Improvvisare

20 Lug

Io posso solo improvvisare, nella vita c’è ritmo, battere e levare.

Mi hanno fatto cadere lo spartito, un colpo di vento, un figlio di troppo, la noia dell’inverno e qualche brutto risveglio.

Guardo la luce entrare, l’alba che arriva dopo una notte di luna piena, la notte che lascia il passo al mattino e io che non ho dormito, che vorrei dormire, che non ho amato, che vorrei amare.

Improvvisare.

Senza la sicurezza di esser ancora capaci di dormire, con il ragionevole dubbio di non essere capaci ancora di amare.

Amare ancora.

Il battere e levare, il ritmo placido della vita, la corrente fredda del mare, le pause tra gli alberi all’ombra, il caldo strozzante nella macchina, il sorriso di un bambino nello specchio retrovisore, i piedi nudi, quasi per forza, quasi ovunque, il sentore di aver già vissuto qualcosa di simile, forse il 99, era stata un’estate calda così, il vino rosso freddo, le parole degli amici, una donna che mi sorride e io che rimango come un ragazzino, impassibile.

Seduto sull’angolo di questo letto, che è stato un campo di battaglie stupende, che è stato un pezzo di paradiso, che è un deserto scomodo, che appoggio sempre i piedi a terra per il conforto di sapere che c’è un oggi, sicuro anche un domani.

Respiro dal naso, battere e levare. Prego tutte le mattine, per chi mi ha vinto, per chi mi ha cinto, per chi è stato e per chi sarà. Mai per me.

Ho davanti una giornata d’estate e non ricordo di nessuno che le abbia prese, le giornate d’estate, fin dall’alba.

La marmellata di fragole è un regalo, imparo a farmi regali da solo, più che difendermi è sorprendermi.

Annuso le dita cercando il suo odore, così come lo avrei voluto trovare sulle lenzuola, sui sedili di una macchina, nei posti dove so di averlo trovato fino a poco fa.

Il caffè è uno dei sei segreti del mio mattino. Gli altri cinque li improvviso. Pur di averne sei. Numeri.

Svegliarmi solo, è meglio che solo svegliarmi. 

Le ragioni per cui voglio svegliarmi solo sono cinque. L’ultima è il caffè. La terza è nella bellezza della solitudine del mattino. D’inverno cede il posto alla tristezza di svegliarmi solo. Liste diverse, ritmi diversi, stagioni diverse.

Rubo una camicia, un sorriso, furtivo mi muovo in casa mia, quasi non volessi disturbare.

Mi rado osservando nello specchio la lama affilata che segna un confine, sul collo l’elenco dei baci non ricevuti, sulle labbra tutti quelli non dati. È ancora sostenibile, questo dolce peso sulle labbra, perchè poco è il tempo che è passato.

Non ho nessuna intenzione di essere salvato, capisci?

Ho scavalcato la recinzione, un altro confine, tra quello che tutti avrebbero fatto e quello che avrei fatto io.

Esco facendo le scale senza guardare.

Non ho paura di cadere, improvvisando.

Ho scritto fino a mezzanotte sperando nel sonno, ho lavorato fino alle due, sicuro del sonno, alle quattro mi sono rassegnato.

Come i pugili.

Agile improvviso.

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