Lettera ai miei fratelli (da fucking brotherhood)

22 Dic

Quando sono nato, tecnicamente, ho avuto in dono, fin da subito, due splendide sorelle. Che uno quando nasce, e per un bel po’ non sa che cazzo farsene delle sorelle. Nemmeno dei fratelli. Succede. Poi, con il tempo, con la vita, uno impara. 

Invece i miei fratelli mi sono stati dati in diversi momenti della mia vita. Uno alla volta. Sono arrivati nei modi più disparati. 

Freddie mi si è seduto davanti a scuola. Dave è arrivato in un periodo punk nel quale facevo surf sul tetto della Panda 750 in Via Dei Missaglia. Renato è arrivato offrendomi una gita a cavallo. Cocco ci provava con quella che sarebbe diventata mia moglie. Jannella lo ho conosciuto che filosofeggiava sulla vita e sull’importanza di una corretta igene dentale. Modugno ci è stato portato in regalo dal Cocco. Insieme a una ridicola moto da ispanico spacciatore di metanfetamine. 

Sembra ieri. Voi vi ricordate?

La storia, le più belle storie della vita, si scrivono un giorno alla volta. Vivendo. 

Permettetemi però di scriverne. In fondo questo è il biglietto che accompagna i vostri regali. 

Quest’anno ne scrivo uno solo. Non è da me. Adoro scrivere lunghe lettere. Ma, c’è un ma, e se per questo c’è anche un perchè, ma questo 2015 mi ha lasciato molte cose. Esperienza, cazzo. Un sacco di vita. 

Quantificando, il sacco di vita, ho dei capelli bianchi, la barba mi fa lo scherzo che sembra bionda, ma se la guardi da vicino sta sbiancando anche lei, ho cinque buchi in pancia, un noioso mal di testa dovuto a tutti i casini che gestisco, metà dei quali, come ben sapete, me li creo da soli. Quantificando, insomma, è stato un anno intenso. Vivo molto, amo molto, lo sapete. 

Mi sono reso conto, ma lo sapevo già, di essere molto fortunato. Molto. 

Quantifcando, sono felice di avervi al mio fianco. Un po’ dietro, un po’ di fianco, un po’ davanti. 

Chi mi trascina, chi mi spinge, chi mi accompagna. 

Quello che fanno i fratelli. 

Osservo le vostre vite, che vanno veloci, che rallentano, che amano, che soffrono, che ridono, che piangono, che fanno casino insieme alla mia. E sono felice di farne parte. 

Ci sono stati dei giorni in cui non avrei avuto modo di uscirne, invece mi avete tirato fuori. Ci sono stati dei giorni in cui sono arrivato sul nostro angolo di marciapiede, affannato, stanco, nauseato, e mi sono sentito a casa. Una casa in cui bere e parlare, a volte fino a notte fonda. 

Io sono molto fortunato. Ho il vantaggio di potervi osservare tutti. Lo pensavo mentre facevate la coda per il pollo a Saint Tropez. A dirla tutta, facevate la coda per la bionda che serve il pollo. Venti euro per un pollo. Vi osservavo, e pensavo, cazzo sono fortunato. 

Vi osservavo, in un pomeriggio di gennaio, a Moneglia, con un’acqua congelata che mi distruggeva la fronte e le mani, mentre remavate per prendere onde. Guardavo il profilo della montagna, il sole rosso, l’acqua, e pensavo, Dio grazie. 

Vi ho visti tutti insieme, su quell’angolo di marciapiede, a gridare per il mio compleanno. E ho pensato, siete il regalo migliore che potessi chiedere. 

Dio ci ha dato talenti, bellezza, fortuna, un bel pacchetto di casini, per avere poi un passato da ricordare. 

Dio ci ha dato l’innata capacità di incasinare la nostra vita. E, lo ammetto, siamo stati parecchio bravi a farlo. Ma sono anche sicuro si possa migliorare, continuando a incasinarla, e a berci sopra. 

Mi vengono in mente ricordi che mi fanno sorridere. Come ogni viaggio in moto, come ogni surfata, come ogni serata in cui, nel bene o nel male, stiamo insieme. Come i lavori, le famiglie, le nostre vite che urlano. 

È bello doverlo ammettere. Ho bisogno di voi. 

Ci penso spesso. E mi rendo conto di avere davvero bisogno di quello che fate per me. 

Sarebbe una vita infame, senza di voi. Forse, anzi quasi di sicuro, sarei già morto. 

Quest’anno ho avuto davvero bisogno di voi. E ci siete stati. Tutti. 

Più che una lettera di Natale, è una preghiera per il 2016.

Per avervi ancora. 

Perchè, davvero, senza di voi, sarebbe un casino insostenibile. 

Grazie, fratellini. 

Grazie Freddie. Perchè sei un testardo del cazzo, che vuole vivere o morire con me. So che non mi molleresti mai. E un po’ me ne bullo. Grazie perchè ti sento al mio fianco. Continua ad accompagnarmi come hai fatto a quella festa a giugno a Varese. 1996, fratello. 

Grazie Rena. Ce lo siamo detti molte volte. Io senza di te non saprei davvero come fare. Abbiamo vissuto il meglio e il peggio di noi. Fico farlo insieme. Voglio lo stupore che avevamo finito il tunnel del Colle Tenda, la prima volta. Quante prime volte insieme… 

Grazie Dave. Tu sei davvero quello che morirebbe per me. Per noi. Grazie perchè, piano piano, sei sempre dietro di me. Tranne che in moto, ma quello è un bene. Tienimi con te. Anche perchè mi fai un sacco divertire quando prendi sul serio i miei casini. 

Grazie Cocco. Prima di tutto di aver smesso di provarci con mia moglie. Non era carino. Grazie perchè mi calmi, come una birra fresca, e mi riporti sempre sulla strada. Grazie perchè sei saggio, e ci dici cose belle, senza mai tirartela. 

Grazie Modugno. Hai preso tutto Franz, senza lamentarti troppo. So di farti incazzare, mi piacerebbe farlo di lavoro. So anche di volerti davvero bene. È bello avere un fratello come te. Tolta la moto da filippino. Ma quello è il meno. Grazie per tutto. 

Grazie Jannella. Sei l’unico che è riuscito a convincermi che Terzani andasse letto. Sei l’unico che prende le mie decisioni, le digerisce, e poi arriva, nel mezzo di una spiaggia deserta, e spara con amore su tutto quello che ho. Se anche l’unico che non si tira mai indietro. Non partire non lasciarci. 

Grazie fratelli. Quest’anno va così. Grazie per esserci stati. Per aver portato in giro i miei segreti, i miei casini, le mie certezze, la mia vita, insomma. 

Grazie, perchè so che non smetterete di farlo. 

Grazie. 

Fratelli. 

Beleza! 

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