Effetto Levante

13 Mar
Eppure non ne ricordo l’inizio. So che non avrà fine, se non con la fine dei miei giorni. Che, in un pensiero ricorrente, vorrei fosse qui. A volte trovo una casa nuova, che non avevo notato, una finestra esposta al sole del mattino, con un vaso di fiori, oppure un terrazzo nascosto alla vista, con un ulivo. E penso, qui vorrei invecchiare.
Non ricordo quando ho iniziato a vivere questi posti, con questo amore.
Ma ricordo il bisogno urgente, impellente, fastidioso, di doverci venire, a ogni sbandata della vita.
Quasi fosse, l’odore di limoni, di rosmarino, di menta, di mare, di muschio, di pesce, di kerosene, di pietre scaldate al sole, quasi fossero, il rumore delle onde, del vento, il vociare dei bambini, il chiacchiericcio di notte dei pescatori, il treno che sferraglia, quasi fossero, le visioni incredibili del golfo che spunta da un sentiero, le terrazze di terra rubata alla montagna, i pini marittimi che spuntano dalla collina, gli scogli franati dentro il mare, quasi tutto questo fosse una medicina.
Con il tempo, ho imparato a non farne troppo una questione da discutere.
Ho camminato su tutti i suoi sentieri, in pomeriggi afosi d’agosto, mattine di dicembre, mi sono perso sulla vecchia Aurelia, di notte in moto o a piedi.
Ho visto molte albe, la foschia, il silenzio, le brioches calde al porto, ho cercato moltissimi tramonti, facendomi sempre trovare pronto con del vino bianco.
Ho imparato a conoscerne i segreti, ascoltando le storie, le leggende, i pettegolezzi, in lunghe sere d’estate.
Conosco storie bellissime, di pesca, la lotta con un tonno è una battaglia bellissima, conosco storie di amanti, conosco i posti dove si sono rifugiati, ricordo le loro facce e ne capisco la segreta complicità. I vecchi mi hanno raccontanto del mare, delle guerre, degli anni incredibili.
Mi hanno spiegato molto sul mare, sulle correnti del golfo, sui fondali, sulle burrasche, sulle balene e sui delfini.
Ma più di tutto ho voluto vedere.
Alzandomi di buon mattino per scendere al molo a pescare i polipi, seguendoli nei riflessi dell’acqua. Nuotando fino a non sentire più le braccia, seguendo le razze, le meduse, le acciughe, una volta un piccolo squalo.
Camminando sulle rocce per arrivare nel punto dove le correnti portano il caldo, e i pesci cercano da mangiare in superficie, quasi l’acqua ribollisse.
Il mare è per me una cura, un metodo, una destinazione, una necessità, un mondo di avventure e fantasie, un complice, un alleato, una palestra, un gioco, un punto da fissare per ore.
Il mare è per me la cosa più completa e definitiva che abbia mai provato.
Questo pezzo di mare, alcuni suoi punti, è il mio mare più bello.
Ho visto il Pacifico, l’Atlantico, il Mar Morto, tutto il Mediterraneo.
Ho ricordi bellissimi di tutti questi mari, di tutti i loro posti.
Ma uno solo ha il potere di darmi la pace, totale, che solo l’assenza di domande, di urgenze, di complicazioni, sa darti.
Oggi pensavo, rubando un pezzo di rosmarino da un balcone, annusandolo come si annusa un profumo che mancava,  che questo posto ha qualcosa di mistico per me.
E di fortemente simbolico.
Ho anche chiesto a mio padre, tempo fa, se non ci fossero delle discendenze di mare, di questi posti.
La mia famiglia viene dalle colline dove soffia il Marino, il vento che porta il sale ai prosciutti, e dalle colline perse sopra le cave di marmo, patria di partigiani e vino rosso come il sangue versato.
La mia famiglia viene dalla città, ed è stata sempre una famiglia di Ponente.
Le vacanze stampate in quelle foto gialle, di canottiere e pantaloni a zampa, sui ciotoli di Ponente, sono la memoria storica del mare della mia famiglia.
Sono io che sono di Levante.
Tanto da amarlo come si ama una casa. Un posto definitivo.
Tanto da esserci stato da sempre, seguendo come un annoiato turista le vicende locali, continuando ad arrivarci con tutti i mezzi.
Il primo viaggio che ricordo è stato con una Vespa, ripercorrendo la statale che per scendere a Genova fa curve da vomito.
Con quattro moto diverse. Con tutte le macchine che ho avuto. Con il treno, che è un miracolo di bellezza la stazione infilata tra le case, brutta come la ruggine sui cartelli.
Ho dormito in appartamenti, stanze, alberghi, stamberghe.
Un paio di volte in spiaggia, svegliato dagli spazzini, una volta in macchina, disperato all’idea di dover tornare.
Conosco gli ubriachi, i pescatori, i commercianti, le vecchie scorbutiche, gli spostati, i cani e le donne belle.
Ho portato mio figlio, quasi subito, come fosse un battesimo.
Ma ci ho portato, da sempre, con moltissima diffidenza, le donne della mia vita.
Due, sole.
Con la prima ci ho quasi fatto l’amore, sul molo, in pieno pomeriggio. Di quel desiderio sordo e cieco, che ogni tanto mi sale ancora.
Con la seconda ho passato molto tempo qui, pochissimo ad amarci per davvero.
Ho sempre sperato che mi venissero a prendere qui, le donne della mia vita.
Nessuna ha avuto il coraggio di farlo.
Per fortuna.
Ho scritto tantissimo su questi scogli. Molto di quello che ho letto lo devo alle serate d’estate in questo mare.
E’ come, ma sembra brutto spiegarlo così, se questo posto mi facesse bene all’anima, sapendo cosa io stia cercando.
E’ come se ci fossimo spiegati una volta, la prima, l’inizio che ho dimenticato, per poi trovarci sempre d’accordo su cosa io avessi bisogno per davvero.
E’ l’unico posto dove sto davvero da solo.
Un’estate ci sono stato quasi un mese.
Da solo, su uno scoglio.
Anche in mezzo al vociare della spiaggia, anche nello struscio della passeggiata alla sera, sono solo.
Per questo mi permetto di girare a piedi nudi, sempre, in un posto dove la camicia e le scarpe sono richieste minime.
Per questo giro con un costume bagnato, sporco, scolorito, in mezzo alla gente elegante, io che mi attardo in spiaggia armato di vino e quaderno fino a quando il sole non scompare.
E’ come se, nella mia vita, ci fosse un Effetto Levante.
Qualcosa di difficile da spiegare.
Gli uomini che rincorrono la bellezza, facendo viaggi lunghissimi, non hanno avuto il cuore di osservare l’infinito di questo posto.
Ma questa è una grande fortuna.
Rimanere solo, sul piccolo molo di Porto Pidocchio, guardando l’ultimo battello partire, poi fare il bagno, da soli, in un acqua che sembra trasparente, poi camminare verso casa nel buio totale del bosco, ricordando le storie dei cinghiali e dei serpenti non sarebbe possibile, se tutti vedessero questa bellezza.
Le storie che questi uomini e queste donne mi hanno raccontato non sarebbero possibili, se non in piccoli tavoli al buio delle tre di mattina, sotto il campanile, con una bottiglia di rhum finita e gli occhi lucidi di chi vive ricordando.
Oggi salendo le ripide scale, guardavo con il Piccolo il tramonto passare nei pini marittimi che stanno sulla collina.
Assomiglia all’Africa, quel tramonto. Lo penso da quando ho visto un tramonto in Africa.
E sorrido pensando che mi viene in mente sempre la stessa cosa.
Come quando sento il rumore del treno, e ricordo di averne persi tanti, per rubare l’ultima nuotata.
Come quando ricordo dell’acqua torrenziale dei temporali estivi, con la moto che scivola sui tornanti, i denti stretti, le ginocchia che spingono sul serbatoio.
Lo straordinario profumo del vino bianco, tirato su due colline più a Sud, il primo bianco del Levante, aperto davanti al porto, con i battelli che vomitano spagnoli, inglesi, americani, estasiati dalle cose sbagliate, imprigionati nelle botteghe che vendono incredibili cazzate.
E’ come se la vita sapesse, quando devo venire qui.
Da solo.
Potrei scriverne per ore, dell’Effetto Levante.
Di una magia che forse capisco solo io.
Ed è una fortuna.
E che, più probabile, sono io a non voler spiegare a nessuno.
Se non a mio figlio.
Che, in un modo o nell’altro, è un figlio del Levante.
Immagino ci piacerà, un giorno, guardare i limoni che spuntano dai cancelli, oppure passeggiare vicino al fiume osservando i cigni, le papere e i pesci confusi.
Andremo in cerca di vipere e rospi.
Assaggeremo il basilico, succhiando le foglie che spuntano da una rete.
Massaggiando il rosmarino, annuseremo il profumo, come cercheremo il profumo di crostata al mattino, che scappa dal piccolo panificio nascosto sotto ai portici.
Nuotando, seguiremo le correnti fino al largo, con il nero del fondale e i riflessi dei grandi predatori.
Ci perderemo nelle feste d’estate, restando sobri apposta, quasi per sfida. E poi berremo insieme in una notte di confidenze, tra racconti di pesca, di donne, di strade che si confondono.
Guarderemo gli ultimi turisti scappare a settembre, per tornare nel caldo di ottobre.
E saremo i primi, a marzo, a mettere i piedi nell’acqua cristallina gelata.
Ridendo delle scalinate, che spaccano il fiato e le gambe, ci fermeremo a respirare affannosamente, girandoci per trovare un tramonto che esplode nei pini marittimi.
Pensando che, dolcissimo, qui noi siamo davvero noi.
Figli del Levante

8 Risposte to “Effetto Levante”

  1. Gue 13 marzo 2016 a 22:30 #

    Dovrebbero farti sindaco di Camogli, madonna.

  2. Flavia 18 marzo 2016 a 02:41 #

    Per favore, post piu’ corti, se speri che qualcuno li legga fino in fondo.
    E frasi piu’ lunghe, altrimenti ci scazziamo tutti.

    • Il Franz 18 marzo 2016 a 06:34 #

      Non ho mai sperato che qualcuno leggesse, qualcuno che ha bisogno di post brevi tipo Il Blog Delle Tisane. Kisses

  3. Flavia 20 marzo 2016 a 06:31 #

    allora cerca almeno di allungare le frasi, visto che l’allungamento da un altra parte non ha mai dato buoni risultati.

  4. Il Franz 20 marzo 2016 a 07:16 #

    Prova anche con il blog di Povia! Scrive bene e parla di pene

    • Flavia 23 marzo 2016 a 04:42 #

      Si.
      Certo.
      Il blog.
      Di Povia.
      Ma ti credi forse spiritoso?

      • Il Franz 23 marzo 2016 a 14:18 #

        Troppo?

      • Il Franz 23 marzo 2016 a 22:54 #

        Non è tanto l’essere spiritosi.
        Ma quando ascolti una canzone, scrivi poi al cantante, lamentando carenze sintattiche?
        Oppure cambi cantante?
        Scrivi: per favore post più corti, se speri che qualcuno li legga fino in fondo.
        Io non spero che qualcuno legga fino in fondo.
        Come un cantante non spera qualcuno ascolti tutto il pezzo.
        Io scrivo per bisogno.
        Tu leggi per diritto.
        Hai, quindi il sereno diritto di trovarti altri blog.
        Ma sulla lunghezza, sulla punteggiatura, sulla sintassi, commenta il blog di Povia, che lui risponde a tutti.

        Con immutata. Stima.

        PS: impara a leggere. Stili differenti.

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