Ridisegnare (E’ la scienza!)

A volte è un pensiero così leggero, che quasi ti viene voglia di cantarlo sottovoce, aprendo le finestre.

Ho lavato i vetri.

Per vedere meglio la luce, dico io.

Ogni singolo passo, ogni misero passo avanti, piccoli passi, intendiamoci, mi costa conseguenze inimmaginabili.

Allora mi siedo, sempre davanti alla finestra aperta. Ascolto il fresco del mattino, mi sveglio sempre prima, vado a letto sempre più tardi, coltivo occhiaie come solchi nella terra, fatti per seminare, solo che non so bene cosa stanno seminando i miei occhi.

Mi siedo, dicevo, e provo a capire.

Non pensavo fossero così noiosi da pulire i vetri. Eppure è un gesto così nobile. Trovo le pulizie, il pulire, il prendersi cura degli oggetti, un gesto nobile, un armonico intendersi tra te, corpo, viscere, cervello, carne, tendini, sangue, e gli oggetti, legno, acciaio, alluminio, ceramica, colla, intonaco.

Allora pulisco volentieri.

Ma elimino, ogni volta, qualche oggetto.

Butto via le cose inutili, e di colpo la lista delle cose utili diventa sottile, servivano fogli, memoria e inchiostro, serve sempre meno.

Ho un obbiettivo, fare che questa lista non occupi più dello spazio di un fazzoletto.

Ah, ho buttato anche i fazzoletti di stoffa.

Piango sempre meno, non mi servono i fazzoletti, non mi servono le spalle di donne misteriosamente consolatorie, non mi servono cuscini da stringere.

Cosa mi tiene, cosa diavolo mi lega?

Perchè i miei passi sono così lenti?

Perchè faccio così tanta fatica?

Ho anche imparato, mentre pulivo i vetri, a farmi le domande aspettando almeno di rispondermi. Insomma sono diventato educato con me stesso.

C’è una bellezza intima, piccola, domestica, come le fiamme delle candele, debole ma costante, nelle domande che aspettano risposte.

Sto diventando paziente.

Sto diventando uomo.

E’ dovuto succedere tutto. Tutto è successo.

Perchè io potessi vedere questa bellezza.

Potessi berne, dissetarmi.

Viverla.

 

Insomma, scrivo pochissimo, perchè quando dovrei scrivere mi trovo davanti alla finestra aperta e mi paralizzo.

 

Insomma, non tornerei indietro per niente al mondo. E porto con me sempre meno cose.

Ho smesso di difendermi.

Non vedo l’ora che questa aria fresca porti tutta la sua vita.

Ciao

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