Big Babol

18 Gen

Big Babol ha deciso di vivere verso il confine. La città le va stretta. E’, comunque va detto, una sensazione reciproca. Deve molta della sua bellezza agli occhi, che sanno di mare, che corrono veloci da un discorso a un pensiero. E’ l’unico modo per accorgersi di quando si distrae. Parla veloce, muove poco le mani e non si spazientisce se la interrompi. Ha voglia di ridere, non è sicura che succederà, in un Diner vicino al centro, con un uomo davanti, ma sa che potrebbe succedere. Big Babol è una donna che capisce le cose, parla con i morti, annusa gli uomini, viene ridendo, e piange d’amore. Non in quest’ordine, e difficilmente tutto insieme.

Jumbo ha conosciuto Big Babol in uno di quei Diner vicini al centro, roba vegana e frikkettona. Jumbo odia le cose che stanno troppo vicino al centro, perchè luccicano di luce riflessa, di falsa modestia e di un sacco di spandimerda che tappezzano i muri. Eppure adora il centro. Il centro della sua città, aveva detto una volta a una donna, forse per fare colpo, forse per dire, una buona volta, la verità, è come il centro del mio cuore. Di giorno è pieno zeppo, di notte è deserto. Solo le anime perse passeggiano di notte in centro. Jumbo offre da bere a Big Babol, tenendo per se le parole di troppo, lasciando parlare lei, che inizia molti discorsi, appendendo i finali a stendere, per lasciarli asciugare appena usciti dalla lavatrice dalla sua testa. Big Babol beve quello che sceglie Jumbo, per educazione, per lasciargli la sensazione di controllo che molti uomini adorano, perchè di fondo ha solo voglia di bere e ridere.

Jumbo, della sensazione di controllo, non sa bene cosa farsene. Ma capisce il senso, quando gli occhi di lei lasciano che sia lui a scegliere da bere. Jumbo, in queste situazioni, fa la cosa più giusta: beve.

E’ bionda, Big Babol. Drammaticamente. Jumbo non ne fa un problema, ma è capace da solo di capire che quel genere di biondo porta problemi, come la Tramontana e il Maestrale. E resta per poco, come la Tramontana e il Maestrale, quel genere di donna.

Sono relativi, i problemi del Maestrale. Solo per chi appicca fuochi, il Maestrale porta danni.

Solo per appicca fuochi, quel genere di bionda porta problemi.

Lui, ad esempio, con il Maestrale, ci convive da una vita.

Le osserva i capelli, mentre lei parla fitto, lasciando morire di noia il vino, che aspettava di essere bevuto. A pochi passi lo stridulo vociare di un’avvocatessa, rossa di capelli, secca nel viso, puntigliosa, fastidiosa, inutile, come le stufe che provano a scaldare la notte gelida.

Gli verrebbe da dire qualcosa tipo: hai visto, luna calante e cielo terso. Ma son quelle frasi che sembrano stirate con le mani e appese come striscioni per far colpo. Non ha nessuna voglia di far colpo. Non ne ha nessun bisogno. Ma c’è una luna piacevole e un cielo terso. Come se fosse arrivato il Maestrale per davvero.

Big Babol ha storie di vita, piacere, dolore, amore e abbandono, da raccontare. Le sceglie con attenzione, solo uno stolto direbbe che vengono fuori come lava da un vulcano. Mangia poco, e ogni tanto si tocca uno stivale. Guarda poco negli occhi, e questo è un bene.

Ha le mani dolci, le spalle docili e due lunghe gambe. Un uomo, debole, potrebbe farci anche un progetto di vita, con delle mani, delle spalle, e delle gambe così.

Jumbo è appena riuscito ad appoggiare i pensieri, insieme al terzo bicchiere di vino, quando il cameriere si avvicina per annunciare la chiusura.

Certe sere, pensa, sfilano via veloci, che sarebbe un peccato non segnarsele nella vita.

Big Babol lo segue, in una passeggiata che sembra una danza. Lui sta attento a non calpestare le piastrelle bianche, ma non lo dice. Lei fa di tutto per stare alla sua sinistra, ma non lo dice. Sembra importante per entrambi farlo, ma non dirlo.

Dettagli di follie disegnate dalla mano eccentrica del tempo, di persone rimaste per troppo tempo sole, anche se contornate da molte umanità. Non siamo mai soli, ma lo siamo sempre, forse. Forse, davvero, tranne quando ci si incrocia, tra anime così.

Camminano per cercare un bar aperto. Jumbo ha sete. Big Babol non smetterebbe certo adesso di bere.

Sai come finiscono queste serate, si sente dire, sottovoce. Lei non risponde. Presa da un pensiero. Allora lui la lascia andare avanti di qualche passo. Per osservarle il culo, come il galateo insegna. Ecco, questa cosa del galateo meriterebbe una spolverata, si dice, e che gran bel culo, si risponde. Che si fotta il galateo. E anche il freddo.

Per trovare un bar aperto bisogna attraversare tutto il centro, da est a ovest, come il sole.

L’ultimo bar aperto, che aiutato da una mancia, serve l’ultimo bicchiere.

Ci vuole un po’ prima che Big Babol finisca il suo bicchiere. E con calma tiri fuori una Big Babol, appunto.

  • non vorrai mica scherzare cazzo? Non scoperei mai una donna con una Big Babol in bocca
  • e io non scoperei mai con te
  • mai mi sembra eccessivo
  • non certo nelle prossime due ore
  • quindi quasi mai, hai ragione.
  • nemmeno tu mi avresti davvero scopata
  • in effetti hai ragione

La guarda. Ci sono dei momenti in cui, quasi inaspettatamente, lei è bellissima. Di quella bellezza che le donne sanno di avere, di cui conoscono il peso, di cui conoscono il volume massimo.

  • parli dei tuoi baci come se fossero qualcosa di imperdibile, Jumbo. Il tuo nome non mi piace, prega che mi piacciano almeno i tuoi baci
  • Puttana arrogante
  • no, questo non lo hai detto veramente, e nemmeno lo pensi
  • hai ragione. E’ che sono un bambino, se mi attacchi mi difendo
  • Questo lo fanno i cani, non i bambini
  • allora sono un cane.
  • ti chiamerò Kane.
  • i miei baci, baby, sono inizi che annunciano grandi finali, sono matrimoni tra fantasia e desiderio, sono carezze all’anima e alle labbra, sono feste patronali dei sensi, sono cancelli aperti sulle porte del desiderio, sono discorsi che sono labbra sapienti possono capire, sono morsi che strizzano la vita, sono docili labbra che seguono i respiri. I miei baci, baby, sono la perdizione delle donne.
  • odio quando mi chiami baby
  • E’ tutto quello che hai da dire in risposta?
  • si, Kane.

E’ in quel momento che Jumbo, appena battezzato come Kane, capisce che questo è un guanto di sfida, lanciato al suo orgoglio, per gioco. Di tutto il concetto, Kane, adora il fatto che sia per gioco. Giocare con una donna bellissima, a volte bellissima, è bellissimo. Ridondante, cazzo, ma vero.

Allora la bacia, appoggiandole le labbra sulla guancia. Lo sa, in fondo, di non potersi impegnare più di tanto. Per pigrizia, forse. Oppure per lasciare che il gioco vada avanti.

Non ci si impegna, per un bacio, lo dice il galateo.

Lei, impassibile, lo lascia fare.

Così va la vita, vecchio mio. Ami talmente tanto il mare, da saperlo ritrovare negli occhi delle donne, e da volerlo prendere in quegli occhi. Come si prendono gli occhi delle donne, è mestiere difficile. Solo un ex marinaio lo può fare.

Big Babol ha un corpo che sembra un editto, promulgato da qualche signore di terre di mare, per fare si che gli uomini si ricordino di quanto sia bello, perduto, infinito, il mare.

Ed è una stronza.

Gioca, credendo di poter vincere sempre. Succede così alle bionde che incontrano uomini deboli.

A tratti, come le correnti sugli scogli, lascia che una mano accarezzi distratta il desiderio di Kane. A tratti, lascia che la lingua lo spinga a osare. A tratti si abbandona.

Kane, che cazzo di soprannome, conosce le regole del gioco.

E’ stato istruito, dal tempo e dalle donne. Più dal tempo, che dalle donne. Le donne della vita di Jumbo, per dio chiamiamolo con il suo nome, non gli hanno insegnato molto, se non a scappare velocemente oppure a restare pesantemente.

E allora gioca.

E’ proprio mentre un barbone si accampa a due metri da loro, sicuro di godersi uno spettacolo senza pagare il biglietto, che succede.

Succede che Big Babol si abbandona. Per un momento. Risacca che annuncia tempesta, pensa Jumbo.

Le prende il seno sinistro. Per educazione, si prende sempre prima il sinistro. Il galateo ha la sua importanza. E trova una piccola perfezione, annunciata da un sospiro di piacere.

E allora, per la gioia del barbone, iniziano davvero a giocare. Le regole, in questo genere di giochi, sono fatte per essere distrutte, insieme ai pensieri pesanti.

  • hai due tette che sembrano disegnate dalla mano di Dio, cazzo.
  • Non lo hai detto veramente.
  • no, difatti.
  • infatti
  • ok
  • ma vai avanti a toccarle, coglione, che ti viene meglio che baciarmi.

I grandi giocatori non bluffano mai. Questo, Big Babol e Jumbo lo sanno. Così i due desideri esplodono ordinatamente uno prima dell’altro, come fuochi d’artificio per il compleanno di un ricco signore. Ma vengono lasciati lì, perchè il gioco non si consumi veloce.

  • scopare sarebbe un peccato davvero
  • non hai detto nemmeno questo
  • però lo penso, cazzo
  • tu pensi troppo.
  • tu parli troppo.
  • andiamo avanti ad accusarci così per tutta la vita?
  • no, facciamo che andiamo avanti a viverci ancora un po’.
  • sei di quel genere di uomini che non riesce a dire “sempre”?
  • sono di quel genere di uomini che quando lo ha detto, cazzo, poi è successo il finimondo.
  • ah
  • tu, peraltro, sei quel genere di donna che tutto vorrebbe tranne un “sempre”.
  • cosa te lo fa intuire?
  • adesso sono distratto dal tuo culo, che sembra disegnato da chi conosce il desiderio degli uomini, e dai tuoi respiri. Non sono in grado di dare grandi spiegazioni
  • mi annoi.
  • è uno dei rischi da mettere sul piatto
  • se mi annoi, io scappo.
  • è un altro rischio da mettere sul piatto
  • allora, forse, scapperò
  • non lo farai

Jumbo, di fondo, sa di baciare bene. Un gran bene. E non si preoccupa troppo nemmeno che lei se ne vada. Non lo farà. Succede che le persone si attaccano quando i discorsi si incrociano, quando le parole si fondono, quando c’è ritmo, fottuto ritmo. Non ci si attacca per un bacio. Al massimo, un bacio può aiutare a far cadere dei pantaloni.

E’ quando lei si lascia slacciare un bottone, l’unico, che lui capisce che è finita la partita.

Per questa notte.

Allora scende, tra due gambe che fingono di opporre resistenza. Vorrei solo sentire il tuo sapore, vorrebbe dirle. Lo fa, semplicemente. Certe cose, cazzo, si fanno semplicemente, che se poi le dici sembrano piani di battaglia. E nessuno, qui, vuol fare una guerra.

Lei, fa lo stesso. Facendo finta di fare altro.

Insomma, sarà una partita difficile, visto che abbiamo avuto lo stesso allenatore, pensa lui.

Bene, pensa lei.

Big Babol scende dalla macchina ridendo, come ci era salita.

Jumbo pensa, è un bene.

Big Babol pensa, mentre scende, è un bene che io rida.

Jumbo pensa, se tu non ridessi, cadrebbe tutto il gioco.

Big Babol pensa di dovergli dire: non smettere mai di farmi ridere.

Jumbo pensa, se tu smettessi di ridere, anche il tuo culo, che dio lo benedica insieme alla mia voglia di morderlo, cadrebbe nel ripostiglio delle cose che ho messo da parte nella vita come la patente nautica, e la voglia di chiedere scusa e gli occhiali da vista e la tessera del partito e, beh, è un cassetto pienotto, ma ci finiresti dentro facile facile.

Allora si salutano. Sanno tutti e due che passerà del tempo. Le regole di questo gioco sono così. Bisogna rivedersi solo quando la fame, di parole, di carne, di vino, di sospiri spezzati, arriverà a far male.

Jumbo pensa due cose, mentre torna a casa. Che cazzo di nome Kane. E che questo genere di partite sono quelle che, nella vita, vale la pena di aver giocato fino in fondo.

Big Babol pensa due cose, mentre torna a casa. Un pensiero sul disordine e un pensiero sul desiderio. E’ troppo stanca per tracciare confini. Tra i pensieri e tra le persone.

E poi, Kane, sembra fatto apposta per valicare confini.

(avevo questo racconto in pancia da almeno due anni, sei settimane, tre giorni e quattro ore. O forse, solo da qualche giorno). 

 

 

 

2 Risposte to “Big Babol”

  1. A. oppure B. oppure C. insomma come preferisci tu 19 gennaio 2016 a 22:08 #

    “Big Babol lo segue, in una passeggiata che sembra una danza. Lui sta attento a non calpestare le piastrelle bianche, ma non lo dice. Lei fa di tutto per stare alla sua sinistra, ma non lo dice. Sembra importante per entrambi farlo, ma non dirlo.”
    Mi ricorda Jack Nicholson con Helen Hunt in “Qualcosa è cambiato”.
    Adoro questo film.
    Il tuo racconto meno.

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