Nemmeno le nove

 

Entrata di un bar.

Uno di quelli che, facile, si dimenticano nelle distrazioni della vita.

 

Un bancone. Nemmeno troppo bello.

Delle spine per la birra.

Due uomini, sbronzi marci.

Non sono nemmeno le nove, cristo.

 

Ordino da bere.

Nostalgia, Speranza.

Vino bianco.

 

Televisione, partita, il calcio, l’oppio dei popoli.

La birra, l’oppio dei popoli.

La nostalgia, l’oppio degli uomini.

 

Ritmo, cazzo.

 

Apro il quaderno.

Adoro scrivere.

Questo lo ammetto.

Sono giorni in cui faccio fatica ad ammettere cose.

 

E’ stato, probabilmente, per noia, che ho iniziato a scrivere.

Morirò scrivendo, facendo cose, provando nuove idee.

 

Bevo.

Poco.

Rumore di fondo.

Nostalgia, speranza.

Voglio scrivere.

Mi vengono frasi corte. SMS.

Esseemmeesse.

Niente di più.

 

Inutile, il quaderno.

Servirebbe, al momento, di poterli scrivere a qualcuno.

Le risposte, quelle no.

Non servirebbero.

 

Se mi guardi, io mi paralizzo.

Hai mai visto i camaleonti dal vivo?

Io ho portato il Piccolo in un giardino botanico, roba di dinosauri e rettili. E abbiamo passato un quarto d’ora ad osservare un camaleonte.

Prima di mimetizzarsi, si paralizza.

Per tutto.

Per un rumore, per un movimento, per un sobbalzo, per un filo di vento.

Il camaleonte, di fondo, è un cazzo di codardo che si paralizza.

 

Se mi guardi, faccio la fine di un camaleonte.

Certo, volessimo approfondire, dovremmo parlare dei tuoi occhi.

Ma non si può.

 

Non si può più.

 

Un tizio ordina birra e jack.

Non sono nemmeno le nove, cristo.

 

Ho già finito di scrivere, cazzo.

Non sono nemmeno le nove.

 

Ho cazzi che il mio quaderno non è pronto a tenere.

Lo so come funziona.

Che scrivo, poi scappano dalle pagine.

E finiscono a ordinare da bere, i miei cazzi.

Così, preventivamente, saggiamente, chiudo il quaderno.

 

Come i camaleonti.

 

Notavo, pagando da bere, che sette dei dieci uomini nel bar, sono destri.

Tre mancini.

Due dei quali, probabilmente, ambidestri.

Tre magliette nere.

Una coppia, sul divanetto sul fondo.

Lui, entrando ho visto, sta provando una complicata manovra per prendere la pancia di lei.

Ginecologia acrobatica in pub di periferia. Roba pulp, e non sono nemmeno le nove.

 

Ho molte cose da scrivere, adesso che ci penso.

Nostalgia, passione, curiosità.

E mi vengono frasi compatte, rigide.

E non mi viene da scrivere, ma solo da pensare.

 

E nemmeno da parlare.

Non che io ascolti volentieri.

E’ che non ho voglia di parlare.

Che forse è peggio.

 

Passerà.

Ultimo sorso.

Mi alzo.

E’ ora di tornare a casa, e non sono nemmeno le nove.

Un pensiero su “Nemmeno le nove

  1. Che poi…
    La Felicità è fatta di momenti.
    Quando però passi i tre quarti della tua giornata a pensare alla stessa persona o meglio, alla felicità che vorresti avesse quella persona, capisci che, di fondo, non sempre è la TUA di Felicità quella che conta.
    Che i momenti down, se sono tuoi, sono molto più gestibili che non quelli della persona che hai nel cuore.
    I suoi non li gestisci.
    Li subisci. Inerme.
    Sperando.
    Pregando.

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