I miei errori più belli (tranne te)

Confessa, arrivi a un punto in cui non riesci più a capire se in questa vita ti sei autoinvitato oppure hai risposto a una chiamata.

Confessa, a volte la guardi, lo guardi, e ti accorgi che hai davanti una condanna, che ti gira per casa. Non ti senti in prigione, ti senti ancora peggio, sei giudice e complice, e la tua condanna ha una fede al dito, l’hai messa tu.

Confessa, a volte ti fa un piacere enorme avere ragione, anche quando discuti di cazzate talmente grosse che un tuo io di qualche anno prima, tu ancora giovane insomma, si sarebbe vergognato anche solo di aprire la bocca.

Confessa, a volte eviti di pensare, perchè se ci pensi davvero, c’è il pericolo di morirci sopra, alla consapevolezza. Come una lastra di marmo, una specie di lapide orizzontale su cui appoggiare sogni e verità, e morirci.

Si vede.

Ecco, te lo volevo dire. Si vedono tutti, i tuoi fallimenti. Sotto gli occhi, come rughe. E pensa che io non sono nemmeno tanto bravo, o forse sono bravissimo ma non ho più voglia di guardare la gente fallire, morire ogni giorno, provare sempre la stessa vita, chiamarla piano B, soffocare emozioni, prendere gastroprotettori e benzodiazepine.

Si vede, l’odio per tuo marito. Lo sconforto per la tua fidanzata.

Si vede, il disprezzo per il lavoro, la delusione di chi aveva creduto in un futuro fin troppo perfetto per essere vero.

Si vede, l’attenzione di un cane, scodinzolare dietro a link, con il guinzaglio della rete che si accorcia ogni giorno, le tue foto della serata più bella che diventano un manifesto di solitudine, si vede tutto da quella foto.

Fottuta libertà. A provare a prenderla, ci si brucia le mani e la forza di volontà, e come piccoli tronchi di oleandro sull’autostrada sotto il sole, ci si piega. E ci si ritrova a guardare il traffico della vita, impotenti. Decorativi, perchè si diventa decorativi, come un bel vaso, un quadro, un oleandro sulla A4.

Cazzo, è cinque anni che ho iniziato a dire no. Ne vale la pena? Ci sono momenti che ci pensi davvero, se ne vale la pena. Ti trovi solo, in una stanza piena, senti paura mentre tutti ridono, scrivi quaderni interi di dubbi e di domande in un mondo di gente che vive di certezze formato filmato Montemagno. Vivono per metà il loro fallimento e per metà il successo di un altro, e tu ti senti strano.

Cinque anni che mangio questo piatto, che un DJ fa girare a ritmo serrato, mangio musica amara. Mangio dal piatto di un altro, mi verrebbe da dire.

Un passo alla volta, continuano a dirmi, e io continuo a fare due passi falsi alla volta.

Una danza, dicono. Sembra che balli sui casini. Io evito carboni ardenti con piedi nudi cotti dal cammino.

Eppure, ecco, mi siedo.

Vi guardo, io resto seduto, voi camminate. Mi sento spesso solo. Non superiore, idiota, non confonderti. Non sono superiore a nessuno. Sono consapevole. E mi sento solo.

Perchè per la libertà ho scelto le cose più difficili. Perchè per la libertà ho preso le strade più buie.

E lo continuo a fare.

Confessa, ti faccio tenerezza.

Lo so.

E’ l’effetto che faccio.

Confessa. Ti senti diverso, più fortunato. Attaccato al tuo mediocre fallimento quotidiano.

Ho perso capelli, soldati caduti sul fronte della nevrosi. Ho preso pillole, ma poi ho preferito vino. Ho perso intere notti, sveglio paralizzato, immobile, a fatica si respira.

Eppure sono qui.

Per la libertà ho scelto di mandare tutto a puttane.

I miei errori più belli li ho fatti così.

E oggi ancora, seduto, guardavo la gente davanti al lago. E pensavo: io ho scelto ancora di cambiare.

Non è una gara con voi.

E’ un bisogno.

Confessa, ti farò ancora più tenerezza.

Io amo. Non ho tempo per sopravvivere. Dicono che chi ama davvero brucia. Io brucio da un pezzo, buon segno.

Ho scelto ancora di cambiare. Stavo appena riprendendo il timone, sbandato dopo una tempesta tra le più forti. E ho scelto di cambiare.

Confessa, ti faccio tenerezza.

Io quando ti vedo mi sento solo.

Non superiore, idiota. Solo.

 

 

 

 

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