Anniversari vari

10 Mag

Ricordo perfettamente del sole, caldo, della finestra aperta, della mia maglietta con Charles Bukowski, della mia sigaretta appesa al labbro inferiore e della magia di fare una cosa che non si capisce molto, ma la si fa, come tutte le grandi cose.

Ecco, a chi mi dovesse mai chiedere come sia nato Il Bradipo questo è quanto.

Ricordo più di quanto io voglia raccontare, questo succede sempre. I racconti sono dei pezzi, piccoli pezzi, di un puzzle molto più grande, molto più complesso.

Scrivo racconti, ne decido la forma e la sostanza, ne decido la lunghezza e l’intensità, è creta, quella nuvola di parole, che modello con le mani che veloci scorrono sulla tastiera. Sono vasi, i miei racconti, che possono contenere amore, vino, poesia, odio, rancore, sincerità, sesso. Chi beve, leggendo, beve quello che vuole. E’ il potere della parola. Chi la scrive non ha potere su chi legge.

Ricordo perfettamente di aver voluto molto per me, di aver scritto molto, di aver amato molto, di aver pensato molto.

Vissuto, si direbbe, per semplificare. Semplicemente vissuto.

Ho un’anima libera, sia dannato chi mi imprigiona, e per la mia libertà ho combattuto battaglie dure e dolorose.

Ho perso il conto degli anni, da quel pomeriggio di maggio in cui ho iniziato questa avventura, per questo, perchè ho vissuto molte vite, tutte in una, la mia.

Ho avuto certezza di morire due volte, eppure sono qui, sicchè non sono morto. Ma, comunque, ho lasciato un pezzo, di me, di noi, di tutto, in quelle morti.

Ho pianto molte volte, da quel pomeriggio. Le lacrime, come il vino, migliorano con il tempo. Si diradano, diventano meno, ma pesano di più. Ogni lacrima è un passo in meno verso la libertà, per questo piango poco, conto le lacrime per contare i passi che ho perso, le occasioni che ho lasciato, le vite che non ho vissuto.

Ero felice, quando ho iniziato. Sono felice anche adesso.

E’ solo che è una felicità diversa, la trama dello spettacolo cambia in corso d’opera, solo i grandi artisti sanno recitare a braccio, la fine è sempre la stessa, me la auguro lontana, in silenzio, e con grande soddisfazione.

L’anniversario di questo blog, l’anniversario di questo scrivere, coincide con il mio compleanno. C’è una ragione segreta. C’è anche un bel ricorrere. Siamo sempre, io e il blog, in quest’occasione, sbronzi. Verso le undici. Adoriamo sbronzarci alle undici.

Prima è prematuro, poi è noioso. Perchè il domani, il giorno dopo l’anniversario della mia nascita e della nascita del blog, è sempre un giorno come un altro.

Ci si prepara, nei giorni come gli altri, a grandi dolori, a grandi amori, a grandi stupori. Bisogna essere lucidi per farlo, per questo mi sbronzo alle undici.

Ero solo, quando ho iniziato a scrivere.

Prima scrivevo fitto su quaderni a quadretti, li tengo tutti.

Sono solo, adesso che festeggio questo anniversario.

Felice di esserlo.

Sapendo di non esserlo del tutto.

Ho chi mi ama.

Volevo lasciarvi con una cosa che ho scritto, pochi giorni fa, seduto sulla moto, rotta, in mezzo a un incrocio.

Io scrivo.

E’ la mia vittoria.

Impossibile sconfiggere uno che vince scrivendo.

Se non ammazzandolo.


E’ solo un giorno normale, io seduto sulla moto, la mia quarta moto, la mia terza vita, oggi quasi piove, mi viene in mente l’estate, i piedi scottati dalla sabbia, il giornale che rumoreggia nel vento, aspettando di essere letto, la sdraio bagnata, il rumore dolce del mare e delle voci del mondo, che ascolto ma senza attenzione. Ho questo adesso. Quello che vedi. Queste mani, i loro calli, stringono manubri senza imbrogliare, se questa moto potesse parlare, ti racconterebbe di come sfogo la rabbia e la solitudine, di come la terza si allunga, diventando una marcia infinita, bruciando semafori, rischiando stupide cadute. Ho questo adesso. Quello che vedi, i miei occhi. Che osano, non riesco a fermarli.

Mi resta da vivere il pezzo più importante, dicono. Quello dei quaranta, quello della maturità,quello delle sfide vinte, quello delle grandi soddisfazioni. Eppure, io sento di dover vincere ancora molto, e di volere ancora molto.

E se sembro fermo, è perchè non guardi gli occhi muoversi e seguire le cose che amo. Resto fermo, perchè muovendomi ferisco, ma seguo con gli occhi, per non perdere la direzione. Al momento giusto saprò dove andare a prendere le cose che amo.

Facciamo un gioco, mi ha detto la mia anima, qualche tempo fa. Dimmi, le ho risposto. Facciamo i conti. Mi ha risposto.

Non pensavo facesse questo effetto.

Eppure, sono qui.

 


 

Ciao! vediamoci al solito posto, a bere le solite cose, noi, i soliti. Questo è quello che io chiamo amore.

 

 

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