Perdendo cose (Racconti Strambi di vento e d’amore)

C’era una donna che aveva comprato degli zoccoli, neri di pelle, con piccoli fori, che lasciavano passare sogni e luce.

Un vecchio, mi sentivo, a guardare questi zoccoli e desiderare che il mondo si fermasse, insieme a quella donna, e i suoi zoccoli.

Vai via, avevo detto, per dire rimani.

Una forte Tramontana, quel vento che scopre le montagne a Milano, disordina le puttane sui viali, fa pentire i preti che appendono coccarde.

Rimani, volevo dire.

Per quanto, sembrava aver chiesto, con quegli occhi tristi che sembra che il mondo le si giri nella pancia, come la bora di Trieste.

Le guardo lo sguardo, stringendo i pugni, che soffre lei e io soffro, che lei ha paura e quasi ho paura anche io, che paura non ne ho mai.

Allora, solo allora, ci siamo accorti che era arrivato l’autunno, con il buio presto la sera, con il vento, la Tramontana, fresco la sera, con il vino rosso che scalza il bianco, con le coperte, da tirare litigando nel sonno, con le paure che portano pensieri e i pensieri che ricordano le paure.

E ci siamo detti, aspettiamo.

Ceniamo, come amanti, come padre e figlia, come amici, come fidanzati, come parenti, come conoscenti, come cazzo ti pare, ma ceniamo, che ho fame.

Era meglio rimanere a letto, dice lei, che pensa sempre quello che dice e dice sempre quello che pensa.

A volte senza pensare.

Era meglio rimanere al mare, rispondo io, che penso sempre a quello che dice lei e dico sempre quello che lei vorrebbe sentirsi dire, perchè assomiglia alla verità.

Sembrano gli schiaffi della Bora, quelli che ci diamo con le parole, sembrano i baci dello Scirocco, quelli che ci diamo guardandoci in silenzio.

Una chitarra scordata, una candela quasi finita, come il curry, due piatti dipinti, ecco, ceniamo, dico io.

Parliamo facendo l’amore, dice lei.

Con gli zoccoli, propongo io.

Gli zoccoli mi servono per essere desiderata, dice lei, per essere posseduta mi basta il tuo sguardo.

E io so che è così.

E io so di essere sazio.

Che cena.

Le sere di Tramontana, quelle sere terse che spettinano le puttane, che asciugano l’aria, che scoprono le montagne, che fanno tirare le coperte, che lasciano speranza nella luna, sono le sere migliori per credere nella vita.

Beviamo ancora vino bianco, illusi dell’estate. Sorride, l’estate, guardando noi due.

Se muoio, muoio felice, dico io. Lo penso davvero. Lei mi guarda e sorride.

Sere di Tramontana. Difficili da raccontare. Di zoccoli, sesso, serenate immaginate, finestre chiuse, luci spente e candele finite. L’autunno sembra una fine, ma è sempre un inizio.

Sei un bicchiere strano.

Più bevo di te, più sete mi viene.

Saranno gli zoccoli.

 

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