sopravvissuti

Fa freddo, pungente, come se il mio corpo si fosse affievolito, un po’ appassito, per l’inverno, lasciando che il freddo arrivi dritto alle ossa, passando per la schiena, un brivido sinistro, la luce è neutra, quella dell’inverno con il cielo grigio, quella della periferia, campi spogli, alberi di soli tronchi neri, case buie, la chiesa, spettrale, maestosa.

Guardo la bara, non riesco a togliere lo sguardo, quasi fosse un’immagine ipnotica, in tutta la sua definitiva, definitiva, definitiva, beh, è così definitiva la morte.

Li trovo noiosi i funerali. Mi annoio, fisicamente, finisce che tamburello sul legno tarlato delle panche, che faccio cadere sguardi su scollature, che immagino situazioni.

Aspetto che mi passi, non riesco a togliere lo sguardo, dalla bara, il legno chiaro, i fiori, rose e gigli, l’altare sullo sfondo, la famiglia, il dolore di chi resta è come se li abbracciasse, li tenesse vicini, quasi fosse, lo sarà, il filo conduttore delle prossime giornate.

Non ascolto le parole, osservo le facce.

La morte è quindi cosa definitiva? Arrivata troppo presto, fa freddo, pungente, mentre fuori aspettiamo che la bara vada via, arrivata troppo presto, la morte cazzo.

Sorrido, abbraccio i conoscenti, sembrano dei sopravvissuti, si sopravvive alla morte?

Quasi piove, acqua gelata, guardo le facce, siamo dei sopravvissuti anche noi? Le nostre facce, sempre più stanche, invecchiamo bene, sembriamo più belli, le piccole sofferenze come scalpelli, levigano le facce, sorridiamo ancora, siamo dei sopravvissuti sorridenti. L’amore, come il dolore, è di chi resta. Resto, ho deciso di non deciderlo, davanti a una bara, l’ennesimo funerale, lo scalpello leviga, le nostre occhiaie, i nostri sguardi.

Qualcuno dice qualcosa. Io è come se avessi troppa stanchezza per ascoltare.

Qualcuno dice qualcosa, ma dimmi, un giorno vi ricorderete di noi, di come eravamo veramente?

La macchina si allontana lentamente, rimane la chiesa, chiusa, qualcuno sul sagrato. Il freddo.

Quest’anno sento molto di più il freddo, sento molto di più la vita.

Principianti, che davanti alla morte si addormentano sereni, senza sentire l’odore dell’inverno, la chiamata distante.

Il rumore di fondo.

Principianti.

E sopravvissuti.

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