Le api

Sudo abbondanti goccioloni che corrono sulla fronte e si tuffano dal naso, quasi fosse un trampolino. Il sentiero sale vertiginosamente, tengo il passo quasi fosse una sfida, anche se sento le gambe dure. Rimpiango le sigarette che fumo per rimpiangere di averle fumate, ascolto deprecabile musica balcanica che non c'entra un cazzo. Sono partito presto, per come la vedo io, non voglio tornare fino a quando questa cosa qui non si è messa a posto.
Ho bisogno di silenzio.
So dove andare.
Conosco un posto, che gelosamente ho nascosto a tutti, sto sudando da un'ora per arrivarci.
Mattino fresco di fine agosto, si vede il mare dal sentiero, si respira un fresco piacevole e tolta la sensazione di morte che la mia gamba sinistra urla, in coro con la gamba destra e i polmoni, si direbbe tutto molto bello.
Non incontro nessuno, che è una cosa stupenda.
Ricordo di dover uscire dal sentiero, prendere una stradina sterrata, seguite i cipressi che non si capisce come siano arrivati fino a qui, e poi scendere ripido verso il mare.
Ricordavo anche di un cespuglio di more, dell'agave, di un pino.
Ritrovo tutto.
Sono arrivato. È il punto più esposto al mare, in giorni tersi si vede tutto il Levante, tutto il Ponente, si riesce a disegnare la Francia con un dito.
Ricordo di aver pensato intensamente a questo posto. Perché sembra perfetto per scopare, nudi, sudati, risorgendo come il sole.
Ma col cazzo che ci porto qualcuno qui. È l'ultimo baluardo della mia indipendenza emotiva. Preferisco arrivarci solo, restarci da solo, pensarci sopra osservando l'agave, chiedermi come cazzo ci siano arrivati dei cipressi, guardare le increspature del mare aperto fino a quando non sono stanco. Le vostre vagine non avranno mai il mio spleen estivo, cazzo potete davvero scommetterci.
Invidio gli insetti, quando sono qui. Vanno, spericolati, ma sanno sempre dove tornare. Dio, dici poco. Non conosco così nel dettaglio la straordinaria storia dei calabroni, ad esempio, però so per certo che vanno spediti e tornano ancora più spediti.
Si può invidiare i calabroni?
E le api, che hanno anche quella cosa nobile del miele, quelle mi fanno proprio invidia fin da bambino. Lo spassionato senso cooperativo, l'eleganza del favo, la nobiltà del sacrificio, il miele cazzo.
Mi siedo a guardare il mare. Ho questo difetto, che mi sembra di rimettermi a posto guardando il mare. Alla fine, quasi funziona.
Sono venuto a fare i conti con due o tre cose, maledetto cuore.
Sono venuto fin qui a processare il mio cuore, quasi fosse l'unico colpevole, in un processo immaginario dove l'accusa chiede conto di tutte le notti insonni, l'ultima ieri, sottolinea.
Mi siedo.
E ringrazio.
Per la perfezione delle mie notti, per il lento andare dei miei giorni.
Esistono estati perfette, questa è una di quelle. Il vantaggio di avere peli bianchi sulla barba, è nel sapere di questa perfezione mentre la vivi.
Mandare deliberatamente a puttane tutti i progetti, ritrovandosi seduto su un sasso, davanti al mare. Questa è la perfezione?
Ho un romanzo che aspetta di essere finito, ho presentazioni e telefonate da fare, ho libri da finire, ho… aspetta. Rispondi.
Si.
Fine del processo.
Guardo un'ape appoggiarsi su un fiore. Non ho idea del nome del fiore. Invidio gli uomini che conoscono i nomi dei fiori. Come quelli che conoscono le stelle. Limonavano prima, in spiaggia. Io restavo a cercare una stella cadente, giocando con la sabbia.
Prendo un sasso. Ci gioco con la mano. Sarebbe un posto perfetto per fare l'amore, questo.
Aspetta.
Ma io sto facendo l'amore.
Davanti a un ape guardona.
Ho fatto pace con il mio cuore, è servito giugno, è passato luglio, è successo ad agosto.
Appena si fa pace si fa quell'amore riparatore tanto tenero.
Mi alzo. Lancio il sasso. Mi tolgo la maglietta. Respiro.
Ringrazio.
Guardo verso Ponente.
Faccio bene a litigare con il mio cuore. Alla fine siamo io e lui. Una bella coppia.
Tornando ripenso alla storia delle api.
Ma come cazzo si fa a invidiare le api?
Io ho un destino.
E non sono un'ape.
Per questo non conosco il nome dei fiori. Ma conosco tutte le sfumature dell'incoscienza, conosco il peso del tempo, conosco le sfumature di un bacio, so leggere uno sguardo, cose così.
Non so che insetto sia.
L'insetto che mi assomiglia.

L'amore riparatore, fatto con il proprio cuore, merita davvero.

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