Senti

Senti, te lo dico per correttezza. Ho difficoltà a vivere i sogni, quelli che ci metti una vita a realizzarli, quelli che li costruisci un passo alla volta, che poi quando si avverano ti brillano gli occhi. Ho vissuto incubi fatti di città, ricordi, odori, dolori, ho visto morire uomini e donne, ho visto morire l’amore, forse gli ho sparato io, ma sai, nella concitazione non saprei dirti adesso, sono comunque coinvolto, magari non colpevole, ma coinvolto.

I sogni non funzionano mai troppo bene, è la carburazione.

Io so far funzionare bene le catastrofi, quelle che durano una vita. Sono sogni anche quelli, dicono gli uomini con le cicatrici, agli uomini con i lividi. Valgono la mia pelle, dicono gli uomini con le cicatrici, le catastrofi stupende e dolorose.

Senti, non so cosa tu abbia immaginato, guardandomi chiudere gli occhi mentre mi baci.

Io avevo l’idea di poterlo fare per sempre.

E so cosa significa, questa cosa del per sempre.

Il mio sempre è fatto dei miei giorni. Barcollano, le mie mattine, e le serate vanno a fondo nel mare della vita.

Ho deluso un’intera generazione di donne, è un mio piccolo primato. Mi interessa poco di continuare a farlo, avevo anzi l’idea opposta.

L’idea di continuare, andare avanti, sperare, credere, vivere.

Nonostante tutto.

Senti, io sono anche uno che ha moltissima pazienza. E’ una cosa di famiglia. Viene dal padre di mio padre. Durante la guerra si nascondeva in una cassapanca di noce, fumando sigarette senza filtro, per evitare i rastrellamenti. Ecco, di famiglia, noi ci nascondiamo male davanti alla vita. Però ci siamo, noi e le nostre sigarette senza filtro, quando meno te lo aspetti. Ci siamo. Esserci è il nostro grande pregio.

Più è pericolosa la vita, più è certo il naufragio, più troverai uno di noi, più troverai me.

Pronto, fermo, con la mia sigaretta, ad aspettarti.

Quello intendevo io.

Forse mi sono spiegato male.

Non vendo più sogni. Non riuscivo ad accenderli, la gente poi non ci credeva, e me li rendeva, pieni di rabbia e parole che si dicono in queste occasioni.

Mi sono stufato.  Uno si stufa, quando non riesce a fare le cose. Comprensibile.

E adesso, senti, io avevo questa idea, di scegliere te, tu come sei fatta, con la tua realtà, tesa come la tua pancia, le tue mani, che cercano sempre di fare qualcosa. E lo stavo facendo al mio meglio.

Senti, del resto mi interessa poco. Le cose divertenti, come l’estate con il profumo di gelsomino mentre attraverso la periferia di notte, come l’odore di casa, come il freddo del mattino, insomma le cose divertenti mi piacerebbe tenerle per noi.

Deluderemo un sacco di persone. Sono pronto, perchè lo ho già fatto.

Avremo più da fare che da dire.

Meglio di così non si potrebbe sperare.

Sarà una catastrofe.

Meravigliosa.

Si vive per questo

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