Ground Control to Major Tom

5 Mar

E insomma, arrivano questi giorni così, che ti piove addosso il passato, soffia brutale il presente, e tu non hai molta forza di alzarti e chiudere le finestre del cuore. Lasci aperto, prendi il vento in faccia, la pioggia ti cola sui capelli.

Mi rigiro nel letto, perdo interi pezzi di giornata, cadendo in un sonno che con ogni probabilità sta recuperando i mesi passati. Va bene.

Lunedì sarò pronto. Come non fosse successo niente. Monday Monkeys.

Appena chiudo gli occhi, mi sale una cosa enorme, la vita. Ci sono volte, è qualche mese che mi succede, che per quanta forza io abbia, devo riaprire gli occhi, d’impulso, per respirare. Dormo male. E’ un buon segno. La vita brucia, vuol dire che mi sta dando molto.

Però fa male.

Di notte scrivo, leggo, respiro, penso. Mi appoggio alla finestra del soggiorno e mi faccio domande del tipo perchè non si vedano le stelle, in questa fottuta città.

Ho bisogno di mare.

E di piangere.

Piango ininterrottamente da tutto il pomeriggio. E’ sabato, posso farlo.

Dovrei chiedere agli amici ebrei, se durante lo shabbat si può piangere ininterrottamente.

E’ una roba con cui devo fare i conti, molto divertente.

Elena è rumena, carina, molto pragmatica, decisamente brava nel suo lavoro. Mi presento al banco con le occhiaie, senza essermi rasato, con i primi vestiti che ho trovato e un alito di caffè e sigaretta. Mi riconosce. Le chiedo una macchina con cui poter superare la velocità di un motorino, è il quarto noleggio di fila, ormai siamo amici. Guido macchine di merda da natale. Ho scoperto di desiderare una macchina decente.

Mentre mi cerca una macchina, alza gli occhi dal computer e mi dice: faccio il possibile per te.

E le scoppio a piangere davanti.

Funziono così.

Le chiedo scusa. Non sarei nemmeno dovuto uscire, maledetta influenza.

Sorride.

Mi guardo intorno. Devo tornare a letto. Non sono adatto al mondo.

Mettiti in testa che non sarà facile. La commedia, di suo come genere, va tenuta calda, per non scivolare in tragedia.

Ho alle spalle un centinaio di libri che avrebbero potuto prepararmi a tutto questo.

La verità è che nella vita non ci si prepara a niente. Si vive.

Evito il telefono.

E scrivo.

Cazzo, scrivo fiumi di cose. Racconti, lettere, cose scollegate.

Ho un buon flusso, punteggiatura fiera, e dopo un po’, come la ruggine, la rabbia lascia il passo all’anima.

Ho scritto una lettera importante a mio figlio.

Una lettera importante a mio padre.

E una tonnellata di altre cose.

Avrei bisogno di mare. Davvero. Il mare, all’improvviso.

Avrei bisogno di restare nudo in un letto sconosciuto. A dormire, ad essere svegliato.

Ho un problema, abbastanza grosso, con la gestione dei pensieri.

Se mai dovessi lasciare il rubinetto aperto, il flusso potrebbe sommergermi, affogandomi.

Non ho niente da aggiungere.

Non piangevo così da un decennio.

Non vivevo così da tre anni.

Per questo ringrazio Dio.

Una cosa così, vale davvero la pena.

 

 

 

Una Risposta to “Ground Control to Major Tom”

  1. Bananita 5 marzo 2016 a 20:17 #

    Io ci sono. Sono con te. Senza ottimismo forzato. Nient’altro. Solo questo.

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