Il Sacro Fuoco delle Tue Mutande

A volte quando ti guardo, seduta in cucina, mi viene voglia di viaggiare con te, come se ti conoscessi da un sacco di anni, come se fossimo pronti, io e te, a partire facendo zaini leggeri, senza troppe illusioni, senza troppi dubbi. Magari in Asia, magari senza decidere, magari solo pensarci, magari giocare a sognare, magari poi partire davvero.

Succede.

A me succede che ti guardo, e gioco a trovare un punto sul tuo collo dove poter appoggiare lo sguardo, come a fermarlo prima di sentirlo scivolare già, dentro alle tue maglie larghe, sul seno, e poi ancora più giù sulla pancia.

Per questo.

Poi perdo il controllo per questo, quando lo sguardo scivola, io mi avvicino, e ti prendo il collo con la mano, come un cameriere navigato impugna un vassoio, il tuo collo è la mia arma contro la paura, i tuoi occhi, quando ti prendo il collo, sono la risposta alla domanda: tu?

La Verità?

La verità è che poi mi dimentico di dirtelo, e ti spoglio. Non sono bravo a spogliare le donne, sei l’ultima donna che vorrei spogliare, non è un finale, è un presente continuo, vorrei continuare a spogliarti per sempre. La verità è tutta qui, nel mio spogliarti e nel tuo aspettare che le mie mani, impacciate, riescano a slacciare il reggiseno. Tu che aspetti, che sai aspettare un uomo che ti spoglia, è una cosa che mi fa sempre sorridere. Sei una donna forte, anche per come ti fai spogliare.

Capiamoci.

Ti sei fatta spogliare per troppe volte, per troppe ragioni, per troppe prospettive, per troppe illusioni. Io ti spoglio per vivere. Non vivo per spogliarti. Insomma, avrai capito.

Guardo sempre fuori dalla finestra, mentre ti sto spogliando, per sapere prima con quale luce vedrò la tua pancia. Adoro morire tra le tue gambe, guardandoti dal basso. La democrazia del nostro letto è tutta in questo tuo guardarmi, in basso, verso il basso, dall’alto, avendo l’illusione di esser tu che lasci che io faccia. E io adoro avere l’illusione di essere io che faccio, lasciando che tu ti perda.

Una mattina, prima quasi che facesse giorno, abbiamo scopato prima ancora di dirci buongiorno. E’ una cosa che ti fa impazzire, forse perchè è un buon modo di iniziare la giornata, forse perchè è l’ideale per finire la notte. Alla mattina chiudi gli occhi, quando vieni. Non so dirti se sia giusto o sbagliato, so che lo fai. E io ti seguo. Poi mi appoggio sulla tua spalla e respiro.

Mi vendico di notte, ma so che lo capisci.

Ho immaginato, a volte, di non poterti più avere. E mi manca il fiato.

 

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