Divani 

27 Mag

Ci sono momenti in cui mi piacerebbe essere seduto su quel divano scomodo che mio padre e mia madre avevano scelto per il nuovo soggiorno. Era aprile, credo, e il divano nuovo andava a sostituire una delle creature più longeve di casa nostra, un vecchio divano letto sfondato da mia sorella, costretta a dormirci perché eravamo troppi, per una casa piccola. Il nuovo divano era serio, duro, molto signorile. I sogni mansueti di mia madre che mio padre provava ad accontentare ogni volta. Mi ci ero seduto subito, sentendomi un re. Ci avevo coccolato anche la gatta, e poi ci ho passato ore, mangiando videocassette vecchie al sabato sera.

Mia madre si sedeva in un angolo, e mi prendeva la testa accarezzandola, come fossi ancora un bambino. 

Mio padre si sedeva, come fosse un ring, per studiarmi e prendermi le misure prima di un incontro. Angoli opposti, stessa voglia di fare battaglia.

Ora vorrei essere su quel divano.

D’estate, quando tutti partivano, rimanere soli, nudi, vicino al divano, era come esser in vacanza. Con la grossa finestra aperta, il rumore della città, il caldo e il profumo dei gelsomini.

Ora, vorrei essere su quel divano.

Avevo una fidanzata, una ragazza di cui ho imparato ad amare il ricordo, che su quel divano ci calzava perfetta, come le scarpe di Cenerentola.

Non ho fatto attenzione quando abbiamo comprato il divano. Giravamo per posti noiosi, pieni di cucine, di bagni, di soggiorno arredato con anonimato ricco di particolari. Il lusso del ceto medio è un anonimato violento, l’etnico è la trasgressione omologata.

Così a casa mia è arrivato un divano bianco scomodo e panciuto.

Ci dormo spesso ultimamente.

Pare che il dolore possa calare, dormendo su un divano scomodo.

Dico pare, perché io sento lo stesso dolore di quando mi corico, solo che mi sveglio stanco e dolorante.

Le mie ossa di tutto avrebbero bisogno tranne che di un divano.

Le mie carni avrebbero bisogno di cure.

La mia mente è troppo stanca per voler qualcosa. Così sul divano bianco e scomodo, si addormenta come se fosse su una spiaggia.

Verso l’alba ti svegli, per la luce e per il mal di schiena. Lo so perché mi succede spesso.

Oggi avrei voluto diversamente.

Avevo una ricorrenza da festeggiare. Un anno fa a quest’ora avevo firmato per aprire una mia società. Ero spaventato ma felice.

Mi sarebbe piaciuto festeggiare, certe sfide non aspettano la vittoria per una grande festa, si accontentano di piccoli successi per un festeggiamento.

Ho preso dolore tutto il giorno. È così la vita. Si dimentica, il dolore, delle tue ricorrenze. È egoista, il dolore. Per questo vince facile. 

Non ho festeggiato. Ho aspettato di arrivare sul divano.

Dormo su un divano per evitare di aggiungere dolore. Mi sembra, a volte, sia troppo comunque.

Sul divano, stanco e stufo, ho pensato a cosa vorrei per me. Per farmi una piccola festa. Un regalo.

Su un divano non dormi, ma crolli pensando.

La pressione dei pensieri sul petto è tale da limitare il respiro, e così lentamente ti addormenti.

Mangio dolore, e prendo anche il dolore degli altri, come fosse un martirio.

E finisco su un divano, scomodo e caldo a dirla tutta.

Oggi avrei voluto festeggiare, Mi sembra di aver dato molto e di dover dare ancora molto, così pensavo di festeggiare.

Su un divano scomodo, nel silenzio di una casa, invece penso a quanto, per un buon equilibrio, nella vita, serva invece un divano comodo.

Oppure una mano amata, che ti prende la testa.

Questione di divani, questione di mani, insomma.

Adesso sono scomodo.

Dicono, ma ne sono sicuro di mio, che si possa cambiare.

Divano.

Ma anche vita.

Ne vorrei uno nuovo, di divano.

È una vita dove, in giornate come questa, si possa festeggiare e non dover tenere dolori pungenti tra le mani.

Credo sia più facile, per come sono fatto io, cambiare vita che divano.

Una Risposta to “Divani ”

  1. A oppure B oppure C... 29 maggio 2016 a 11:18 #

    So come ci si sente.

    Ancora una volta mi hai fatto sognare, mi hai fatto partecipe di un pezzo della tua vita.

    Grazie per la tua poesia.

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