Rise, again

14 Dic

L’alba temporeggia, ci mette un sacco di tempo. Non sapevo fosse così lunga, la nascita del sole d’inverno. È un crescere di luce, che lotta con la foschia, cerca di filtrare tra i rami spogli, combatte con i lampioni. Sembra una cosa facile, per te che ti alzi al mattino, a battaglia finita. Sembra una cosa scontata. Niente lo è. Niente di bello è scontato.

Guardo fuori, nella penombra, godendomi la battaglia, tifando per il sole, ovviamente. Ascolto la voce della Merini, ho messo una lunga playlist di poesie, visto che mi stanco di leggere subito. 

Qui arriva la parte migliore. 

Mi stanco di leggere, mi stanco di parlare. 

A leggere mi viene sonno, complice il cocktail di robaccia che con incredibile puntualità mi viene sparato nel braccio sinistro. A parlare mi si ferma il respiro. Con una stanchezza enorme. Non posso sostenere conversazioni che vadano oltre le quattro parole. 

E ho scoperto una cosa fantastica. Mi piace ascoltare. 

No, non fraintendetemi. Il rumore di fondo delle vostre vite, il chiacchierio dei vostri piccoli problemi, quello ancora mi ammazza. Non sono cambiato. 

Mi annoia a morte, sentire l’uomo che si lamenta di sofferenze che nella maggior parte dei casi si è procurato da solo.

Però adoro ascoltare cose belle. Una poesia della Merini, un vecchio discorso della Nanda, rubato a un intervista, le parole di Tiziano Terzani sull’amore, un discorso di Kennedy. C’è molta poesia, a portata di dito, oltretutto. 

Così ascolto, isolandomi.

E scrivo.

Scrivere di notte, appena arrivato il mattino, è uno sballo da provare prima o poi.

È come quando da ragazzo andavi a rubare l’alba in spiaggia. 

Ti senti forte, complice di qualcosa di meraviglioso.

È una bella sensazione. 

Scrivo una lunga lista di cose che vorrei fare nel 2016. Ho un vantaggio, nel farlo. Ovviamente scrivo sapendo che avrei potuto non fare un cazzo nel 2016. Nemmeno respirare.

E allora è una lista con un sapore un po’ diverso. 

Non tanto, solo più speziata. Ho sempre avuto fretta. Ho sempre avuto la certezza di essere di passaggio. 

Ecco. 

Non è cambiato molto. 

Vorrei:

– fare il bagno d’inverno, in un pallido mercoledì pomeriggio, con un pescatore che mi guarda perplesso. Sentire l’acqua congelata entrarmi ovunque, come la rabbia, come la passione. E scappare, congelato, verso l’asciugamano. 

– fare un paio di viaggi in moto. Quelli in cui senti che non torneresti. E poi torni, con il broncio come i bambini.

Ma è una lista molto privata. Non posso andare avanti. 

Dovresti farla anche tu, questa lista. Senza alibi. Come me. 

Se vuoi ti presto un paio di cavi di quelli che mi escono dalla pancia. 

Sono una formula abbastanza efficace per sedare la tentazione di produrre liste false o troppo buone. 

Resterai ancora a lungo con lei? Pur sapendo che non è la donna della tua vita?

E ti accontenterai ancora per molto del lavoro?

Poi, rileggi la lista come uno che nel 2017 non c’è. Immaginati un bel funerale, con i tuoi amici e anche la tua ex del liceo che piangono a dirotto e un rinfresco al bar tabacchi davanti al cimitero con del buon Vermentino fresco. 

Ma tu, il 2017 non te lo fai. Era l’ultima lista. Ci aggiungiamo della poesia?
Sorgere, come il sole d’inverno, sembra così scontato. 

Come esserci per sempre. 

2 Risposte to “Rise, again”

  1. A. oppure B. oppure C. insomma come preferisci tu 14 dicembre 2015 a 19:10 #

    Che botta!

  2. A. oppure B. oppure C. insomma come preferisci tu 14 dicembre 2015 a 22:39 #

    Credo sia tra i miei pezzi preferiti.
    L’ho riletto adesso, per la seconda volta.
    Per la seconda volta il finale è da brividi.
    Brividi di quelli veri.
    Lungo tutta la schiena.
    Io l’alba la vedo spesso…
    Col naso appoggiato alla finestra del mio balcone, in un angolo tra il microonde e la tenda, guardo il sole sorgere quasi ogni mattina.
    È uno spettacolo meraviglioso.
    Quasi quanto un tramonto.
    A volte, lo giuro, è anche meglio.
    Se domani sapessi di non poterlo più vedere..
    Dovrei fare una lista.

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