rumuitaviu

Buona notte rumuitaviu! E mi giro nel letto. La vista sul porto, i nuvoloni di un dannato tifone, forme gonfie e apparentemente pacifiche, le luci nei grattacieli ancora accese, i traghetti illuminati che scivolano sul mare, insospettabile silenzio di una città che non dorme mai.

Room with a view è il mio zaino, da tredici anni. Lo ho adottato durante una pulizia di Natale in ufficio, quei momenti in cui tutti buttano tutto ciò che pensano non più necessario.

Non si butta uno zaino, ho pensato guardando sopra il cassone pieno zeppo di carta e oggetti.

Era già rovinato, ha una spallina rotta, è nero, tozzo, improbabile nella forma originale, figurarsi dopo questo tempo. Ha un numero di tasche incalcolabile, una specie di orgasmo cosmico per ogni uomo.

E’ fortunato, Room with a View, insieme abbiamo fatto cose leggendarie. Abbiamo perso aerei, treni, ci siamo persi in quasi tutte le periferie del mondo, abbiamo visitato templi,  deserti, città magnifiche, paesi insignificanti.

Nel suo piccolo resta uno zaino vecchio e oltremodo scomodo, rispetto ai suoi parenti più giovani e cool, ma non ci lasceremo mai.

Funziona da zaino, funziona da cuscino, funziona da amico da salutare di notte, prima di dormire.

Nella tasca davanti ci sono spiccioli, monetine, americane, sudafricane, degli emirati arabi, cinesi, taiwanesi, qualcuna non si capisce nemmeno. C’è un tubetto di dentifricio, sempre lo stesso, da dieci anni, ci sono delle aspirine, una crema per le mani, una agenda, due magliette e un paio di mutande, che restano sempre dentro, quasi fossero parte stessa dello zaino.

Siamo di nuovo soli. E’ un destino in qualche modo deciso da me, accettato da lui. Per carità, è uno zaino, ci manca anche che uno zaino possa dire la sua.

Siamo soli, dall’altra parte del mondo, in un posto, per dire, che ho visto più volte di quante ne sono stato a Firenze, ad esempio, o anche a Biella.

Senza voler paragonare Firenze a Biella, per carità.

Presto, molto presto, dovremo prendere decisioni importanti. Io, più che lo zaino, ma mi piace pensare di averne parlato anche con lui, che in un modo o nell’altro, sarà coinvolto.

Mi rigiro nel letto, maledetto jet lag, e guardo fuori. Devo dormire. Domani sarà una giornata lunga.

Ricordo la prima volta, io ricordo molto bene le mie prime volte, non come uno che impara, ma come uno che semplicemente non dimentica.

Gli uomini noiosi fanno tesoro delle prime volte, adorano ripeterlo.

La prima notte insonne e il primo giorno dopo, traballante di stanchezza, me li ricordo benissimo. Ero a Chicago, quasi Natale, freddo mortale.

Allora mi rimetto a pensare, alle mie prime volte, e a tutte le notti in cui al posto di salutare qualcuno, una donna, un uomo, ma anche un cane, ho salutato Room with a View.

Ti fideresti mai di un uomo che ha dormito più volte con uno zaino che con altre persone?

Io si. Per forza.

Poi crollo di sonno, stanchezza, vino, jet lag, ansia, ricordi, pensieri. Un sonno disturbato.

Mi sveglio con la città in piena vita. Con le finestre spesse, non si sente rumore, come guardare un film muto di migliaia di uomini che come formiche corrono. Alla fine, sono fatto anche di queste cose, sono io, uno zingaro di lusso, un nomade pulito, con un grosso zaino nero sformato.

E’ parte di me, questa vita fatta con lo zaino.

Mi alzo, guardo fuori stirandomi pigramente.

Eccomi.

 

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