La differenza tra Appennini e Alpi

Si erano alzati con il caldo che sembrava dover spaccare i grandi vetri della stanza. Un colpo basso, inaspettato, dell’estate che stava finendo. Sembrava non voler finire, lasciando i fiumi secchi, i vecchi stanchi, i bimbi felici, facendo caldo, un caldo forte, denso, umido, quando ormai mancavano una manciata di ore a ottobre, quando avrebbe dovuto piovere, il cotone che lascia spazio alle prime lane, le prime coperte, le calze e tutta quella roba che fa più deprimere di un brutto film di Woody Allen.

Invece faceva caldo. In quella stanza faceva un caldo impossibile. Non si capiva se avessero voluto costruire un motel per brevi fughe amorose e fraudolente, o un hotel di passaggio per annoiati venditori solitari, ma tutta la struttura era spartana, isolata, e costruita a pezzi. Dava l’idea di provvisorio.

Si erano svegliati per il caldo, guardandosi come per assicurarsi di essere ancora vivi. Sopravvivere, a volte, era stupefacente.

Senza parlare, si erano alzati e avevano assaltato la terrazza con la colazione. Sfogliando un giornale, e guardando la collina con i vigneti.

Erano poi tornati in camera, spogliandosi e cercandosi.

Scopare, in quel caldo torrido, era semplice fame.

C’era uno specchio, grande, illuminato dal sole, in cui guardarsi sudare e godere, di movimenti lenti, di mani che scivolano.

Erano poi rimasti nel letto, spossati, vinti dal caldo, vittoriosi di un orgasmo estivo rubato all’autunno.

Poi erano partiti.

Adorava partire senza sapere dove andare, lui.

Adorava partire sapendo dove sarebbe finita, lei.

Una mezza promessa di un rifugio, di una capanna, una destinazione che era una via di mezzo tra una vera destinazione e una approssimazione, aveva fatto pace tra i due mondi.

La baita era nella pancia di una valle, immersa nella fine degli Appennini. Grosse nuvole correvano sullo sfondo, un vento fortissimo, dal mare, dalle Alpi, spostava i castagni, facendo cadere i ricci ancora verdi, scuoteva i meli, facendo rotolare sui sentieri verdi, piccole, acerbe mele, cene notturne dei cinghiali.

La valle era scavata da un fiume, acqua trasparente che erodeva le rocce.

La differenza tra gli Appennini e le Alpi è tutta qui: le Alpi difendono, come possenti mura, il mondo alle loro spalle. Affrontano ghiaccio, neve, tempeste, caldo, vento, lasciando che le creste si confondano con il cielo, come forti madri, protettive. Figure che li sono e li resteranno, certezze geografiche.

Gli Appennini sono uomini docili e viziosi, che si fanno erodere dalle tempeste, dalle stagioni, dai fiumi, come se la vita li consumasse. Ne restano vallate ospitali, con frutti e acqua, come a dire che lasciarsi consumare dalla vita faccia bene alla vita stessa.

A volte bisogna sedersi in una di queste valli, per capire la provvisorietà di tutto. Scivolare sulle rocce friabili, fino al fiume, osservandone la corrente.

E rimanere a respirare del vento.

Così erano rimasti seduti per un paio d’ore, parlando poco, sentendo il sole in faccia, guardando la vita scorrere, il vento soffiare, i castagni ballare.

Si erano guardati, ed erano ripartiti.

A volte gli uomini e le donne cercano qualcuno che sia più forte di loro, per nascondersi o appoggiarsi.

Sembra un diritto, l’esser deboli.

Sembra un dovere, cercare la paternità di un padre che non c’è più.

A volte, invece, uomini più saggi, semplicemente si appoggiano insieme, sapendo che è tutto molto provvisorio, che tutto si consuma, che le stagioni della vita possono essere molto dure. Che ogni inverno porterà via un pezzo di montagna, che ogni tempesta scaverà la roccia, che ogni estate cuocerà l’erba che sta provando a crescere tra le rocce.

E’ lo scorrere delle stagioni, e solo uno stupido vorrebbe vivere in un’estate permanente.

Perchè anche l’inverno serve, e l’autunno e la primavera, alla fine, sono le stagioni migliori.

Per le montagne e gli uomini saggi.

Che si assomigliano.

La differenza tra le Alpi e gli Appennini è nell’altezza, nei secoli consumata, dalle stagioni. Le storie più belle le raccontano le valli degli Appennini. Mentre le Alpi restano a proteggere un tesoro.

Lui, guidando sulla strada del ritorno, pensava a questo loro assomigliare a una valle, che senza pretese accetta le stagioni.

La cosa più vicina all’amore che avesse mai pensato.

 

 

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