Il paradiso dei pensieri

29 Mag
I miei pensieri sono sereni, sconci, dubbiosi, sognanti, pragmatici, dolci, pesanti, sono i pensieri di un uomo qualunque. Sono veloci, si accalcano in testa, a volte la intasano, a volte spariscono per qualche istante. Si perdono, a volte, in una frase, in uno sguardo, in un sorriso. Per poi essere ritrovati dentro a un discorso o nel fondo di un bicchiere, qualche sera dopo.
Quando muoiono, come tutti i pensieri, vanno nel paradiso dei pensieri.
I miei pensieri muoiono in molti modi. Alcuni si addormentano, i pensieri sereni ad esempio, altri bruciano della loro stessa passione, prendi i pensieri sognanti, altri si accasciano su loro stessi. Lasciano in ricordo una sensazione, un progetto, un’idea.
Il paradiso dei pensieri è un posto vicino, ci arrivano subito, prima ancora di diventare ricordi.
Insieme, tutti i pensieri, rendono facili anche le cose difficili, è questa la benedizione del paradiso dei pensieri.
Stanno vicini, così un pensiero sconcio insieme a un sognante diventano un bel ricordo di capelli, di pelli, di sorrisi e respiri.
Stanno vicini i pensieri pesanti, diventando sassi, legati all’anima, che li trascina a fatica, fino a quando un pensiero leggero, un sogno, un pensiero diverso, arriva a rompere le corde.
I miei pensieri sono sempre stati tanti, come i sogni, come le idee.
Ho un ufficio, dove faccio entrare i pensieri, con una vecchia scrivania in mogano, rigata sui bordi, rubata a un investigatore privato andato in pensione insieme a due o tre segreti che non ha venduto, una luce che ho comprato qualche anno fa e due poltrone piccole, di velluto, che odorano di muffa.
Nel mio ufficio, i pensieri mi espongono la loro versione dei fatti. Ci restano fin che hanno voglia, dicendomi quello che pensano e come lo pensano. Alcuni sono convincenti, altri si ingarbugliano nella loro versione dei fatti, inciampando sulla verità inventata e condita con l’olio dell’immaginazione.
Resto senza parole quando un sogno mi racconta il suo domani, e se mi convince, mi faccio trasportare.
Resto senza fiato, quando una paura mi convince del nostro domani.
Resto sospeso nel dubbio, perchè i dubbi sono i peggiori, chiamano in causa le paure e i ricordi, chiamano a testimoniare la memoria, così l’ufficio si riempie, e un nutrito gruppo si spende per convincermi.
I pensieri d’amore mi hanno tradito, qualche tempo fa, per questo si fanno vedere in giro il meno possibile.
I pensieri viziosi e sconci sanno di avere un grande alleato in me, arrivano in ufficio e si siedono felici sulle poltrone, con piccoli sbuffi di polvere.
Sanno di avere la vittoria in mano, e mi portano in fumose stanze di velluto rosso e candele quasi finite, dove l’anima aspetta all’ingresso, vergognandosi di me.
In paradiso, nel paradiso dei pensieri, tutti insieme, mi ridanno l’idea che avevo del mondo.
E’ bello, a volte, vederli tornare, come ricordi, a raccontarmi cosa sentivo e come lo sentivo.
Ecco.
Sarebbe un peccato non stare in mezzo ai pensieri, sia quando provano a convincerti, sia quando, sospesi soffici nel loro paradiso, ti ricordano di quanto sia bello averli avuti.
Il paradiso dei pensieri ha posto infinito, è una fortuna per quelli come me che smettono solo quando dormono di pensare.
Una diffusa credenza, stupida e inutile come un ombrello con un buco, dice che chi pensa di più è più intelligente.
Niente di più falso. Il volume dei pensieri non è un dato importante.
La qualità dei pensieri fa la differenza.
Per questo non sono più intelligente degli altri.
Penso di più.
Perchè lascio la porta dell’ufficio sempre aperta, e sanno, ormai lo sanno, di poter entrare.
Uomini fortunati, coloro che dei pensieri fanno ricordi, dei sogni fanno progetti.

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