Settembre

Racconto in settima maggiore
 
Io scrivo, scrivo come un matto. C’è chi urla, piange, ride, per rispondere alla vita. Io scrivo. Ho un blog, che ha quasi quattordici anni, scrivo per due riviste, per un sito, ho scritto testi musicali, ho provato a scrivere per il teatro, ho scritto racconti, articoli, un paio di saggi, due pubblicazioni universitarie, diari che poi perdo in giro. Scrivo, per farla breve, parecchio. Beh, era il 31 agosto, di qualche anno fa. E ho scritto. Sulla sabbia, in una spiaggia, al tramonto. Quel momento in cui tutti scrivono un nome, con l’alluce, aspettando che l’acqua cancelli la base delle lettere. Ecco, io ho scritto con il tallone, del piede sinistro, grosso e ben leggibile: basta!
Il punto esclamativo serviva eccome, e mi è costato parecchio tallone.
Avevo moltissime buone ragioni per scrivere basta!
Sono rimasto a guardare il mio piccolo capolavoro, le spalle al tramonto, fino a quando l’acqua lo ha trasformato in una pista di biglie rovinata.
Così, senza troppo rumore, il primo settembre è diventato il mio capodanno.
Ho messo la mia vita in lavatrice, programma intenso, ho guardato la ruota partire, con tutte le mie aspirazioni, i miei sogni, i miei progetti, dietro l’oblò.
Potevo non farlo. Eccome.
I valori non si scoloriscono, resistono, incredibile. Ma molto, moltissimo, si distrugge. E scopri che era superfluo. Molto che sembrava così fondamentale, si scolorisce, e smetti di farci affidamento. Moltissimo si rovina.
Restano poche cose.
Ho fallito talmente tante volte che potrei scrivere un saggio sui fallimenti. Ho imparato talmente tanto che quella lavatrice ogni tanto, spesso, la rifaccio.
E così, il primo settembre è diventato il mio capodanno.
Faccio festa da solo, perchè poi sono tutti presi malissimo. Rientrano in vite che andavano strette, e litigano con loro stessi al posto che cambiare vita, non è periodo per fare feste…
Questo settembre porterà talmente tante novità da farmi quasi, si dice per ridere, paura. Le ho volute tutte, le ho cercate, ci sono arrivato.
Prima sfidavo tutto e tutti. Era la mia rabbia che combatteva. Ho sempre perso, peraltro.
Poi è stato il momento della rassegnazione.
Non so bene come ci si arriva, ma ci si arriva. A un certo punto respiri, e accendi quella lavatrice.
Hai paura. Tutte le rivoluzioni fanno paura.
Non immagini nemmeno le conseguenze. Quella è una fortuna.
Non sapevo cosa avrebbe voluto dire, rinunciare a quei soldi.
Per fortuna, altrimenti non lo avrei fatto.
E nemmeno separarmi.
Nessuno, alla luce delle conseguenze, lo farebbe.
E niente, il mio capodanno è il primo settembre.
Adesso sulla sabbia scriverei: ciao!
O forse: ancora!
Grazie di esserci stati. Molti di voi sono stati un piacevole passatempo, alcuni fondamentali. Alcune di voi sono state stupendi errori, altre pessime scelte.
Grazie, siete stati un pubblico fantastico.
Cambio spettacolo.

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