Diari delle mie puttan(at)e tristi

Ho passato un fine settimana a dormire, pigramente, sfiorando libri, argomenti, un corpo bellissimo, cibi, galleggiando sulla vita insomma. Approssimativo, mi sono sentito felice, di questo galleggiare, di questo incedere sui tempi, di fermarsi, di godersi le cose. Ho al mio fianco una donna che sta facendo il mio stesso percorso. Siamo in due, a fare i conti con le nostre vite, con le separazioni, con i sensi di colpa, con le cose belle, con l’amore ritrovato, con la fedeltà, con lo scorrere della vita. Sono due percorsi per forza paralleli, ma fatti insieme, per mano.

Ci teniamo per mano per scelta, l’amore che ci spinge è grande, sta resistendo a tutte le correnti.

Ci teniamo per mano mentre galleggiamo, pigri, attraverso i fine settimana. Sono pause, i nostri fine settimana, da una vita famigliare che ci siamo tolti, mica troppo consapevoli.

Ti separi da un adulto, che al momento odi, che disprezzi, di cui fai fatica a capire i modi e i tempi, e nel pacchetto prendi anche la separazione dai ritmi, dai riti, dalle consuetudini. Ti manca soprattutto quello, della vita famigliare. I riti profani che accompagnano le vite serene dei tuoi amici e dei loro figli. E’ una mancanza a cui non riesci a dare un nome, una assenza dolorosa tanto quanto la consapevolezza di averlo scelto da solo.

Non abbiamo fretta, perchè di fretta abbiamo già ucciso, le nostre emozioni corrono troppo in fretta per essere razionali, le dobbiamo frenare noi.

Ma siamo una famiglia nuova, lo sappiamo bene. Così sappiamo anche che galleggiare attraversando i fine settimana è un rito precario di chi non ha ancora una famiglia con bambini. E ne godiamo, sapendo che è a termine.

Mi sono reso conto, in questo galleggiare, domenica sera, di quanto sia importante per me tenere un diario.

Per pigrizia intellettuale, non riesco a tenere un diario vero e proprio. Perchè ci sono dei giorni che manco di scrivere, mi dimentico, non ne ho voglia.

Scrivere, lo diceva una mia amica, mi serve per due grandi cose: scopare e digerire emozioni.

Così, scopando e digerendo emozioni grazie a una ragionevole consapevolezza che ho acquisito, non ho più bisogno di scrivere così tanto.

Ma scrivo, in alcune giornate, i punti che mi lasciano qualcosa, le emozioni, i posti.

Rileggere i diari credo sia una cosa davvero stupenda.

Ritrovare emozioni, ripercorrere le sensazioni.

Se avessi tenuto un diario del mio 2013, sarei davvero curioso di leggermi.

Ero troppo impegnato a distruggermi. Credendo di ricostruire.

Se avessi tenuto un diario nel 2015, mi sarei davvero divertito a rileggermi.

Ero troppo impegnato a sopravvivermi. Ho fatto un anno così.

Sono arrivato a un punto di svolta nella mia vita.

Niente è più facile, o più semplice. E’ tutto come era prima. E’ che si diventa più capaci di fare l’amore con la sofferenza, di attutire la gioia, per non caderci dentro troppo, si diventa più consapevoli di tante cose, si diventa più maturi, dicono, ma è un maturare di un frutto che deve ancora svilupparsi.

Così aspetti con pazienza che il tempo faccia il suo dovere, e lavori di fino sulle cose che hai capito essere importanti.

Non fai più classifiche, non hai più problemi di priorità. Te lo hanno insegnato i sensi di colpa, a fare le classifiche. Ma tu poi, per fortuna, hai smesso.

Così l’amore assomiglia terribilmente a una macchina imperfetta ma perpetua, che batte i secondi come un orologio, che non ha bisogno di molte tue manovre, se non del tuo polso. Devi indossarlo l’amore per farlo funzionare.

Devi portarti dentro la persona che ami, portarla dove sei nella vita, fare la sua vita tua, camminare insieme per ricaricare questo meccanismo perfetto.

Così va avanti l’amore adesso, indossandolo.

Diverso da dieci anni fa, anche da cinque anni fa. L’amore cambia i modi, come cambiano le stagioni della vita.

Per questo c’è un tempo per averne paura, un tempo per averne cura, un tempo per averne gelosia, e un tempo per indossarlo.

L’amore è diventato l’orologio più bello, perchè segna un tempo che tu sai essere importantissimo.

E niente, te ne accorgi mentre galleggi, pigro, nel primo week end di nuvole e freddo dell’autunno.

Non hai più paura.

Scrivilo sul tuo diario

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...