November (Escort a Milano)

Mi manca il mare, quando Milano spara il cielo grigio piombo, infinito, come se Dio avesse dedicato più tempo del dovuto a spalmare la tinta, con una cura da pasticciere con una sacher.

Quindi mi manca il mare otto mesi l’anno. Certo, Novembre è il momento, insieme a febbraio, in cui sento la lancia della malinconia puntare forte nel costato. Sembra così lontano il mare, a novembre, che quasi ti perdi, dentro una coda in Tangenziale, dentro una riunione, dentro un aperitivo.

Ho imparato a gestire la malinconia, nessuna tecnica speciale. La fotto, illudendola. Preparo tranelli per la mia malinconia, prendo l’olio dei ricordi, lo spargo sul pavimento dell’anima e lascio che ci scivoli sopra. Appena si riprende, appendo pensieri leggeri alle pareti del cuore, tendendo i fili dei discorsi, e aspetto che ci inciampi.

Insomma sopravvivo. Con filosofia, più che con classe.

Ho sempre meno paura di vergognarmi, sempre meno capelli, sempre meno sorrisi da sparare a caso, le tre cose credo vadano di pari passo.

Mi abituo alla musica commerciale, alle smorfie di disgusto, alle donne con gli stivali, al cadere delle foglie, all’odore di chiuso e ai riscaldamenti sparati come se si dovesse crescere piante tropicali, invece siamo solo dentro un supermercato.

Viene buio presto, buio pesto, mi ritrovo a sperare che arrivi l’ora del sonno, prima del dovuto, non riesco a pensare a niente, mi perdo nei parcheggi dei supermercati.

Ho bisogno di far mangiare il cervello, così leggo, studio, scrivo, cerco, penso. Mi agito come se fossi certo di morire domani.

Forse, non vivessimo a Milano, sarebbe diverso. Forse non vivessimo sospesi tra un fallimento e le paure del prossimo, sarebbe diverso.

L’uomo non è definito dai suoi sogni, ma dalle sue paure.

A novembre, stranamente, le paure fanno più rumore,  come sassi in una scatola vuota.

Sono a corto di metafore, tra le altre cose. Per questo poi ci metto molto di più a scrivere, a novembre.

Ho paura, a volte. Per questo mi sento meglio definito, con l’arrivo dell’inverno.

La paura mi definisce meglio di quanto abbiano fatto i miei sogni.

Ragionamenti convulsi, ma pensaci. Sono le tue paure a dirti dove puoi arrivare, non i tuoi sogni. Poi si tratta di fottersi le paure, o forse fottersene. E sorridere ai sogni.

A tal proposito, del fottere le paure, del fottere in generale, sono un paio di settimane che ragiono sulla questione escort.

Saranno i miei capelli sempre più radi, sarà la mia pigrizia, sarà l’insicurezza che prende noi uomini verso una certa età proprio quando a voi donne invece vi prende una insaziabile voglia di rivincita contro le rughe e contro i vostri partner, ma riflettevo sul fatto che sono, a tutti gli effetti, un cliente target delle escort.

Separato, quarantenne, con poco tempo, con poca fiducia, con un fastidioso strato di cinismo proprio intorno alla vita, maledette maniglie dell’amore emotive, sono l’uomo che dovrebbe andare a puttane. Sull’etere e poi in casa, perchè per strada fa freddo, fa squallido, fa noioso e poi alla mia età temi sempre il controllo della Polizia, complice il realismo pessimista, che compromette anche la più promettente delle erezioni.

Sicché dovrei, sempre a rigor di logica, bazzicare siti intasati da turisti arabi, americani e indiani, per trovare l’amabile compagnia di una splendida ucraina, o forse croata, o forse brasiliana, o magari italiana, con lingerie deliziosa, profumo delicato, tacchi decisi, modi affabili, tariffe decisamente irragionevoli, per poi ritrovarmi impigliato in un pompino teatrale e in quattro, dicesi quattro, colpi di cazzo prima che lo squallore si impadronisca della coscienza.

No, andare a puttane non fa per me.

Riformulo.

No, pagare per delle puttane non fa per me.

Ci tengo molto, sia ben chiaro, alle puttane.  Ma non sono pronto a pagare per avere qualcosa che invece posso conquistarmi. E’ tutto lì.

Conquistarmi, per altro, facilmente. Difatti, vivendo a Milano, epicentro di molte rivoluzioni culturali, tra le quali l’approssimativo lassismo sessuale delle ultime generazioni e di qualche milf di ritorno, pagare è proprio da stronzi che si adagiano su un compromesso morale: perdere.

Ecco, se quindi sei venuto qui per cercare Escort a Milano, ovviamente hai perso tempo. E sei anche incazzato. Perchè ti ho fatto perdere tempo.

Comprensibile.

Ti invito a riflettere. Perchè pagare? A Milano, soprattutto?

Non farlo.

Non essere arrabbiato con me. Ti sto facendo quello che Novembre fa a me: quel senso di incazzatura e tradimento delle aspettative che solo i mesi inutili come novembre sanno dare.

Ciao.

 

 

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