Acqua

21 Gen

Trovare un filo conduttore alle cazzate che facevo è sempre stata la domanda preferita del giorno dopo. In perenne hangover emotivo, passavo le mie mattine a chiedermi cosa cazzo mi spingesse così in là, decisamente troppo in là, a oltrepassare confini, a tagliare ponti, a riprendere pezzi inutili.

A dire il vero, ancora oggi non lo so. E’ che ho smesso, saggiamente, di chiedermelo. Ho smesso con l’autoanalisi, perchè di fondo ho scoperto di bastare a me stesso. E in più, sono diventato abbastanza bravo a dominare la bestia. Forse sto solo invecchiando. Ma è un bene.

Trovare un filo conduttore alle cose belle della mia vita, invece, è decisamente più facile.

Acqua.

Dicono che gli uomini abbiano un elemento di riferimento. Non credo sia vero. E’ possibile che sia una cazzata newage come le ridicole meditazioni hippy che vi fate, per smaltire lo stress o come la centrifuga di curcuma e zenzero che vi bevete al mattino. C’è un fondo di verità in tutto, comunque.

Una voce roca annuncia l’apertura dell’impianto. Sono il primo. Albeggia sul prato ghiacciato e l’acqua dell’Idroscalo è immobile, come un avversario che ti studia.

Dovrei stare fermo. Dovrei dosare i movimenti.

Questo dicono i dottori.

Non posso, ho risposto, morire dentro. Ho bisogno di acqua.

Quello che mi succede nell’acqua è strano, potente, definitivo.

I rumori spariscono, si sente solo il respiro, profondo.

Sparisce la paura, nemmeno i fondali neri mi spaventano.

Spariscono i pesi che mi fanno fatica. Mi muovo veloce.

Sono padrone del mio corpo.

L’acqua mi compensa.

Osservavo mio figlio, appena uscito dall’utero, in una sala parto parecchio affollata, e guardavo grondare i liquidi.

Acqua, di fondo.

Guardo le foto del mare e mi commuovo.

Acqua.

Era da un pezzo che non nuotavo.

L’altra notte notavo che è un pezzo che non esagero.

Ed è anche un pezzo che non sto nell’acqua.

Che poi è anche il mio modo per smaltire l’aver esagerato.

Ecco, l’acqua mi cura.

Prima, durante e dopo.

Mi accoglie senza fare domande, massaggia il mio corpo, lo possiede, lo rende più tonico, lo purifica.

Voglio scrivere qualcosa sull’acqua.

Tipo una poesia, con un ritmo veloce, come l’angoscia di finire la batteria dell’iPhone mentre stai scrivendo una cosa importante.

Una poesia con quel genere di ritmo.

E ho voglia di esagerare. Di riprendere possesso dei miei sensi, di prenderli per il culo, di osare, di portare al limite.

E dopo, ci vorrà molta acqua.

 

 

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