, la smagliatura, la sbavatura in un quadro che uno direbbe: cazzo che bello, ma non lo dice proprio per la piccola sbavatura.

Corro, davanti a questo televisore, ma ho trovato un compromesso nella fila di tapis roulant che danno sulle vetrate. Affacciano su dei condomini. Tutto il complesso era una vecchia fabbrica. Hanno costruito mega appartamenti con terrazzi e, a furia di correre tutte le mattine, mi sto interessando delle piante di questi ricchi borghesi. Confido nella primavera, quando ci saranno delle grandi fioriture.

Quando corro non penso a niente. Sono disorientato, ascolto il mio battito, regolare e super veloce, sento le gocce di sudore, guardo il display che mi dice come sto andando. Mi sento terribilmente stupido, ma mi sento terribilmente bene.

Poi mi sposto a fare gli addominali. Non ne ho mai sentito il bisogno. Ma pare che ce ne sia necessità. E’ un posto dove tutti si concentrano moltissimo. Gli addominali, pare, richiedono concentrazione e costanza. Io vado un po’ in disordine. Per pigrizia e per noia, ma anche per la distrazione. Osservo gli altri. Guardo le donne. Se vado al mattino, prima del lavoro, sono signore di una certa età, grassocce, sudate. Credo sia la chiamata alle armi della menopausa. Di tutte una mi sta simpatica a vista, perchè camminando sul tapis roulant canta con gli occhi chiusi. E’ come se potessi osservare la sua giovinezza, spensierata.

Se vado al pomeriggio o alla sera, trovo le studentesse, le ragazze della mia età. C’è davvero di tutto. Donne con evidenti problemi personali riversati sul fisico, donne serenamente grasse, donne serenamente magre, donne insignificanti, donne belle, donne brutte. Penso, di fondo, che in palestra si possa davvero trovare l’amore. Per via dei grandi numeri.

A volte mi soffermo troppo, qualche secondo che divide la decenza dalla malizia, su un culo o su una tetta.

Ma come un vecchio porco, non tolgo lo sguardo.

Non immagino niente. E’, anche qui, pigrizia. Osservo tonnellate di carne tutti i giorni. Esco dalla palestra e non ho bisogno di guardare più nessuno. Ho visto corpi a sufficienza.

Alla fine ci vado per rimediare a una fastidiosa tendinite, che non sta passando e forse non passerà mai. Ma mi ci sono ritrovato. Andarci prima di lavorare mi fa stare più tranquillo.

Ho scoperto che è pieno zeppo di gente che riesce a toccarsi la punta dei piedi con le mani, e li invidio. Ho scoperto che ci sono delle macchine che lavorano su dei muscoli che non pensavo di avere. Non mi interessa di averli, in fondo. Va bene così. Io allo specchio degli spogliatoi guardo, prevalentemente, la disonorevole caduta dei capelli e la progressione della fronte.

Adoro lavarmi nelle docce della palestra, perchè non devo pulire. Per il resto, è un luogo difficile da raccontare.

Mi ricordo di aver amato molto una donna che andava in palestra tutti i giorni. E che in palestra raccimolava scopate. Ci vuol poco, direi adesso. C’è una tensione erotica, negli orari dei giovani, che si taglia con il coltello. Ci si guarda come se si dovesse tutti scopare da un momento all’altro. Tranne quelli che sono lì davvero per esercitarsi. Che poi li riconosci subito e li eviti.

Penso sia una fase della mia vita, quella della palestra. Finirà, un giorno. Rimpiangerò il poter correre tutti i giorni in pantaloncini e non avere freddo mai. Rimpiangerò i culi e le tette, di cui non avevo bisogno e che mi fanno sentire un sudicio vecchio maiale.

Forse non rimpiangerò nulla.

Sto andando in palestra.

 

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