Liste primaverili

13 Apr

 

Cose che mi dimentico di dire, in questi giorni, ma che ritengo importanti.

Uno: è adorabile, il temporale di primavera, a Milano. Che piove in due vie, poi non piove più, che non fa caldo e nemmeno freddo, che abbiamo quasi paura a dire che si sta bene. Il pavè scivoloso, il traffico nervoso, l’orizzonte con il sole mentre ci si bagna. Poi, d’estate al caldo, d’inverno al buio, ti ricordi di questi momenti. I temporali di primavera sono adorabili.

Punto B: è escluso che una lista primaverile debba seguire per forza un ordine alfabetico o numerico. E’ giusto che segua il disordine, che nasconde l’importanza. Insomma, fattene una ragione, le cose vanno così, in primavera.

Punto terzo: i piccoli gerani alle finestre, rossi e bianchi, mi ricordano Parigi. A Parigi io camminavo molto, da solo, di notte, osservando i balconi, gli sbandati, il traffico, le puttane, le case, i panorami. I gerani rossi nei piccoli balconi del Ticinese, mi ricordano Parigi.

lettera C: inutile che la curiosa assistente del notaio mi osservi le sbavature di sudore sulla camicia. Ho corso per quasi un kilometro, e comprensibilmente ho sudato. Il colore sulla camicia è dato dall’alluminio, contenuto nei deodoranti che mi tocca di usare, unito al sudore. I deodoranti li metti per non sudare, non odorare e non macchiare. E finisce che ti macchiano. Alluminio bastardo. Provi a cancellare l’effetto, dimenticandoti della causa. Mi riprometto di occuparmi anche dei deodoranti, nei prossimi giorni. Adoro il bancone dei deodoranti per uomo. Sopra ci stanno gli anti rughe e le creme per le occhiaie. Sotto le schiume da barba. A volte, con la scusa di farle annusare al piccolo, apro quelle da barbiere alla vecchia maniera, con quel profumo acido e forte. E annuso. Io poi, di mio, non farei mai l’assistente di un notaio. Come lavoro. Finisce che poi ti fissi sulle macchie di sudore della gente, essendo il tuo un lavoro che prevede l’inserimento di fotocopie in faldoni e lo smistamento di telefonate dall’oscuro senso. In un libro, qualsiasi, l’assistente di un notaio finisce per essere una di quelle donne meschine che vengono scopate e poi lasciate. Apprezzo lo sforzo del mini abito e delle gambe depilate.

Punto sette: perchè di fondo non è che abbia perso l’occhio. Osservo il mini abito, la depilazione ordinata, le scarpe di buona fattura e anche le unghie curate. Osservo. Ecco, io osservo molto. Da sempre. Questa primavera è la prima, è una cosa da ricordare, nella quale osservo, distaccato. Come i vecchi che guardano i cantieri, o forse come i pescatori che cercano segni di tempesta nell’orizzonte.

Secondo punto: Adoro stupirmi della bellezza. La vita brucia e pulsa, mi fa fare cose che fanno male, e cose che mi faranno bene. Mi fa capire la differenza, me lo ricorda, mi fa dormire male, mi fa correre. Mi fa finire cose, iniziare cose, interrompere cose. La vita. E sembrano, i miei occhi stanchi, stanchi appunto. Ma non smettono di osservare.

Ho visto un unghia dipinta di rosso spuntare da una scarpa di pelle bianca. Ho sognato di vedere quel piede a penzoloni, in un disordine di fame e desiderio. Una gamba, dio la benedica, che si fida, si lascia andare, un piede che la segue. Dettagli.

Mi stupisce la bellezza. Ho trovato, passeggiando per i cortili del Ticinese, della lavanda selvatica. Di quella che cresce in Provenza.

Sarei rimasto.

Punto H (perchè punto G pareva scontato): mi piace ascoltare. E’ un po’ che mi dicono che non ascolto. Sbagliano. Io ascolto moltissimo. Solo le cose che mi interessano. Arrivo velocemente alla conclusione di un discorso banale, per questo lo interrompo. Ma mi perdo volentieri in una bella storia. Ho ascoltato una storia bella, di Africa, di navi, di viaggi di padri. E mi sono perso. Erano giorni che non respiravo belle storie.

Punto 34: Hernest mi chiama, ogni sera, quando passo dal box. Mi chiamano i viaggi lunghi, senza meta e senza fretta. Ha bisogno di gomme nuove e di un occhio attento alla frizione, prima che mi lasci per strada, bastardo. Ma mi chiama. E’ un richiamo a cui non so resistere. Ci stanno due magliette, un paio di mutande, delle calze e due libri, nella borsa. Insomma, ci sta di voler partire.

e) Non sono quel tipo di uomo che si da per vinto. Adoro le sfide, per forza adoro le sconfitte. Ho la percezione della precarietà della vittoria. E l’ostinazione dei grandi giocatori. Ho solo bisogno di tempo.

p: ho un nuovo racconto in testa. Parla di una donna e di un uomo. Che mica finisce facile. Ho pezzi chiari. Immagina lei, nuda, in una macchina, di notte. E lui. Nudo, in una camera, in un pomeriggio. Immaginali vivi. E spaventati. Talmente spaventati da sembrare coraggiosi. Immagina che scappino da qualcosa. Immagina che possano fermarsi solo insieme. Che lo sappiano, che lo vogliano, ma che ne abbiano paura.

Solo che non ho voglia di scrivere. Sono pigro, o forse sto vivendo troppe cose.

punto q: ho molte cose in testa. E’ primavera

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