Punti di Vista

C’era una luce sorniona, mascalzona, primaverile insomma. C’era l’aria frizzante, che aveva appena piovuto, e dall’asfalto bagnato salivano gli odori della primavera. C’era un merlo che cantava, nascosto vicino a un cestino stracolmo di spazzatura. C’era, per il resto, un silenzio surreale, di quell’ora, prima del tramonto, in cui sembra tutto finito, e allo stesso tempo sembra che tutto debba iniziare.

C’era, in pratica, una grande aspettativa, come se l’attesa fosse finita.

Lei era arrivata con quel suo passo da parroco di campagna, un parroco vecchio, consumato dal sole dei campi, che era il passo di quando beveva.

Aveva appoggiato una ingombrante, ridicola per certi versi, pelliccia, sullo specchio, che aveva fatto suo, tempo prima, coprendolo completamente con cappotti, mantelli e pellicce.

Si era presa lo spazio, un pezzo alla volta, un giorno alla volta, un cassetto alla volta, facendo sua una casa che, al netto di un disordine disarmante ma affascinante, sembrava aspettasse un’anima così.

Si era tolta le scarpe, dopo la pelliccia, abbandonandole sul pavimento all’ingresso, lasciando che i piedi, piccoli, perfetti, sentissero il gelo delle piastrelle.

Si era girata per guardarmi. Lo faceva sempre, come se si aspettasse di trovare qualcun altro. Si era calmata, si vedeva dallo sguardo.

Io avevo preso questa abitudine, adoro prendere abitudini, soprattutto a primavera, di baciarla lentamente, meticolosamente, su tutto il viso.

Perchè mi piaceva, quel viso perfetto di bambina, perchè mi ricordava la pazienza, darle tutti quei baci, perchè era un modo per farla ambientare.

Il  momento, quando tutto è successo, è stato tra un bacio dispari e uno pari, di una decina alta, prossima al cento, mentre l’indice della mano sinistra correva lungo la schiena, dirigendosi con decisione verso il reggiseno.

La mano destra a tenerle il collo, proprio sotto l’attaccatura dei capelli, quasi a volermi accertare che, sicurezza, lei rimanesse davvero.

Dicevo, in quel momento, un istante di primavera, mi sono reso conto di quanto tutto fosse, semplicemente, questione di punti di vista.

Ho continuato a baciare quel viso, perfetto di bambina, respirando il profumo, lei e la sua idea di cambiarne due o tre, per confondermi, quasi, ma ho sentito il bisogno di dirle semplicemente una cosa.

Appunto questa cosa, che tutto è questione di punti di vista.

Che la vita a volte va a rotoli, seguendo un piano ben preciso e fin troppo inclinato, che spesso si lotta per niente e per niente ci si sacrifica, che tutto sembra prendere direzioni quantomeno sbagliate. Eppure.

Eppure.

E’ questione di punti di vista.

Prendi noi due, ad esempio. E le nostre vite, le nostre aspettative, le nostre grandi emozioni, che riempiono questa casa, impolverata e disordinata, quasi che noi non riusciamo più a entrare.

Prendi noi due ad esempio, punti di vista.

Perchè tutto sembra così sbagliato.

L’indice, aiutato dal medio, la mano sinistra è cooperativa, socialista, e anche molto puttana, slaccia il reggiseno.

Il suo seno, morbido, grande, preciso, cade, di un soffio impercettibile, restando libero. A me, questa cosa funziona come un mantra. Difficile da spiegare. Ma è così.

Mi fermo, smetto di baciarla.

Penso, è questione di punti di vista.

Prendi me ad esempio.

Tu, che torni a casa con passo incerto, alito da pessimo rhum, pellicce discutibili, tu, mi hai salvato.

E sei diventata, la mia vita assomiglia ai cassetti che hai riempito, una cosa molto importante, quasi totale.

Punti di vista.

Insomma.

Sospiro e sottovoce le dico: ti amo.

Che è un pessimo, scontato, banale, riassunto.

Mi guarda e mi risponde: dove?

Dove cosa?

Dove andiamo? mi risponde.

A letto, le dico sorridendo. A letto, perchè è arrivata la primavera. E ho pensato alla fortuna di poter baciare così tanta bellezza. Che mi sembra quasi infinita. E sono rimasto sospeso, con questo pensiero, per qualche istante, fino a quando mi ha detto.

Andiamo.

E le ho risposto: anche io.

E lei ha sorriso, quando non capisce sorride. E’ una bella strategia, nella vita, quella di sorridere davanti all’oscuro.

Andiamo.

 

 

 

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