Fenomenologia della Scarpa da Donna: quello che gli uomini non dicono

Ho imparato a convivere con quello che hanno definito un disturbo primario dell’attenzione da anni. Cioè, prima che dessero un nome così altisonante a quello che io chiamo: vedo bene le cose, io mi ci ero già abituato. Noto particolari, affondo la mia attenzione come una lama in cose che gli altri non ritengono importanti, e le ricordo. Ricordo un tono di voce, ricordo un profumo, ricordo un concetto, ricordo numeri, a caso madonna, ricordo un orecchino, uno smalto, un vestito. Finisce tutto in un calderone, una specie di pentolone nella mia mente, che non controllo. Mi tornano addosso, i particolari, quando meno me lo aspetto. Ma ci ho fatto l’abitudine.

Lei entra in sala riunioni con un’ora e mezza di ritardo. Un’ora e mezza di noia, riempiendo il vuoto con chiacchiere mortalmente noiose. Io odio la noia. Con la quale, ultimamente convivo spesso.

Una ordinatissima, monacale, coda di cavallo, capello biondo, viso tondo, occhio verde che ricorda il mare, un vestito curato con un dubbio motivo leopardato, E’ così triste, il leopardato. Così Raffaella Carrà quando Canale 5 faceva innovazione e stavano costruendo Milano Due. Ecco, il leopardato mi ricorda il socialismo.

Niente di speciale. Stretta di mano, sorriso, sediamoci.

La scimmia pensa, la scimmia fa. Io non la controllo. Noto tutto. Profumo fruttato, collo ordinato, un brillante alla mano destra, orecchini di perla, mani curate, polsi piccoli, parla piano, accento di fuori. Labbra carine, mento a punta. Caviglie piccole, piedi piccoli, è piccola lei direi, infilati in un paio di scarpe.

Le scarpe.

Parliamo di scarpe da donna? Lo facciamo davvero?

No, aspetta. Cerca di capire prima il mio punto di vista. Noto, con lieve disappunto, un alluce con un unghia poco curata, un piccolo segno sulla caviglia e un tallone secco. Noto una piccola sbeccatura nel tacco a spillo e il colore della vernice sembra quello di un cofano di una Golf rumena, di quelle con lo stereo e i cerchioni grossi.

Il mio punto di vista sulle scarpe da donna è lo stesso di Di Caprio in The Beach, quando arriva, appunto, alla spiaggia. E’ un esplosione di emozioni, per me, una scarpa. Belle o brutte, ma grandi emozioni.

So apprezzare una scarpa da tennis, una ciabatta, una ballerina, una scarpa da mignotta da tangenziale, convivo abbastanza bene anche con gli stivali.

Il problema, come saprai, è che noto tutto.

Ora, osservo le sue scarpe, senza nemmeno togliere lo sguardo quando lei mi guarda. Lasciare appoggiato uno sguardo è una delle cose che adoro fare. Così, per diletto e dominio.

Vernice beige, plateau, tacco a spillo. Colore opinabile, concetto chiaro. Una spassionata voglia di confermare l’indomita passione per il cazzo.

Troppo diretto?

Ok, una forte propensione ad esprimere una femminilità accentuata e maliziosa.

Meglio così?

Parliamo davvero di scarpe da donna?

Ok, espongo quindi breve curriculum personale: fidanzata del liceo con master internazionale in ballerine, fino ad arrivare a quelle di Burberry, che sono l’appassimento dei vasi sanguigni del pene di un uomo, tanto da essere considerate, in alcune nazioni, come una patologia andrologica. Passo alcuni anni dell’università focalizzando molte delle mie attenzioni su altri elementi, come seni elefantiaci o propensione delle mie frequentazioni a brevi, ma intensi, rapporti orali in brutte utilitarie che uno quando ci ripensa maledice la FIAT, quindi ammetto di aver avuto alcune fidanzate con calzamaglia a righe e Doctor Martens. Solo in tarda età ho sviluppato un gusto e un senso logico per questo misterioso accessorio.

Sono in grado di sostenere una conversazione con una donna, capire le differenze tra uno stilista e l’altro, apprezzare un tacco, condividere l’eccitazione per un colore, sfiorare con le dita un velluto nero da cerimonia. Insomma, ho studiato.

La scarpa in effetti è un elemento capace di fare cose strane. Tipo zittire una sala riunioni, concentrare le attenzioni di una festa in discoteca, ridurre in brandelli l’orgoglio di un uomo, fottere i buoni propositi, cancellare pronostici.

Le donne lo sanno, eccome.

Alcune donne, perlomeno.

Ad esempio, l’indossare una scarpa di vernice con plateu, alluce fuori, durante una riunione di lavoro, adducendo una forte propensione al cazzo, o come dite voi una grande autostima sessuale, è abbastanza eccessivo, quantomeno inappropriato, un po’ fuori luogo. A meno che non siate nella sede di PornHub. Sia come dipendenti che come attrici.

Cioè, anche le donne, spesso, dimenticano le potenzialità di un’arma come la scarpa.

Ora, il galateo vorrebbe che l’amore, l’affetto, le attenzioni, superino particolari come una scarpa. E di fondo è così.

Le donne superano ostacoli ben peggiori, davanti all’amore per un uomo. Calzini puzzolenti, peli sulla schiena, narici bovine, odori sospetti.

Insomma, a noi tocca solo saltare l’ostacolo di una brutta ballerina, per correre felici verso il traguardo dell’amore.

Ma, la domanda che molte donne si fanno è: cosa capiscono gli uomini dalle scarpe che indosso, che ho acquistato compulsivamente in quantità eccessiva, dilapidando una carta di credito già traballante?

Ecco. Facile:

Infradito: partiamo dal basso della piramide sociale delle scarpe. L’infradito. Ok, se indossato a dicembre a Norimberga comunica solo che siete inglesi o americane, quindi ubriache, spesso propense a rapporti occasionali interrotti da rutti al sapore di IPA Ale. Se indossato in stagioni più ragionevoli, è un elemento ordinato senza pretese, un labrador dell’estate insomma, fedele compagno di una vita, sempre adatto e molto piacevole. Adorabili le varianti artigianali per le quali sborsate cifre ridicole. Le comprate come ricordo di un’estate, e le indossate quei venti giorni che separano l’estate appena passata che volete ricordare e l’autunno.  L’infradito espone il piede alla sua massima visione. Consigliabile quindi indossarlo solo se avete dei piedi mediamente presentabili. Cioè le dita a salsiccia di maiale sono bruttarelle da vedere. Anche i calli sui talloni. Anche il tatuaggio sopra il culo, ma questo non c’entra.

La Scarpa da Tennis: vero e proprio manifesto dell’indipendenza femminile, la scarpa da tennis si divide in tre grandi famiglie. La sneaker da corsa, che tradisce il fatto che vi siate iscritte in palestra (abbonamento annuale, frequentazione bimestrale, con anche relativa cottarella per personal trainer bonazzo) e che amiate la corsa. Ora, tranquille, sappiamo che non amate la corsa, ma siete succubi del marketing Nike con le tipe strafighe in Leggins viola e maglietta gialla.  Poi ci sono le sneaker di moda. Che hanno un problema con la moda. Nel senso che la moda, per le sneakers dura più o meno il tempo di un paio di Marlboro Rosse fumate di corsa. Quindi i vostri cento ottanta euro per le sneaker basse bianche belle, adorabili, carinissime, sono, tecnicamente, soldi buttati nel cesso. Nel peggiore dei modi. Ma se vi fa stare bene, fatelo. L’uomo percepisce la sneaker da donna con lo stesso pathos con cui osserva le piastrelle di Bisazza. A voi manda in sollucchero, a lui definisce con chiarezza cosa sia davvero l’indifferenza. La terza macro categoria sono le All Star. Le All Star, basse e di colori accettabili, sono un lasciapassare per ogni occasione. Se le Superga Bianche tradiscono un passato conflittuale con le scuole cattoliche, le All Star sono invece l’olio di palma di ogni guardaroba femminile. Sempre presenti, in ogni scarpiera, sono un lasciapassare per le scanzonate camporelle, dai diciotto ai cinquanta. Ecco, ai quaranta, magari. Davvero, fermatevi a un certo punto. Lo chiede la dignità.

La Scarpa Bassa. Qualsiasi scarpa bassa. Chiariamoci. Abbiamo un sistema linfatico troppo semplice per gestire mocassini, britanniche, tematiche, pailettes, punte, punte tonde, tacco Church, zoccoli olandesi, e così via. Accettiamo le scarpe basse perchè, di fondo, ci ricordano Sailor Moon, le collegiali, un certo soft core piacevole, una atmosfera di malizia dolce e docile. Forse perchè ci fanno tornare bambini con voi che volete tornare bambine. Troppi bambini, ne converrete, sono di intralcio tra adulti. Insomma, dosatele. Non arrabbiatevi troppo, non capiamo la differenza tra la collezione di Marisa di quest’anno e quella di Lou Lou dell’anno scorso. Sono scarpe basse, ci ricordano che volete anche andare al cinema, mangiare pizze, sedervi sugli scalini di una chiesa, insomma ci ricordano che il baby doll è una piacevole eccezione in una vita di normalità. In ogni caso, troppe scarpe basse tradiscono un conflittuale rapporto con il padre. Meglio due sedute dall’analista che un guardaroba sbagliato.

Lo Stivale: ora, all’interno della categoria stivali troviamo tante, troppe, sotto categorie. Lo stivale è l’arma di distruzione di massa dell’autunno. Ci ricorda che è arrivata la stagione delle piogge e del casino per spogliarvi. Togliendo i modelli da nigeriana sulla provinciale, spesso messi anche da donne che non si prostituiscono di professione, gli stivali possono comunque anche essere sexy. Personalmente adoro quelli da cavallerizza, di cuoio, marroni. Perchè mi ricordano la Spagna. Capisco che non è un ragionamento logico, infatti non lo dico spesso in giro.  Comunque lo stivale, ricordatelo, è percepito dal maschio, in relazione a quello che indossate sopra. Stivale e gonna? Stivale con jeans dentro? Stivale e basta? Insomma niente di speciale, lo stivale è solo uno dei colori di una tavolozza che può diventare uno splendido quadro o un pessimo dipinto. Fate voi. Occhio solamente al look Testimone di Geova, stivale alto e gonna lunga di panno. Quello è brutto vero, poverette.

La scarpa con il tacco. Il tacco. Ecco. Io faccio parte di quel genere di uomini che definiscono cani quelli sopra i 10kg. Adoro i maltesi, ma sono gatti nel corpo di un cane. Allo stesso modo, sotto un certo livello, un tacco non è un tacco. E’ un avanzo di plastica, anche brutto da vedere, a dirla tutta. Il tacco basso non serve, come i peli superflui, o come il secondo foglio delle bollette, quello quasi bianco. Ti chiedi perchè te lo abbiano spedito, ma non trovi una ragione. Come con il tacco basso. Detto questo, la scarpa con il tacco è un delizioso universo, di pianeti diversi, tutti abitabili dal desiderio maschile. Ci sono alcune scarpe con il tacco che sono dei veri e propri interruttori sessuali, accendono la serotonina e il testosterone. Cioè a voi sembrano eleganti, a noi sembra di avervi già spogliate. L’unico rischio vero è il cadere nella caricatura di un troione della Portuense. Dico sempre, quando siete sedute in negozio, e vi osservate la caviglia curiosando nel vostro immaginario, ecco, in quel momento, chiedetevi: le indosserebbe un travestito? Se la risposta è si, il rischio è alto. Inoltre la scarpa con il tacco porta l’uomo, è incontrollabile davvero, a guardare il culo. Succede. E’ una specie di collegamento subliminale, inevitabile. Quindi se negli ultimi quattro mesi vi siete appassionate di quella deliziosa torta al cioccolato che mangiate con le amiche mentre bevete la tisana al finocchio drenante, e il vostro culo inizia ad avere una sua identità geografica autonoma, sappiate che indossando un tacco indurrete l’uomo a guardarvi il culo. E a trovarci tutte le torte che credevate di aver smaltito. Il tacco, le sue infinite varianti, è una freccia scoccata nel cuore del mondo, apre le porte ai sogni, racconta storie, fa immaginare intere vite passate insieme. E’, detto praticamente, un’arma. Occorrerebbe il porto d’armi, di fatti. Almeno un breve corso, per saperlo indossare. Ad esempio, la camminata da bufalo ferito della Savana è bruttarella da vedere. Il tacco va portato, va saputo guidare. Se proprio non riuscite nell’esperienza di affrontare una camminata di due metri senza sembrare dei grossi mammiferi feriti e spaventati, suggerisco di valutare alternative. Il plateu, che tanto va adesso, ricorda sempre, lo dico senza dubbio, che avete una grande passione per gli atti riproduttivi. Il plateu è il fil rouge tra togliervi un delizioso perizoma e il tempo passato a convincervi di farlo, che, indossando un plateu, dovrebbe essere poco. Il plateu spuntato fa vedere le dita. E’ come se fosse una VIP card per un mondo di immaginazione sessuale. Ecco, senza che ci rimaniate male, ma l’immaginario di riferimento del plateu è Brazzers.com. Niente Cenerentola o principesse Dinsey, è più pornazzo con finta sceneggiatura di segretaria mobbizzata, scrivanie di mogano, testicoli depilati, luci alogene e occhiali sul naso.

Niente, niente al mondo, supera una donna con una camicia da uomo e i piedi nudi che gira per casa, sorridendo. Detto questo le scarpe sono frecce del vostro arco dell’amore.

Io vi adoro, quando vi osservo davanti a una vetrina. Capisco come vi potete sentire. E’ la stessa sensazione che gli uomini provano davanti all’On Demand di Sky che da tutti i super eroi Marvel. Cioè Iron Man 3 per la settima volta, o gli Avengers per la quarta volta?

Però, sappiatelo, è un arma pericolosa, che spesso è come se ve la puntaste addosso.

Ovviamente è un post che deve rimanere nei 30 minuti di lettura, ho quindi eliminato sabot, stivaletto basso, infradito con il tacco e altri abomini partoriti da omosessuali che puntano ad azzerare la felicità eterosessuale.

Ma ricordatevi che le notiamo, le vostre scarpe. Solo che capiamo quello che vogliamo noi.

Use Plateu Sista! Life is too short for Ballerine!

 

 

 

 

 

 

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