D’amore, probabilmente

Scena Prima 

Lei sta scrivendo un libro. Lo dice sottovoce, tra un discorso e l’altro. Parlano di tutto, sembrava naturale parlare anche di questo. Nel libro, dice lei, ti ci voglio mettere. In qualche modo, aggiunge, non so come.

Lui, che è abituato a essere messo nella vita in qualche modo, non sa come, non fa una piega. Lei sorride. Lui sorride.

Poi si danno un bacio. I baci, i loro baci, sono qualcosa di molto simile a dei discorsi, sembrano delle promesse, assomigliano a delle pause.

Sono tante cose, i loro baci.

Lui, a lui piace ritornare sulle cose, prendi ad esempio quando si ferma sulle gambe di lei, ci ritorna, appunto, per perdersi tra la sua pelle morbida piena zeppa di confini dettati dalle mani pudiche di lei; lui, dicevo, ritorna sul discorso del libro. E’ curioso.

Lei sorride. Sorride spesso. Sembra un sorriso spensierato. Vorrebbe descriverlo, si prende seriamente nel farlo, ma non riesce, gli mancano le parole.

La stessa sensazione di quando le prende la testa tra le mani.

A lei piace, le ricorda casa.

Lui lo fa come fosse una cosa sacra. Come per contenere tutta la bellezza del suo viso tra le sue mani, come se davvero si potesse fare.

Lei ha una linea precisa, un ovale deciso, una frangia ribelle che fa sorridere, gli occhi profondi, un naso delicato e le labbra morbide e appena gonfie.

Gli sembra, ogni volta che le prende il viso tra le mani, di non aver mai visto una perfezione simile.

Lo dice, sottovoce, guardandola.

Lei cambia discorso. Le donne cambiano discorso spesso. Le donne intelligenti e le donne timide.

Lei è timida e molto intelligente. Cambia discorso spesso.

Lui è curioso. Lei è paziente.

Si salutano. Lei dice che lui non è portato per i saluti. Lui la pensa diversamente. E’ portato per i saluti, anche se non capisce come si possa essere portati per i saluti. E’ che non vorrebbe mai salutarla. Come i bambini. Restare sempre con lei. Allora gli vengono dei goffi movimenti. Che lei osserva sorridendo.

Di cosa stiamo parlando, pensa lui, allontanandosi.

 

 

Scena seconda

Al matrimonio tra i brividi e un pensiero erano stati invitati anche loro due. Non necessari. Per chi non avesse mai visto il desiderio esplodere così, mi permetto di aggiungere che era lei ad avere i brividi e lui i pensieri. Complici le mani, di lui, la schiena e le gambe di lei.

Ora, il racconto in se è poca cosa. Perchè di fondo parla di un istante. La pelle di lei che si tende, la schiena si inarca appena, il respiro si ferma, gli occhi si aprono di colpo, quasi chiedessero di essere messi da parte. Lui sorride, mordendosi un labbro.

Sono vestiti, ma quasi nudi, sono felici ma quasi stanchi, sono sereni ma quasi finiti, dalla lotta impari tra le loro mani, le loro bocche e i loro desideri.

Vanno avanti, queste lotte, da un pezzo.

Le mani di lui guadagnano una frontiera inaspettata, uno spiraglio tra schiena e cachemere. Le labbra di lui guadagnano il collo di lei. Ne mangiano il profumo. Le mani ne prendono un pezzo. Lei sospira, apre gli occhi, si rassegna. Lui sorride.

Il racconto parte da questo momento.

Immaginate il grande desiderio, la grande lotta, il grande rumore che il silenzio di queste occasioni può fare. Il racconto, il mio racconto, parte da qui.

Lui fraintende gli occhi di lei, la voce di lei, che dice: ti voglio.

La prende come una promessa. Ti voglio, non qui non ora. Ti voglio, sappilo.

Lei, invece, vuole dire: prendimi. E’ la lingua strana delle donne, pensa lui.

Lei fraintende il suo sorriso. Lo scambia per soddisfazione, la vittoriosa certezza dei maschi davanti al piacere.

Lui, invece, vuole dire: è tutto quello che potevo desiderare, vederti così, adesso. Davvero.

Si fermano, perchè per un attimo non si capiscono. Il momento in cui fraintendono.

Il racconto parte da questo momento.

Di cosa si tratta, pensa lei, mentre lui con il naso, come i gatti, le spinge il volto per cercare un bacio. Una scusa per ricominciare. Di cosa si tratta?

 

Scena Terza 

Le gambe fanno una leggera curva, costringendolo a deviare la pazienza e le attenzioni.

Sono sdraiati, il letto disfatto assomiglia pericolosamente alle loro anime, ma è un piacere vedere che le lenzuola sono bianche. Anime stropicciate, ma pulite.

Lei dorme. Dorme sempre.

Lui pensa, pensa sempre.

A volte lui si addormenta.

A volte lei pensa.

Le passa un dito sulla schiena, come a cercare di contare quella costellazione di nei e piccole imperfezioni. Adesso che ne ha il tempo.

Lei respira profonda, un sonno da bambina.

Ha gambe da gatta, le usa come i gatti, si muove veloce, lo prende e lo stringe.

Ha pensieri da bambina, li usa come i bambini, misura la vita a sogni.

Ha desideri da donna, che sono paure, ride facendoli diventare desideri.

Lui farà molto affidamento sui pensieri che gli vengono accarezzandole la schiena.

Lei è sveglia, lui non lo sa. Sta solo contando, per una volta, tutti i problemi che aspettano ordinatamente fuori dal letto disordinato.

E si sente dire, nella mente, di non averne paura. Grazie a quella mano che sente sulla schiena.

Come si chiama questa cosa? Pensa di doverle dare un nome. Di cosa si tratta?

 

D’amore, probabilmente

 

Post Scriptum: lavoro, mediamente sedici ore al giorno. Le restanti, per cause di forza maggiore, faccio altro. Scrivo, non ve ne preoccupate. Lo sto solo facendo in modo diverso. I risultati, per fortuna, si vedranno presto. “D’amore, probabilmente” non è solo un titolo.

E’ la mia promessa a me stesso.

Voi continuate a leggere. Qui c’è un sacco di roba da leggere.

E ricordatevi di amare.

Probabilmente è la soluzione

 

 

 

5 pensieri su “D’amore, probabilmente

  1. Fratello, è vero che scrivi meno quest’anno ma scrivi meglio.
    Mi sono giunte voci discordanti dalla pancia della città. Che davvero stai lavorando sedici ore al giorno.
    Che davvero ti stai sbattendo.
    Che sembri triste.
    Che finalmente hanno pubblicato una canzone.
    Che stai scrivendo un libro.
    Spero per te siano tutte vere.

    Paul

  2. Vorrei chiederti un consiglio, lo chiedo a te che scrivi d’amore.
    Vorrei scrivere una lettera, vorrei sapere cosa ne pensi.
    Tu, che scrivi d’amore.

    La lettera fa più o meno così:

    Non ti lascerò mai.
    Mettimi in un angolo, fallo.
    Mettimi alla prova.
    Non ti abbandonerò mai.

    Sai cosa vuol dire mai?
    Mai vuol dire per sempre.

    Tu mi sazi.

    Quando non sei accanto a me, mi manca tutto.
    Cosa esattamente non saprei dire.
    Tutto.
    Senza di te nulla ha senso.
    Io, da te, tornerò. Sempre.

    Sbagli sai a non fidarti dell’amore.
    L’Amore, quello che ti ferma, quello per il quale hai atteso una vita non si sa bene cosa, ad un certo punto arriva.
    E finalmente capisci cosa stavi aspettando.

    Il mio progetto più bello sei tu.

    Ah no.

    Mi ero sbagliato.

    Scusa.

    Ho frainteso.

    Perdonami.

    Succede.

    Ma so che tu puoi capire.
    Sei una donna intelligente.

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