Il ladro di conversazioni

7 Apr
Io in primavera ascolto più di quanto parli, mi succede così. Origlio conversazioni, che poi incollo. Mi hanno chiesto di scrivere, sul serio, una storia. 
Non so come sia, scrivere sul serio. Ma so che per scrivere una storia bisogna impegnarsi parecchio. 
A me anche vivere, di questi tempi, mi impegna parecchio.
Allora incollo i pezzi di conversazione che ho rubato. Chi sa mai che mi servano. 
Facciamo un casino, iniziamo una battaglia, una rivoluzione che sia per sempre.
Facciamolo, D., per noi, che siamo due, ben divisi ma che poi sembra che possiamo davvero stare insieme.
Quando vuoi farlo?
Uno di questi giorni. Approfittiamo della primavera. Del tempo incerto, del primo caldo, dei tuoi piedi gonfi, della tua lingua lunga, e dei tuoi occhi.
A cosa ti servono i miei piedi, la mia lingua e i miei occhi, per la tua rivoluzione?
Difatti, ci sono cose che ti vorrei spiegare.
Ad esempio come io faccio le rivoluzioni, quelle di primavera.
Sono come le pulizie.
Ci vuole voglia e tempo.
Hai voglia e tempo?
E poi è sempre bello fermarsi per qualche istante su un ricordo, incedere pigri, tralasciando il grosso ancora da fare e sedersi a leggere una vecchia lettera d’amore.
Le lettere d’amore non scadono se non quando cadono dalle mani di chi le legge. L’amore finisce, ma le lettere restano bellissime e pure.
L’amore può essere una rivoluzione?
Credo sia solo una rivoluzione.
Credo il resto sia la noia degli affetti, confusi per sentimenti, appesi e stirati come comportamenti, ma che poi appassiscono come piantine in un vaso.
Credo che l’amore sia un posto scomodo dove stare, un confine conteso, uno strappo alla regola.
Ma sappi che le cose che sapevo sull’amore si sono bruciate, in un grave incendio.
Nell’incendio si è bruciata tutta la parte del palazzo dove custodivo le memorie sull’amore.
Doloso.
Per mano amata, non armata, amata.
E adesso, devo ricominciare un discorso senza ricordarmi dove fossi rimasto.
Per quello ogni tanto mi perdo, mi fermo e guardo da un’altra parte.
Ricordo di averlo già fatto, mi torna in mente.
Fanno male i ricordi, a volte.
Quindi non vuoi più farne niente di noi?
Uno di questi giorni, come durante le grandi esplosioni, il tuo orologio si fermerà alle 16.23, come il mio si è fermato sulla stessa ora, nel vedere penombra, pelle, capelli.
Sarà lo stesso per te.
E capirai che queste domande sono inutili.
Vuoi prendere davvero una moto nuova?
Io non cambio volentieri le cose.
Anzi.
Girano voci tu voglia lasciare la città.
Forse.
Per quanto?
Quanto può durare una rivoluzione?
Io vorrei un giardino.
Non so che farmene di un giardino. Ma so che potrei perdermi appoggiando la testa alle tue gambe.
Per questo lo fai il meno possibile?
Smettila.
Sto scrivendo. Dio mi abbia in gloria, sto vivendo. 
E’ tutto così fottutamente bello che sarebbe un peccato che il mio cuore si fermasse proprio adesso.
E lui lo sa.
Le mani, invece, sono ferme. 
Giunte. Pregano. 

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