Prosecco

5 Dic

A far entrare le emozioni non è mai stato un problema. A farle uscire, a volte, ci vuole maniera, tempismo, tecnica e coraggio. 

Oppure Champagne.

Il barista fa proseliti agitandosi per servire improbabili minestroni da villaggio turistico, davanti a una piccola folla di persone. La surreale vita dei bar degli hotel. Mi mancava, in effetti. 

Grandi travi a vista, morbide coperte di pelo, divani bassi, una noiosa musica lounge con pianista che improvvisa scale armoniche. 

Come fossimo sul mare.

Questo mi sta sul cazzo della montagna.

Fanno di tutto per farmi sentire al mare.

Ma il mare, di fondo, non c’è.

Il paesino vive dello struscio infreddolito sulla via centrale, delle luci delle baite che come punti in un nero infinito provano a far finta di essere stelle. 

Ha una sua poesia, forse, la montagna. Più una metrica che una vera e propria poesia. Ma riconosco che possa essere qualcosa di piacevole.

Escono allegre donne rilassate dalla piscina coperta. Sorridono e vanno nelle camere. A farsi belle per la cena.

Io, è un limite, lo ammetto, odio i riti della montagna, più che la montagna.

I vestiti di marca, le borse scintillanti, il trucco e quelle ridicole Timberland che non ho ancora capito perché i cittadini si mettano le Timberland appena scollinano.

Le mie Vans sono ancora piene di sabbia del mare, sono fredde e inadatte. Come me. Che adoro cenare a piedi nudi, a torso nudo, mangiando pesce freddo e bevendo vino.

Poco male.

Ordino champagne. È forse l’ultima bevuta dell’anno.

Non hanno champagne.

Prosecco, dice il cameriere.

Ho già sostenuto questa discussione troppe volte. Tra i tifosi del Prosecco e gli amanti dello Champagne.

Io la metto così, ma non posso dirlo a tutti.

Ho visto champagne scendere lungo schiene nude, rincorrendolo per assaggiarne il dolce sapore, proprio alla fine di una schiena. Ho bevuto champagne da una scarpa, e da una coscia. La sbronza di champagne è melodia, che accompagni con cacao, carne e fragole.

Ho morso caviglie e seni che sapevano di champagne.

Non certo di Prosecco.

Ho bevuto prosecco per festeggiare dozzinali traguardi di vendita. 

Ho sempre pensato: finché posso, voglio champagne.

Prosecco. Dice.

Pazienza, rispondo.

Bevo guardando la vita che scorre vicino al bancone.

Ho emozioni grandi da scrivere, cose uniche, storie stupende.

Lo farò.

Mi avvicina una cameriera.

Il signore alloggia da noi?

Si, rispondo con il primo sorso di Prosecco che mi ricorda che non siamo al mare.

Sorride e se ne va.

Controllano.

Di non aver possibili guardoni, gente comune, nessuno deve vedere il lusso da dentro.

Mi piace, questo protezionismo. Mi ricorda le tende dei motel.

Devo scrivere.

Di cose stupende.

4 Risposte to “Prosecco”

  1. A. oppure B. oppure C. insomma come preferisci tu 5 dicembre 2015 a 20:03 #

    Dovresti scriverne in effetti.
    Ma uno per scrivere di cose stupende deve, oltre che averle vissute, sapere COME scriverne.
    Non è mica semplice.
    Tutt’altro.
    A me la montagna fa lo stesso effetto…

    • Il Franz 5 dicembre 2015 a 20:10 #

      Credo che una delle poche cose che so fare sia scrivere. È questione di tempi e modi. È una cosa, quella di cui devo scrivere, di rara perfezione. Unica direi.

    • Il Franz 5 dicembre 2015 a 20:15 #

      Sai cosa? Iniziò a suonarla al piano, quella cosa lì. Amelie. Hai mai sentito la canzone di Amelie?

  2. A. oppure B. oppure C. insomma come preferisci tu 5 dicembre 2015 a 22:00 #

    Certo che l’ho sentita…
    È una meraviglia!

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