Betty O’Reily

Betty, Bethany O’Reily  all’Anagrafe comunale di Warsow Town, registrata con documento 110268 dall’impiegata Mary O’Handson il giorno 18 aprile del 1984, stranamente piovoso e umido per essere aprile, è decisamente stanca.

Frank guida sotto un diluvio incessante, una notte di settembre di quelle che sembrano scritte per annunciare l’autunno. I tergicristalli corrono veloci sul parabrezza, il rumore della pioggia copre il motore e le lacrime di Betty.

Manca poco a casa, dove Betty non aveva nessuna intenzione di andare. Tornare, forse più giusto.  E’ strano quanto Frank la faccia piangere. Non in termini assoluti, ha pianto molto e molto vorrebbe piangere. E’ strano piuttosto quanto facilmente sia capace di farla piangere. E di farla ridere. Come se Frank avesse le chiavi di una di quelle porte che Betty ha tenuto chiuse per anni, coperte dalla sua capacità di scappare.

Betty piange guardando il vetro bagnato, e vorrebbe essere ovunque tranne in questa dannata macchina. Scappare, sparire, scomparire. A volte, la soluzione, potrebbe davvero essere scomparire. Pezzi di stagioni, di stelle, di conversazioni, di baci, di passato, di passato che sembra sepolto e passato che sembra ieri, pezzi di sofferenze, pezzi di paure, pezzi di parole dette e non dette, pezzi di discussioni, pezzi di amore, pezzi di amicizia scambiata per amore, pezzi di desiderio scambiato per chissà cosa.

Ecco cosa vede, ecco cosa sente, Betty. Betty è complice del suo destino, ma a volte vorrebbe essere semplicemente accompagnata.

Non a casa, non adesso. Non voglio più. Di colpo, io non ce la faccio più. Tira su con il naso, Betty, come le bambine, come per farsi sentire dal mondo fuori, che sta ancora piangendo. Pezzi di vita che corrono veloci di fianco a lei. Betty è una donna, a volte vorrebbe tornare bambina, essere accompagnata, sentire il calore di una mano, la forza di un abbraccio, tutto l’amore delle protezione di un padre, di un amico, di qualcuno di forte.

Frank guida guardando la strada, le luci, la pioggia, sente la rabbia montare e il pianto di Betty, i singhiozzi di una bambina. E’ strano come Betty abbia la capacità di prendere tutto di lui, tutto, il bene, il male, la forza, le debolezze, i sogni, i progetti, i pensieri, i dubbi, e di infilarli in quel frullatore di emozioni che è il suo sorriso. Sorride Frank, pensando al sorriso di Betty, sperando che Betty non lo veda sorridere. Sarebbe inopportuno, sorridere, mentre lei affoga in una disperazione che lui capisce benissimo. Betty è la donna più bella che lui abbia mai visto, anche per quel sorriso. Quel modo di offrirsi al mondo, sorridendo. Betty sta scomponendo la sua vita a pezzi, lo sente Frank. Ne sente la forza, il dolore, la stanchezza, i dubbi, feroci, come la pioggia.

Aumenta, la pioggia. Maledetto settembre, verrebbe da dire. Speriamo che arrivi ottobre, pensa Frank, maledetto ottobre, quanto ti desidero.

Si ricorda di quando, forse cinque anni prima, d’estate, andava sul lungomare, verso il tramonto, tutti i giorni, con il longboard, da solo, per mezz’ora. Sperando in settembre, desiderando l’autunno, lui che aspetta l’estate tutto l’anno.

Frank sorride ancora, perchè si rende conto di quanto ami quella donna che piange guardando il finestrino. E’ un amore troppo grande, a volte prende spazio distruggendo ricordi, cose, punti di riferimento, come fosse un grosso toro, messo in un piccolo negozio di ceramica.

Il loro amore è un toro. Ecco cos’è. La loro vita è una corrida, vince il toro, ne sono sicuri tutti e due, ma il torero infila frecce dolorose, e il toro si dimena. Vede rosso, e si dimena.

Le accarezza la coscia, liscia, dolce, ha la pelle dolce Betty.
Frank ha paura. Ecco.
Frank ha un invidiabile lavoro, si occupa del Circo Cittadino, una vera attrazione che gira per tutto lo Stato. Conosce domatori, ballerine, mangiafuoco, il nano con i serpenti, e il vecchio proprietario. Frank ha un invidiabile coraggio, tre anni più di Betty, meno storie da raccontare, ma molte di più vissute, nessuna intenzione di assomigliare a un vecchio Harmony di quelli con le copertine rosa, scena di bacio, titolo in grassetto, pagine consumate da orde di casalinghe stanche.

Betty è una risposta per lui.

Le domande sono tante. Tantissime. Betty è una risposta, a tutte le domande.

Arrivano sotto casa, dove lei non vuole andare, dove lui vuole correre. Lei non sa nemmeno dove andare, a dire il vero, perchè vorrebbe davvero sparire. Lui vuole solo dormire. Da solo. Dormire.

Piove a dirotto.

Lui parcheggia la macchina davanti alla porta di casa. Pensa, di colpo, ai piedi di lei che potrebbero bagnarsi. E sente un dispiacere, una cosa strana, quasi non volesse nulla di male, nulla davvero, per una donna come lei, nemmeno di bagnarsi i piedi per la pioggia di settembre.

La guarda scendere dalla macchina, e vorrebbe dirle: Betty io non ho mai amato nessuna come amo te. Perchè non ho mai avuto una donna così. Così bella, così dura, così semplice, così bisognosa d’aiuto.

Invece dice: arrivo, entra.

Betty è stanca, non voleva tornare a casa. Betty non voleva tornare in nessun posto, perchè non sente nessun posto suo. Un solo posto è suo, davvero. Assomiglia a una casa, ma lo conosce da troppo poco. E’ il cuore di quest’uomo, idiota, che la fa piangere. Assomiglia a una casa. Ecco, vorrebbe solo stare lì. Senza nessuna domanda. Senza nessuna fretta.

Betty avrebbe voluto dire, scendendo dalla macchina, ti amo perchè so che sei la mia salvezza, uomo bastardo.

Invece è scesa dicendo: ok, ti aspetto dentro.

 

Betty, Bethany O’Reily è la prima volta che sente di essere arrivata in un posto, in un uomo, come ospite, di dover stare attenta, di dover capire, di dover amare, di dover amare davvero per restare.

Frank sente questa donna che gli si appoggia sul cuore, quando dorme e quando vuole restare, e capisce che ha paura.

Si chiama pioggia d’autunno. Si chiama paura d’amare.

Sono cose di stagione.

Portano, sempre, in qualche modo alla primavera.

Frank cammina sotto il diluvio, arriva alla porta, Betty è seduta sugli scalini.

Tu rovini sempre tutto, dice, lei.

Hai ragione, dice lui.

La guarda e capisce che l’amore è una cosa incredibile. Imprevedibile. Irragionevole.

Lei guarda lui. Eppure, quando ti guardo, non voglio più scappare, pensa.

Non dicono niente.

Fuori, piove.

 

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