Scarpe Spagnole

Camminava ricurvo, come se un immaginario peso fosse fisso sulle spalle.

Sceglieva le parole, i punti e le virgole, per parlare il meno possibile; per questo non aveva amici, per la verità ne aveva pochi, contati, scelti più che da lui dalle sue parole.

Era un uomo buono, ma voleva essere cattivo.

E’ il protagonista di un racconto che mi è venuto in mente di notte. E’ l’unico racconto che finirò nel duemiladiciotto. Per suo merito, non per mio. Non scrivo più liberamente, perchè scrivo fin troppo per le cose che mi portano soldi. Che è quel peso immaginario che un po’ tiene curvo anche me.

I soldi mi servono per cosa poi?

Sai che ogni tanto ci penso; mi fermo e ci penso bene.

A me i soldi non servono per comprare. Vorrei buttare, scegliendo le cose da buttare.

Ho trovato un metodo per farlo: abbraccio gli oggetti, li porto al petto, li stringo, li tocco, mentre lo faccio ci penso. Posso liberarmi di questa cosa? La risposta è sempre si.

Ho provato a farlo anche con le persone, ed è pericolosetto, per come sono fatto io.

Nel senso che sarei capace di, in periodi come questo, liberarmi di tutto.

A volte, prima di dormire, ci penso. Ricordo di un amico che mi ha raccontato di aver passato un’estate nudo in un capanno, appena sopra il mare.

Io lo farei. Lo ho fatto fare a questo personaggio. Non mi assomiglia. Non scrivo mai su di me nei racconti. Non mi interessa che assomiglino a me, i personaggi dei miei racconti.

Mi interessa che raccontino un pezzo di una storia.

Così lui parte. Per allontanarsi. E’ importante sapere perchè parte.

Gli uomini e le donne fanno gesti insulsi o eccessivi. Tipo partire.

Non si giudica mai il gesto, se non si conosce la causa.

Parte, niente di esotico. Per le Marche. Le Marche assomigliano a un torpore dell’anima per me. Mi ricordano due estati molli, gravide di pensieri e di casini che poi sarebbero esplosi come bombe.

Nelle Marche si ferma. Se no sarebbe un, ennesimo, noiosissimo, racconto di viaggio.

Ma non è sul viaggio che si ferma la mia attenzione. E nemmeno sulla causa scatenante.

E’ più sul ritorno.

Difatti mi sto innamorando silenziosamente delle ragioni che spingono gli uomini a tornare.

Da giovane, quando la tua giovinezza emotiva ti rende forte quando in verità sei debolissimo, ti innamori delle ragioni che spingono a partire. Perchè ti immedesimi, perchè ti senti schiavo e vuoi anche tu partire. Scappare.

Poi scopri che tutti gli uomini a un certo punto, che sarebbe stupendo poter identificare come dato fisso, tipo a 33 anni e mezzo, ma comunque in mezzo ai trenta, crollano.

Crollano davanti alla vita, come vittime messe in ginocchio da un esecutore che prima di sparare il colpo che tiene nella canna appoggiata alla fronte, vuole fare un lungo discorso.

Speri finisca presto, lo sperano anche le vittime. Invece la vita ha tempi lunghi.

E allora, se appena ti lascia spazio, una distrazione, scappi. Parti, appunto.

Così ha fatto lui.

Ma poi è tornato.

Perchè mi sto innamorando di chi è tornato. E delle ragioni che spingono al ritorno.

Ascolto sempre più storie, sul ritorno.

Mi metto seduto, come i bambini, e lascio che le parole mi penetrino.

Avevo conosciuto una ragazza, Laura, di una bellezza straordinaria, dalla carnagione chiara, il seno stupendo, il viso ovale nei capelli castani, e i modi distratti di chi passa lieve sulle cose.

Mi ero innamorato della sua storia.

E non di lei.

Per questo io e Laura adesso non siamo insieme.

Ma era una storia sul ritorno. E io ho scoperto proprio allora di essere sensibile al ritorno.

Mi raccontava di lei in un locale spagnolo, nel centro di Milano, davanti a del vino rosso.

La guardavo, capendo da subito che l’amore che sentivo era per la storia.

Brutta sensazione.

Anche lui, conoscerà nelle Marche, Laura.

E andrà via da Laura per tornare.

Meno ricurvo.

In pratica il racconto è più o meno così.

Sul perchè sta tornando, perchè le persone ritornano. Come i bambini che curiosi e spaventati si toccano una cicatrice.

Gli uomini sono sempre meno bambini, hanno sempre più vissuto, sempre più cicatrici.

Ma tornano.

Tommaso, si chiama lui.

Per via della cicatrice.

E cammina ricurvo.

E incontra Laura.

E ritorna.

Alla fine, in questo mi assomiglia. Ritorno anche io. Sono ritornato. Una enorme fatica.

Anno di merda, questo 2018, dal punto di vista dello scrivere.

 

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