Niente di speciale

Ho fatto una lista, giocando per ingannare il tempo seduto su una canoa gialla in mezzo al mare. Ora, è una lista delle cose che sogno e che devo fare urgentemente, e delle cose di cui ho paura davvero. La buona notizia è che sono tornato, insieme alla mia canoa gialla, nonostante il mare grosso, nonostante la lista. E che ho una lista di cose che sogno.
Come faccio a iniziare, se non parlandovi di Monsieur Claude De Billenu. Claude è un nobile signore del secolo scorso, di cui ho sentito la storia mentre ero in un castello in Provenza, qualche estate fa. Ha passato la sua vita a disegnare ancore, ancore quelle per ancorare le barche. Era fissato con il trovare l'ancora perfetta. Niente di speciale. È morto poi nella sua terra, tra il mare e le colline. E hanno trovato una lista. Si chiamava: le cose che voglio fare per morire felice. Ora, a livello nautico non è poi riuscito a inventare nulla di considerevole, lasciando ai posteri solo moltissimi fogli e disegni e qualche calco in bronzo di improbabili ancore. Ma la lista era tutta spuntata. Punto per punto. Uno si segna delle cose da fare per morire felice e prima di morire le spunta tutte.
Niente di speciale, solo la perfezione.
Io di ancore non me ne intendo, son bravo a ormeggiare, che siano grandi o piccole imbarcazioni, sugli scogli. E sono bravo a far liste. Mi piace, mi danno sicurezza. Forse chiarezza. Ognuno ha i suoi modi di far ordine nella vita. Io lo faccio lista dopo lista. Non è detto che poi le mie liste io le prende troppo sul serio. Però mi danno ordine. Mi fanno pentire meno di tutto il vino bevuto scrivendo. Mi fanno stare più a posto, più vicino alla pancia del mondo, che è dove succedono le cose.
Mi innamoro delle liste, faccio liste quando sono innamorato, le liste, insomma hanno a che fare con me e l'amore.
Ho trovato superfluo remare controvento, contro le onde, per rimanere fermo. Ho deciso di rimanere fermo, facendo una lista.
Una lista di cose che devo fare urgentemente.
Ad esempio metter le mani sul mio scrivere di notte. Che forse è più comodo scrivere di giorno. E poi sull'amore, che in fondo forse ne voglio un po' anche io. Sulla paura di crescere, che crescere ormai siamo anche cresciuti, anzi qui si sta scollinando. E poi sul fatto che odio dormire con qualcuno, forse mi ci dovrò abituare. Sul prendere due gatti, pur odiando i gatti. Sulle distanze che mi separano dai posti dove sto bene e dalle persone che amo, che forse andrebbero accorciate.
Poi sono finito, una volta tornato con la mia canoa gialla, in una chiesa, assorbito dal caldo umido e dal pavimento. Ho paura di annegare nella mia fede io, mica nel mare. È agitata e insidiosa, la mia fede. Come il mare.
E appena dopo, sono finito a bere vino bianco.
Con il tramonto.
Dio, a volte la mia felicità è così scontata che mi fa paura.
Eppure è tutto qui.
L'amore mi fa dimagrire, e mi fa perdere vitamine e sudore. L'odio non mi appartiene.
Io, esattamente, vorrei solo bruciare ancora, nel pieno di una notte, in mezzo a una notte qualsiasi, come si bruciava quando volevamo cambiare il mondo. Forse poi, devo ammetterlo, di cambiare il mondo, tolta la quarta liceo, non me ne è mai sbattuto un cazzo. Però bruciavo. Bruciavo davvero.
Possiamo essere molto di meglio, mi son detto scendendo dalla canoa.
Possiamo essere molto di più, mi son detto dentro alla chiesa.
Possiamo davvero farlo, mi son detto bevendo vino nel tramonto.
Vedi, c'è gente che mette nella lista dei sogni l'Australia, oppure una macchina, o dei bambini e dei Labrador.
Io no. Che poi lo sanno tutti che i Labrador invecchiando ingrassano. Brutti.
Io no.
Io, ho fatto la lista più breve della storia, in mezzo al mare.
Io voglio essere di più.
Voglio tornare a bruciare.
Consumarmi.
Come una candela.
Le candele si accendono per buone ragioni.
Bruciare. Come una candela. Sogno questo. Consumarmi di vita, di amore, di situazioni ragionevoli o improbabili, di scriverne di notte. Voglio fidarmi dei disperati che hanno vissuto, non di chi si dispera di non aver vissuto e dispensa consigli.
Voglio essere libero e sprovveduto, vivo e vissuto, ma non incompiuto.
Il tempo, remando contro le onde lo ho capito, vince sempre. Un po' come il mare, contro il mio cazzo di remo. È una sfida impari. Ho anche scritto qualcosa, qualche tempo fa, su questa cosa. Ma mi ero dimenticato una cosa importante.
Che quando scrivo mi dimentico sempre le cose importanti.
Una cosa importante. Bruciare. Voglio solo bruciare, ed è impossibile che io cambi.
Bruciare come chi non ha paura di farlo. Credo, dovrei studiarlo, che le candele non abbiano paura. Credo che gli uomini e le donne, andando avanti, perdano la loro partita con il tempo, avendo sempre più paura di bruciare, e meno voglia di farlo. Forse, è così che si perde la partita contro il tempo.
E niente. Di tutta questa lista, mi è rimasto che voglio bruciare.
E che l'unica cosa di cui ho paura davvero è di non riuscire a farlo.
La lista più breve della mia vita.
Non ho voglia di storie irrisolte, di problematici passati che fanno a pugni con insostenibili futuri, non ho voglia di moderazione, perché non sono mai stato moderato, non ho voglia di bere sopra le mie paure, ma voglio brindare alle mie sicurezze, non ho voglia di ragionevolezza, ma di lucida follia, di stanchezza, quasi esasperazione, di scarpe sporche di prati attraversati senza una ragione, di vestiti bagnati da tuffi improvvisi, di soci, non amici, di soci, complici di una rapina, la rapina migliore, quella contro il tempo.
Ho voglia di uomini e donne al mio fianco che sappiano di questa lucida follia, che anzi mi diano fuoco, con amicizia e amore, che mi guardino bruciare.
Quando poi mi spegnerò, succederà, vorrei che fossero loro a brindare ricordando quanto io abbia bruciato.
Una lista così.

Niente di speciale.

La spunterò, questa lista. È un punto solo. Una lista che sembra una promessa.

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