Persiane chiuse

Mi sorprende la sera, la luce della sera, che quasi il sole si vergogna a calare, il cielo azzurro, terso, il rosa tra i palazzi. Mi sorprende, in fondo, trovarmi sorpreso.

Adoro la nostalgia, il dolore di esser lontani, il desiderio del ritorno. E’ un sentimento che mi appartiene, quasi che abbia guidato i miei viaggi, a volte, quasi che mi abbia portato ad allontanarmi per tornare.

E adoro lo stupore, merce rara, rarissima, colpa di un cervello troppo lucido, di un occhio troppo cinico, di un cuore troppo abituato.

L’estate mi stupisce, per questo adoro l’estate.

Mi piace, di quel mio camminare da scimmione distratto, il fermarmi, in mezzo alla strada, schivando i colori inutili e i rumori superflui, per guardare tra i tetti, il cielo, per annusare, tra le siepi, il gelsomino, per sentire, sulla pelle, il caldo piacevole della sera, dopo tante, troppe, sere fredde, di quell’umido gelido che la mia città mi lascia sulle braccia e sulla faccia.

Sono momenti rarissimi, il mio stupore è un rosario con i grani contati, li ricordo tutti, ne provo nostalgia, ma so di aver davanti ancora grani da contare. Trattengo il respiro, qualsiasi cosa mi stia succedendo, ho imparato a fermarmi, guardare in cielo, ringraziare, per questi rarissimi regali, per questi delicatissimi petali di un fiore che sboccia perchè io possa continuare ad innaffiare il mio vaso, con vino e storie che racconto sempre meno volentieri.

Così, in mezzo alla strada, passata l’ora di cena, quando nessuno è in giro, un po’ perchè è domenica, un po’ perchè è sera, un po’ perchè non c’è nessuna buona ragione per stare in giro, poveri loro, io mi fermo, sorrido, alzo gli occhi al cielo e ringrazio.

Una volta mi è successo in volo, a metà di un interminabile volo, credo sopra qualche paese dimenticato della Russia, quella che sulle cartine è sospesa tra Mosca e il Tibet, per noi che non ne sappiamo nulla di Oriente, di Russia, di Guerre, di freddo, di steppe, di lotta. Mi sono trovato a sorridere, per due ragioni. Ho ricordato lo stupore di qualche ora prima, in una città talmente lontana da casa mia, da poter sembrare tranquillamente una mia nuova casa, e l’incapacità di alzare gli occhi per ringraziare, essendo già in alto in cielo.

Una volta mi è successo guardando delle persiane, chiuse. Verdastre, forse azzurre, una volta. Sul muro sporco, rovinato. Chiuse per il caldo, con i rumori di cucina a bucare il silenzio del vicolo, con gli odori del mare.

E il mio stupore nel ricordarmi di essere stato innamorato follemente. Di questo mio rincorrere, snocciolare questo unico rosario, segreto, ma stupendo.

Bentornata estate.

 

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