Lost

12 Gen

Frasi perse come orecchini di perla nella sabbia di una spiaggia che di notte viene rimescolata dal mare. Tutte le notti, le frasi che scrivo, piccoli orecchini di perla, finiscono così, disperse sul fondo del mare della mia vita.

Molto poetico.

Molto traumatico.

Volevo scriverti dei miei baci, che fanno rima con i tuoi. E nella vita le cose che fanno rima sono rare, potenti, esclusive. Vanno protette. Volevo scriverti, proteggi i nostri baci da tutte le tue stupide paure, da tutti gli uomini che proveranno ad avere le tue labbra, da quelli che le hanno avute, le stanno avendo, le vorrebbero avere. Invece, ho perso le parole nella sabbia.

Volevo scrivere di Joe, Hole e Nash, e della loro storia. Ho questo racconto che mi balla in testa. Joe fa l’assistente in un luna park, quello sulla spiaggia, vicino al molo dove c’è il ristorante dove lavora Hole. Cucina messicana, birra a due dollari, il culo di Hole, sono le tre principali attrazioni del molo. Joe adora la birra, è fottutamente innamorato di Hole, e si fa andare bene la cucina messicana pur di ricevere, insieme ai tacos di pollo, un sorriso splendido di Hole. Hole appoggia sorrisi con la stessa delicatezza con la quale appoggia i piatti che serve. Le si vede la piccola scollatura. Dice che si vorrebbe rifare le tette, vittime di due parti e della stanchezza. Ma per Joe sono perfette, come è perfetto tutto di Hole. Lei ha capelli sottili, mori, che le coprono gli occhi, come per non farle vedere troppo il mondo, e mani piccole e veloci, che giocano sempre. Nash adora la cucina messicana, la birra, e il suo amico Joe. Nash ha due segreti. Il primo è che da un bel pezzo sta andando a letto con la moglie del suo capo. Un bel pezzo, davvero. Il secondo è che è ormai parecchio tempo che finito il lavoro, appena prima di surfare al tramonto, va a trovare Hole. Si baciano di corsa, sotto i tronchi che sorreggono l’imbocco del molo. Hole è innamorata. Dice lei. Nash sente solo lo stomaco che si chiude. Come un portone.

Hanno una storia, che andrebbe raccontata, questi tre. Perchè per Hole, Nash partirà. Un’idea del cazzo, come molte, avrebbe detto Joe. Forse per metà per Hole, per metà per la moglie del suo capo. E anche perchè reggere tutto questo è troppo, anche con due birre gelate in corpo.

Nash partirà per il Messico. Pessima idea. Nash ha un grande fiuto per i casini della vita. Li annusa, li trova e poi ci si infila.

Joe non è mai uscito dalla fucking California. Non ci sono buone ragioni per farlo. Le spiaggie migliori, le birre migliori, l’erba migliore, i culi migliori, un buon lavoro, una casa. Cazzo.

Adesso quel coglione di Nash si è ficcato in un bel casino. E gli tocca uscire dalla California.

Hole lo ha pregato, implorato, di recuperare Nash.

E lui ha capito. Tutto.

Ha finito la birra, ha detto: si lo farò. E’ il mio migliore amico.

Poi è uscito, ha camminato sulla spiaggia. Ha pianto.

Cristo.

E ha cercato, all’orizzonte, le stelle.

Ci dovrebbe essere sua madre, in una di quelle stelle. Aveva letto un vecchio libro sui Romani, che dicevano che gli antenati, i morti, erano nelle stelle.

E si era convinto fosse vero.

Così era andato nell’ufficio di Henry e si era preso una settimana di ferie, aveva fatto la borsa, era salito sul vecchio Ford F150, ed era partito.

Puttane le donne. Cazzo, aveva pensato passando davanti al ristorante sul molo.

Puttana la vita, aveva pensato Nash, svegliandosi legato a una sedia. In un cazzo di garage.

Aveva esagerato. In Messico sarebbe meglio non esagerare.

Lo aveva sentito una volta. Era vero.

Era morto.

Non aveva finito il College, ma capire la vita gli veniva bene. Era morto.

Morta, Hole si sentiva morta. Aveva perso l’uomo di cui si era innamorata, e aveva dovuto ferire a morte il suo migliore amico, che era innamorato di lei. Situazioni imbarazzanti, le avrebbe definite sua zia Peg. Serviva la colazione a un vecchio rappresentante di giochi gonfiabili che tutti i martedì faceva colazione da loro, ma voleva morire. Avrebbe voluto scomparire.

 

Ecco, questa è la storia, il suo inizio.

Spero di non perderne le tracce.

 

Una Risposta to “Lost”

  1. A. oppure B. oppure C. insomma come preferisci tu 13 gennaio 2016 a 09:46 #

    È arrivato il momento..
    Devi scriverci un romanzo.
    Fallo!
    Sarà bellissimo!

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