L’arte di avere la barba (Elena) 

Lui la prese per i fianchi. Magri e tesi, come i fianchi dovrebbero essere, aveva pensato. 

No.

Non aveva pensato ai fianchi.

Aveva pensato a due cose: l’incredibile voglia di scopare, un primordiale bisogno non sufficientemente soddisfatto, e la noia mortale della pericolosa somiglianza con altre mille donne.

Si.

Gli uomini pensano anche durante un erezione.

È che per il tono narrativo di un racconto, suona male la verità. 

Lei bruciava di desiderio e fame e si era lasciata prendere da quelle mani, dure e nodose, così maschili da esser perfette.

No.

Lei non bruciava di fame e desiderio.

Lei aveva un fottuto bisogno di conferme, quel genere di risposte che le donne chiedono con la lingua e a cui gli uomini rispondono con le mani e con il cazzo.

Ma se parlare delle sue erezioni rovinerebbe il tono narrativo, figurarsi se si può accennare al delicato equilibrismo mentale di una donna che, acrobata nel circo delle emozioni, saltella sulla fune del desiderio.

Io?

Hai chiesto se sono io?

Nah.

Io sono qui a scrivere. Sciolto dal caldo, seduto di fianco a una signora distinta avvolta in un costume nero, che legge da più di mezz’ora un romanzo che io userei per accendere il fuoco.

Se solo avessi un fuoco da accendere.

E litigo con la musica, che di solito mi aiuta a scrivere, oggi invece niente.

E litigo con l’estate, che di solito mi mette pace, ma quest’anno no.

E litigo con il telefono. Aspettando messaggi per stare in giro tutta la notte.

E di loro due dovrei scrivere la partenza, l’inizio, la prima volta.

Io

Che se c’è una cosa nella vita che mi viene male sono le prime volte. La prima scopata, la prima fidanzata, il primo matrimonio.

Spero il mio primo figlio rompa questa catena di superstizione. 

Sono inadatto a scrivere questa cosa.

Mi concentro, affogo nel mare melmoso dei ricordi per trovare una prima volta. 

Gli scrittori seri fanno così.

Pescano ricordi, li abbattono nell’abbattiore del tono narrativo e servono deliziose cruditè perfette.

I ricordi degli scrittori sono come il pesce.

La signora, in effetti, sta leggendo qualcosa che assomiglia molto a un sushi narrativo. Una porcata bestiale. 

Le mie prime volte.

Sarei curioso di ascoltare la versione delle inconsapevoli protagoniste.

Tipo che sapore ho quando limono da sbronzo.

Oppure come sono davvero le mie mani.

Elena, che si chiama Elena veramente e difficilmente leggerá questo blog visto che sarà morta ormai, ad esempio aveva un buon sapore e due tette incredibili. 

Tolti gli anfibi, risultava più bassa di una credenza di legno, sulla quale avevo un profondo desiderio di farla sedere.

Quelle cose che si fanno a un certo punto della vita.

Sesso ginnico.

Ci vuole fiato, muscoli, alcool, e una donna molto disposta a scivolare, da un momento all’altro.

Dalla credenza nel trash. È solo sul set di PornHub che le ginniche cavalle bionde dell’Est, in mano a energumeni dal pene depilato e l’addominale scolpito, non scivolano dalle credenze.

Ci baciavamo con foga. Mi fece cadere i pantaloni e gli slip, abbassandosi con due occhi che solo anni dopo la cinematografia moderna avrebbe incorniciato per sempre con il Gatto di Shrek.

Quando fate i pompini, sappiatelo, se aggiungete gli occhi del Gatto con gli Stivali, avete praticamente fatto metà del lavoro.

E addio credenza.

Solo un ancestrale bisogno di toccare le tette mi fece interrompere quel piccolo miracolo urbano.

Finendo, bruttissimo da vedere, tutti e due accucciati vicino alla credenza.

Felice di aver preso possesso delle tette avevo raggiunto una provvisoria ma molto soddisfacente pace dei sensi.

Ci eravamo conosciuti quasi sei ore prima, elemento che rendeva la nostra coppia una delle più longeve esperienze d’amore che avessi mai avuto.

Niente.

Ci teneva, Elena, ai pompini.

Così, credo un minuto dopo, in ginocchio davanti alla credenza, lei sdraiata sotto, avevo bellamente perso il controllo.

Gli occhi delle donne, altra cosa che non si può scrivere, quando nel più grossolano silenzio, decidi di venire, sono stupendi. Da vecchio scriverò una cosa sconcia sugli sguardi di sdegno che ho seminato in gioventù.

Manifestano schifo, disprezzo, o anche solo noia.

Quelli di Elena dicevano: cazzo e adesso chi mi scopa?

Lo sò perché, rimettendosi in piedi, me lo disse in faccia.

Dovevo ancora imparare la questione della via di mezzo, ed ero sbronzo marcio di pessimi Cuba libre senza ghiaccio. Impari a bere meglio, con il tempo, e a darti da fare per arrivare a un compromesso, tra l’orgasmo maschile, minuti che sembrano ore all’uomo, è quello femminile, ore che sembrano minuti alle donne. 

Oppure ti fidanzi con una donna che abbia il tuo stesso ritmo. 

Ecco, io ed Elena non avevamo lo stesso ritmo. Chiaro, chiarissimo.

Per questo ho solo detto: cristo che tette che hai.

Tecnicamente non sono stato cacciato di casa.

Solo, con ferma decisione, allontanato.

Ecco. 

Le mie prime volte.

So già come finisce questa cosa.

Mi metto a rivangare nelle mie prime volte.

E scrivo sul blog, al posto che andare avanti con un racconto naufragato negli scogli narrativi delle prime volte.

Ho bisogno di smettere di scrivere dalla città.

È infame la città, ad agosto.

Ho bisogno del Levante, e della controllata frequentazione con quelle sedici persone che in tutto il mese di solito saluto quando sono al mare.

Ho bisogno di sentire mio figlio russare, mentre dal terrazzino scrivo e bevo. 

Bevo.

Poi magari scrivo.

In città non mi viene bene.

Salgo sulla moto, tecnicamente só benissimo dove sto andando a finire, ma faccio finta di darmi un tono di avventura.

Vado al bancone. Ordino. Mi metto a scrivere. Smetto quasi subito. E inizio a parlare.

Con chiunque capiti a tiro.

Lo só già.

Cazzo.

Oggi ho letto della moda di farsi le foto al mare roteando la barba, come le donne facevano alla fine dei Novanta.

Forse questo ha distrutto il mood.

Eppure.

Avessi la barba ancora lunga.

Lo farei subito.

Capisci perché non scrivo?

Punto a farmi i selfie con la barba bagnata…

Elena, mi rincontrasse oggi, mi disprezzerebbe ancora.

Supportando la mia tesi: la natura di un uomo, le sue qualità, la sua portata, già si vede dal primo pompino.

Altro che promesse e amore.

Fortuna che Elena era troppo appassionata di anfibi, musica punk e coca. Statisticamente, se ancora viva, non dovrebbe essere in grado di ricordarsi di me.

Di un uomo che al posto di scrivere, mestiere nobile, pensa a farsi i selfie con la barba bagnata.

Cristo.

Devo andare al mare.

Mica per la barba.

Per la salute mentale.

Mi sono dimenticato una cosa importante ma per fortuna incontro la signora nel parcheggio.

La guardo e le dico:

Che libro di merda che sta leggendo, cazzo.

Mi guarda con sdegno. 

Uno sguardo che ben conosco.

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