Sui baffi della Libertà

Interno notte, camera vuota, immobile l’aria, immobile la casa, buia. Silenzio, silenzio immobile e irreale, quello di agosto in città. In piedi, guardo nel buio il contorno dei libri sul comodino, pugni chiusi, la linea della mensola, il quadro appoggiato, lo specchio, la porta aperta.

Respiro.

Calmo le palpitazioni. Apro le mani, respiro, osservo il petto gonfiarsi e sgonfiarsi.

Fuori una sirena, veloce, poi ancora il silenzio.

Questa stanza è un confine, una frontiera.

Mi sdraio sul letto, lenzuola verdi pisello, il profumo di pulito, ancora i libri sul comodino, una foto di mio figlio.

Gli occhi sbarrati, guardo l’armadio, ne seguo il contorno, nel buio, ascolto il mio respirare, farsi calmo.

Sottovoce, un filo di voce, quasi a non disturbare la città, i miei libri, le foto, l’armadio, sottovoce, dico

Grazie.

Mi addormento pensando a tutto quello che ho fatto, per arrivare qui, sdraiato, solo, in silenzio, in questa casa, in questa stanza, in questo corpo.

Mi addormento, di un sonno sottile, lieve, mi sveglio infatti all’alba, appena c’è luce, appena si vede il giorno dalla finestra. L’armadio, i libri, lo specchio, niente si è mosso.

Mi alzo.

In cucina, seduti intorno al tavolo, ci sono tre uomini. Non ne conosco nemmeno uno. Eleganti, in giacca e cravatta, uno ha i capelli lucidi di gel tirati indietro, uno ha dei simpatici baffi. Non mi guardano quando entro.

  • si direbbe che il sonno è cosa buona, in periodi come questo, vero?

Parla uno dei tre. Quello con i baffi simpatici.

Non so cosa rispondere.

  • si direbbe anche che erano anni che noi si aspettava una risposta, non è vero?
  • Eppure, così, scivolando via dall’estate, lei è ancora dell’opinione di non risponderci, corretto?
  • dorme spesso con queste ridicole mutande?

Una domanda a testa, senza mai spostare la testa e guardarmi.

Non so cosa fare, nemmeno se muovermi. Resto fermo, sulla porta della cucina.

  • non si preoccupi di fare qualcosa. Conosciamo la sua routine mattutina. Piuttosto, fa ancora quel caffè delizioso con la moka semi arrugginita? Ne vorrei una tazzina. E se avanzano delle uova, anche. Ho fame.

Adesso mi guarda, sorridendo.

  • Non posso fare il caffè, ho lasciato la moka al mare. Mi spiace. Sono giorni di passaggio questi. Resterò per poco.
  • Lei non vorrebbe restare nemmeno un secondo, vero? Le chiederò di più, passaggio da cosa? Non mi dica che lei ancora crede nella magia di fare una valigia, per rimuovere ricordi. Quante valigie ha fatto nella sua vita? Quante volte è tornato?
  • Chi siete?
  • Uh, poco importa. Davvero. Se non c’è il caffè, prendo dell’acqua, e le uova, quelle le adoro. Le fa con la margarina, vero? Sembra poco, ma è fondamentale, la margarina. In verità, il suo periodo migliore è stato quello dell’avocado, cereali e yogurth. Ah, che splendido modo di iniziare la giornata. Ma anche le uova, a dirla tutta, vanno bene.
  • Chi siete?
  • Le sembra di essere nella posizione di poter fare domande? Piuttosto, si sieda. Sa bene che la sedia a destra è rotta, ormai cosa sono, due anni? Prenda l’altra sedia. Questa casa è disegnata male, sembra di stare stretti sempre. Ma ci si adegua, non è vero?
  • Questa è casa mia, e io….
  • No, no, no. Per cortesia. La rabbia la tenga per altre cose. Non è gradita, al nostro tavolo. Siamo gentiluomini. Mi permetta di chiederle solo una cosa. Una domanda sola, poi andremo. Abbiamo parecchio da fare, nonostante sia ancora agosto.

Si alzano in due, e se ne vanno. Resta l’uomo con i baffi. Adesso mi sorride, guardandomi.

  • chi erano? Cosa volete?
  • Abbiamo convenuto che la rabbia non serve, giusto? Per correttezza ho fatto alzare anche il rimpianto. Vede, sono anni che discutiamo insieme questa cosa, che le volevo chiedere. Anni. Diciamo dal secolo scorso, si può dire davvero, visto che era davvero il secolo scorso. E’ buffo pensarlo, non è vero? Vivere a cavallo di due secoli permette di dire frasi del genere. Buffo, si lo trovo buffo.
  • Chi è lei?
  • Le uova? Davvero non mangiamo nulla? Lasci che le dica, si è fidato di cose ben peggiori, negli ultimi anni, si fidi di me. Sono venuto a fare una domanda. Una solamente.

Prendo due uova dal frigo. Ho comprato solo due uova e del pollo. Mi viene da dirlo, quasi a giustificarmi.

  • oh non si senta in dovere di giustificarsi, la prego. E’ un frigorifero deprimente il suo, ma non è così tanto deprimente. Ne abbiamo visti di ben peggiori. E’ solo questione d’esercizio. Riempire il frigorifero richiede disciplina.

Metto le uova a cuocere, dando le spalle all’uomo.

  • mentre facciamo le uova, mi permetto di fare la domanda. Devo partire da una premessa, sono bravo nelle premesse, anzi spesso mi piacciono più le premesse che i fatti stessi. Se fosse per me, vivrei di premesse, mi danno sicurezza. Non che io ne abbia bisogno, di sicurezza, intendo. Però le premesse sono poesia pura. Mi chiedevo, ci chiedevamo, se mai si fosse arrivati a questo incontro. Non che fosse necessario incontrarsi, ma visto il momento delicato, ho ritenuto opportuno ci si vedesse di persona.

L’uomo fa una pausa, sembra lunghissima. Le uova sono pronte, le metto in due piatti, un pezzo di pane e della purea di mela. Mi siedo davanti a lui. Mi guarda sorridendo.

  • davvero, vogliamo andare avanti ancora a lungo con la purea di mela?

Non aspetta la risposta, si sposta la cravatta e inizia proprio dalla purea di mela.

  • dicevo. La premessa è importante. Da quanto stiamo andando avanti? Io ricordo bene l’anno, e anche il mese. Stiamo parlando di anni fa. Parecchi. Troppi? Non è mai facile dirlo. Troppi o pochi non spetta a noi. Comunque, dicevamo. Uhm, deliziose le uova, come sospettavo. Dicevamo. Sono anni che andiamo avanti a intavolare questa discussione. La risposta, come tutte le risposte, era decisamente più semplice del previsto. Decisamente. E’ facile immaginare che lei non se ne sia accorto, noi, direi, non ce ne siamo accorti. Di quanto fosse facile. Ah, a proposito, ottima l’idea di ringraziare sempre. Davvero, lo dico davvero. E’ un’ottima cosa. Dicevamo: ci siamo dannati con questa domanda. Che poi, a guardarli da fuori, quelli che si dannano con le domande, sono sempre molto ridicoli. Si affannano. Ma, diciamolo, se serve, va fatto. Non è vero?

Lo dice indicandomi con la forchetta. Sembra davvero venga da un altro secolo.

  • Io, piuttosto, proverei la curcuma sulle uova. La mela, davvero, ha un non so che di ospedaliero, di depresso, di vecchio. Lo dico per il nostro bene. Cosa sono le colazioni, se non un momento per coccolarsi? Per noi, che la sera ci affondano i pensieri, restano le colazioni e poco altro. Dicevamo. Questa dannata domanda. La rifaccio io, ma è prosaica.

Mi guarda. Ha due occhi penetranti, profondi. Fuori il silenzio del mattino sta lasciando posto al traffico, ai suoi rumori.

  • Che cos’è l’amore?

Mi fermo, lo guardo.

  • no, davvero, so benissimo che la domanda vera era ed è un’altra. Ma questo carnevale che ha messo in piedi è stato davvero piacevole. Che cos’è l’amore. La domanda vera è: perchè ho paura ad amare. Ma secondo me, opinione mia si intende, va bene anche la domanda generica. Anni, capisce? Anni che ci stiamo facendo questa domanda. Abbiamo preso il sesso, ricorda. Il sesso perfetto. Dio, poi volendo ben guardare, era sesso. Il sesso perfetto ha altre condizioni. Comunque. Il sesso perfetto, e lo abbiamo scambiato per amore. Abbiamo preso l’amicizia, la stima, il rispetto. E abbiamo fatto lo stesso. Insomma, procediamo per esclusione, si direbbe da fuori. Eppure, io mi sono sempre fidato di lei. Sono obbligato, da un certo punto di vista, a farlo. Ma mi sono sempre fidato.
  • Chi è lei?
  • Suvvia, davvero, basta. Sto parlando io. Uova deliziose. Credo di averlo già detto. Sarebbe perfetto il caffè della moka, ma capisco la dimenticanza,  e ci metterei una sigaretta, se non le dispiace.
  • bene, lo prendo per un sì. Ecco, dicevamo: abbiamo fatto confusione. E’ naturale. Abbiamo letto libri, forse troppi. Abbiamo ascoltato persone, abbiamo fatto un sacco di fatica  e un sacco di cose. Le torna? Ci siamo, tecnicamente agitati. Per una domanda.
  • Domanda, a dire il vero, fondamentale. Soprattutto per gente come noi. Le dico una cosa, non dovrei, ma sono rimasto impressionato dalla sua pazienza, dalla sua capacità di sopravvivere alla vita e dalla sua tenacia. Ecco, moltissimi uomini muoiono senza la risposta. Moltissimi, la maggior parte, direi. Il numero cresce, con il crescere di queste nuove generazioni, ma era preoccupante anche prima. Non che ci debba consolare.

Si alza e guarda fuori dalla finestra della cucina. C’è un bel sole, il sole di fine agosto.

  • E’ un bel sole davvero. Nemmeno troppo caldo. Bisognerebbe essere al mare, di questi tempi. E’ il momento migliore. Lei ha capito poi perchè è dovuto scappare dal mare? Lasci che le risponda io, non si agiti. Tutti scappano davanti alle risposte. Il problema, lo dico per esperienza, è che le risposte sono attaccate a un filo, immagini un filo, tipo quello del telefono, ci sono ancora i fili dei telefoni? Beh, immagini un filo. attaccato. Lei va da una parte, e poco dopo arriva la risposta. Una volta trovata, la segue. Una bella fortuna. Detto questo. Finalmente abbiamo una risposta. In fondo, mi permetto di dirlo, era anche ora. Pazzesco il traffico qui fuori, per essere agosto. Sono d’accordo con lei, abbiamo bisogno di una nuova sistemazione, questa casa non è il massimo. Abbiamo tempo. Cosa stavo dicendo?
  • della risposta, credo.
  • ah ovvio. La risposta. Insomma, abbiamo una risposta. Abbiamo una risposta definitiva. Parrebbe. Bene. Ero sicuro che questa vacanza sarebbe stata il momento ideale. Le spiegherei anche il perchè, giusto per non fraintendere.
  • Io vorrei tanto…
  • Bene. Grazie. Il mare non aiuta. Questa è una piccola scemenza che ci siamo inventati noi. Le risposte arrivano anche in montagna o in collina. Ho dubbi sul lago, ma esiste qualcosa di più deprimente del lago? Comunque. Il fatto è che eravamo lì. Eravamo presenti a noi stessi. Eravamo lì. Nelle mattine, nei pomeriggi, nelle serate. Per questo le cose si sono allineate. Abbiamo amato. Prima di chiederci cosa fosse l’amore. Capisce?
  • Sinceramente…
  • Oh, mi lasci finire, la prego. Abbiamo amato un figlio. L’amore più puro. Abbiamo amato un padre, fino quasi a consumarci, difatti consiglio di metter su qualche chilo, se prevediamo ancora di fare sport. Così magri è parecchio pericoloso. Abbiamo amato amici e amiche. L’amore amicale, lei lo sa bene, è la forma più pura e disinteressata d’amore. Abbiamo amato il mare, il momento, il bacio di una donna, un terrazzo, una notte in silenzio. Per amore abbiamo vissuto. Se ne è reso poi conto? E’ stato questo il momento della svolta. Vivere per amore. Non amare per vivere. Sopravvivere, poi, perchè chi si nasconde dietro all’amore sopravvive, vivacchia, resta a galleggiare in una normalità controllata fastidiosa tanto quanto le piccole perdite nei rubinetti di notte. Sono terribili non è vero?
  • Beh si…
  • Bene. Abbiamo amato. Abbiamo amato. Senza chiederlo. Senza predicarlo. Senza quegli odiosi pensieri. La paura di amare, mi lasci confessare, la abbiamo tutti. Ci mancherebbe. Da sei anni, forse dal doppio, lei non azzecca una cosa. Scusi se sono diretto, ma è la verità. C’è dell’acqua per cortesia?
  • la prendo
  • Bravissimo. Dicevo, abbiamo amato. Gratuitamente. Senza chiedere indietro niente. Senza voler fare programmi o proclami. Puramente. Non succedeva da una vita, è il caso di dirlo. Grazie dell’acqua.
  • Ma lei chi è?
  • Adesso possiamo dirlo. E’ una domanda a cui posso rispondere. Io sono la libertà.

Resto in piedi a guardare quest’uomo, con i baffi simpatici, una cravatta anni trenta, bretelle e un sorriso quasi ebete.

  • si aspettava una bellissima donna, non è vero? Eh, tutti lo fanno. Complice il fatto che libertà, in effetti, è un sostantivo femminile che poco va d’accordo con i miei baffi. Comunque, io sono la sua libertà. Viviamo insieme da quando è nato. Non si confonda, so cosa sta pensando. Non sono la solitudine, non andiamo nemmeno tanto d’accordo a dire il vero. Io sono la libertà. La sua libertà.
  • E su, non stia con la bocca spalancata, sembra davvero un pesce lesso. E’ che per anni, da come ricordo io da una vita, ha messo al tavolo a discutere la rabbia e il rimpianto. Io non discuto volentieri con persone del genere. Odio addirittura i capelli della rabbia, pettinatura opinabile, davvero ridicola. Comunque, mi era impossibile parlare, con la rabbia e il rimpianto seduti allo stesso tavolo. E’ stato un momento preciso, su una panchina, in quel parcheggio, lei se lo ricorda benissimo, in cui ha discusso fortemente con la sua rabbia e ha abbandonato il rimpianto. Allora mi sono illuminato di speranza. Son gesti unici. Lo ricordo quasi fosse capodanno!
  • Io non credevo di aver…
  • Mi lasci finire, che devo andare. Ci siamo io e lei. Perchè lei ha deciso di smettere di fare domande, e ha praticato la cosa più semplice e determinante del mondo. Ha amato. Era molto impegnato a capire cosa sentivano gli altri, cosa avrebbero detto gli altri, cosa avrebbero provato gli altri. Una fissazione, quasi. Ma l’amore è una sfida con se stessi. Le faccio i miei complimenti, non ne potevo più di star seduto al tavolo con quei due sbruffoni. E quando ha messo anche la nostalgia, è stato un periodo tragico. E si mangiava anche male. Ora, mi permetta ma devo scappare che ho da fare altre cose. Tanto staremo insieme parecchio. Le faccio i miei complimenti. Commuovente davvero. Estate da ricordare, forse la migliore. Ottima idea quella di quella casa, di suo figlio, di suo padre, bellissima quella donna mora, deliziosi i suoi amici, simpatica anche la cameriera del bar, esilarante il vecchietto del molo. Insomma tutto perfetto, grande vacanza. E finalmente, finalmente, una risposta. Bravo. Son traguardi. Se non le dispiace vado, tanto ci rivediamo questa sera, dormo qui se non le dispiace troppo. Che ne dice?
  • Io, per me, cioè…
  • Imbambolato. Se è per quella storia che la libertà è una donna, davvero mi spiace. E’ l’immaginario greco romano, con quel seno gonfio e la tunica. Robaccia da romanzo rosa. Grazie ancora dell’ospitalità, lasci apro io.
  • deve dire qualcosa?
  • beh si.
  • dica, ci mancherebbe, sono logorroico. D’altronde, sono suo.
  • Ha un pezzo d’uovo su un baffo
  • Uh, gentilissimo! E’ il rischio dei baffi, lo sa bene anche lei! A più tardi.

Resto in piedi davanti alla porta. Guardo l’orologio. Non è passato nemmeno un minuto. Come non fosse successo nulla.

Guardo in cucina, è tutto in ordine.

Come non fosse passato nessuno.

Mi accendo una sigaretta e cerco le due uova in frigo. Non ci sono. Guardo nel lavandino. I due piatti e la padella della uova.

Grazie, allora, penso.

E sorrido

 

Un pensiero su “Sui baffi della Libertà

  1. MERAVIGLIOSO!
    Sì. Ti leggo ancora.
    Per il solo piacere di farlo.

    M E R A V I G L I O S O

    Non riesco ad esprimerlo in modo migliore, non trovo le parole adatte.

    Forse non esistono.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...