Sabrina (questione di sensibilità)

21 Ott

Avrei voluto ereditare il coraggio di mio padre. Concreto, pragmatico, efficace e terribilmente stabile. Invece ho preso la sensibilità di mia madre. Un complesso piatto di ipersensibilità, attenzione soggettiva, pensiero collaterale e forse una lieve forma di autismo. Fossi nato una decina d’anni più tardi, sarei passato sotto le cure apprensive di qualche strizzacervelli per infanti, invece mi sono limitato ad imparare una piacevole convivenza con quello che da handicap sono riuscito a trasformare in un flusso che, perlomeno, controllo e gestisco. 

Non è sempre facile. Non lo è stato e non lo sarà. Scrivere mi aiuta molto. 

Nel breve periodo, per controllare il flusso di pensieri, disegno su quaderni che tengo in ordine in ufficio. 

Ho giusto ritrovato una mappa mentale fatta due anni fa nella quale progettavo il mio licenziamento e ne dipingevo le conseguenze. Mica mi sono sbagliato. 

Quattro anni fa, convinto dal medico curante, ho fatto due divertenti giornate in un rinomato ospedale milanese, per analizzare il mio QI, le mie capacità psichiche, eventuali risvolti patologici e le mie attività neuronali primarie. La sua tesi è che io abbia un disturbo comportamentale primario, dovuto a una eccessiva attività cerebrale. Lo dico al presente perchè ne è ancora convinto. In verità, dagli esiti di quei due giorni è uscito solamente che ho un QI nella media, due punti più alto del campione statistico, un lieve disturbo dell’attenzione e una intensa, eccessiva, attività della corteccia cerebrale se messo in situazioni di stress. Attività fuori norma in sede frontale, tecnicamente. 

Mi è toccato studiare per capire che cazzo volesse dire. Anche pechè ho più fiducia nei barman che negli strizzacervelli. 

In pratica, un cervello normale, se messo in una situazione di stress, reagisce mettendo a disposizione del corpo ormoni specifici e preparandolo, dilatando i vasi sanguigni, accellerando il battito cardiaco, impegnando gli organi principali mettendoli in difesa. Nel frattempo, usando una specie di sistema binario, bianco o nero, giusto o sbagliato, impone delle scelte, supponendo di imporre il giusto, e dirige il subconscio attivando tutte le sentinelle possibili. 

Un cervello normale. 

Il mio cervello, come quello di molti altri, attiva la produzione di ormoni, dilata i vasi, prepara gli organi e poi impone un precario percorso che, oltre che consumare parecchi zuccheri semplici, usa il pensiero laterale per immaginare differenti possibilità. Non esiste bianco o nero, ma una infinita scala di grigi. Brucio zuccheri e informazioni. Non bianco e nero, ma molti colori. 

Nemmeno giusto o sbagliato. Ma diverse opzioni, messe in relazione con il se e con il resto del mondo, verificando le conseguenze. 

Quello che uno dei miei più grandi amici definisce: i segoni mentali di Franz. 

È un tipo di iperattività del pensiero che, pur non essendo patologico, rappresenta un continuo lavoro del cervello, anche in situazioni normali, per pescare informazioni, gestirle e renderle disponibili per eventuali scelte collaterali.

In America, hanno osservato che questo genere di menti sono decisamente più portate per carriere imprenditoriali, con grandi successi o grandi fallimenti. Hanno, inoltre, confermato che il pensiero laterale naturale rende estremamente cinici o estremamente partecipi. E i pazienti studiati costruiscono abitudini che collegano a sensazioni piacevoli per calmare il flusso di attività neuronali.

Insomma o ti amo o ti inculo. 

E faccio colazione sempre nello stesso posto, compro sempre le stesse scarpe e così via. 

Che poi è particolarmente vero. Riesco, senza molto sforzo, ad essere un cinico figlio di puttana sul lavoro e al contempo a soffrire terribilmente se la persona che amo mi tratta male. 

Accumulo informazioni perennemente, leggendo, studiando, guardando filmati, ascoltando lezioni. 

Sono un incubatore di dettagli, sotto forma di informazioni, interpretabili.

Solitamente, mi è stato spiegato, è uno dei modi con il quale il cervello compensa a un handicap.

Mia madre, in effetti, era sorda da un orecchio e ipovedente da un occhio. 

Io no. 

Ad ogni buon conto, con il tempo, un po’ di pratica e molto studio, sono stato capace di intepretare i dettagli senza giudicarne la fonte. 

Posso osservare nel mio interlocutore rabbia, odio, disagio, felicità, partecipazione, distacco, infatuazione, senza minimamente interessarmene. 

Posso anche vedere dettagli che ai più sfuggono. Da un lieve arrossamento dell’epidermide, con inarcamento delle periferiche articolari, dilatazione delle pupille e accelerazione del respiro, deduco di essere sulla strada buona. Insomma, riesco a capire l’orgasmo femminile. Non fa curriculum, però è divertente. Di contro, riesco a capire quando una donna finge coinvolgimento. È umiliante. Ma succede. 

Riesco a staccare solo con persone di cui sono veramente innamorato. Forse perchè, sentendomi protetto, abbasso le difese. Riesco quindi, a capire da solo quando sono innamorato. 

Ho un controllo superiore alla media delle situazioni complesse, motivo per il quale a livello lavorativo riesco a interpretare correttamente differenti pacchetti di informazioni, elaborando una decisione più facilmente che altri. 

Che è un vantaggio. 

Lo svantaggio, detto sinceramente, è doverci convivere. 

Davvero, sono stato bene due volte nella mia vita. È successo con due donne. In tempi e modi differenti. Per questo mi ritengo eterosessuale, tra l’altro. In ogni caso, mai definizione di amore fu più appropriata di: abbandonarsi in un’altra persona.

Nelle situazioni di stress, invece, consumo zuccheri e informazioni. 

Questo lungo cappello introduttivo per dire che la gestione del mio rapporto con l’ospedale mi richiede un consumo smodato di zuccheri ed energie. Per elaborare informazioni e produrre pensiero laterale. 

Scriverò molto di questa esperienza. 

Stamattina, catapultato in una stanza con una trentina di persone, ho subito osservato la gestione dello stress e della paura, una sensibile maggioranza di donne, età media 50, ceto medio basso. Mi arrivavano i profumi, le orrende scarpe, la casuale disposizione  sulle sedie della sala d’attesa, l’invadente sudorazione di alcuni.

Ho ossrvato la paura, emozione infantile in un contesto come questo, piegare schiene, far sudare mani, parlare troppo. 

Ho ascoltato una decina di conversazioni diverse, ossrvando anche il comportamento compulsivo di una delle impiegate, che controllava di aver riposto i fogli nella cartelletta due volte. Ossessivo compulsiva da insicurezza lavorativa. Abbastanza diffuso. Il tacco destro del mio vicino, più consumato del sinistro, compatibile con una deviazione motoria, il pacco di assorbenti interni mal nascosto dall’elegante signora in terza fila in una borsetta di pessima fattura, la calza sinistra cadente della suora in prima fila.

Troppe informazioni inutili. 

Il mio cervello ha constatato che delle due uscite dalla sala, una era impraticabile per un gruppo di persone davanti alla porta, dovute alla presenza di macchinette del caffè proprio di fianco. Pessima scelta planimetrica, ho pensato, mentre cercavo una seconda uscita d’emergenza, rilevando anche che in effetti la presenza o meno di un’uscita d’emergenza non fosse importante. Tutto mentre osservavo che l’ambulatorio 2 procedeva a un ritmo doppio rispetto al numero uno e al numero tre. E che la maggior parte delle persone aveva già in mano una bottiglia di acqua naturale simile a quella del distributore, e che quindi l’acqua sarebbe finita presto. Ricordandomi per altro di aver visto un cartello con scritto Bar, verso l’ingresso, mentre cercavo di capire la disposizione delle finestre e sbirciavo la scollatura di una paziente in coda davanti a uno studio medico, il numero 61, che essendo al piano terra mi faceva supporre una scorretta numerazione non correlata con lo sviluppo verticale dellla struttura. 

Capite? 

Il medico che mi ha chiamato, dopo qualche ora, in un anonimo ambulatorio, per altro lo stesso dove ho fatto l’elettrocardiogramma durante la mattinata, che nessuno ha pulito, ho notato osservando i guanti e i teli nella stessa posizine della mattina, era un uomo bello, giovane, mancino, decisamente intelligente, a giudicare dagli occhi, con una forte convinzione delle sue capacità e, a naso, buone doti di conquistatore seriale, stando ai braccialetti di cuoio da cavallerizzo. 

Mentre mi spiegava l’intervento, mi sono perso ad osservare il suo assistente, bolso, falso, scarpe alla moda, pantalone di bassa fattura, calzino triste, occhio da alcolista. 

E anche l’infermiera annoiata alle loro spalle, la stessa che mi ha fatto il prelievo di prima mattina, mentre sbuffava. 

Non ho ascoltato nulla. Sono, credo, informazioni secondarie. Mi opererà lui. Mancino. Sperando non venga da una serata di follie. Questo mi basta.

Ho fumato una sigaretta con una ragazza, che alla domanda sul motivo per cui fosse li si è stretta le braccia sul seno, abbassando gli occhi e non rispondendo. 

Ho conosciuto la mia anestesista, una ragazza bionda molto carina, con un piccolo difetto alla mascella e un collo troppo lungo. E anche un forte desiderio di maternità, a giudicare dalle foto nello studio, un fidanzato vitellone, sempre nelle foto, una cattiva sopportazione dei dolori del ciclo, visto l’aulin rosa che spuntava dal camice. Supponendo si tratti di dolori di fine ciclo, pensavo mentre mi raccontava della mia anestesia, quelli tipici tra il secondo e il quarto giorno, dovuti all’ispessimento delle pareti dell’utero, dovrebbe essere fertile tra dodici giorni, un martedì, che statisticamente è un giorno difficile per rimanere incinta. Inoltre, credo non sia amore, a giudicare dalla postura di lui nelle foto. 

Anche sull’anestesia non ho ascoltato nulla. 

Ma le auguro di trovare un altro uomo e di non rimanere incinta di martedì a novembre. 

Troppe informazioni. 

Capite, vero?

10 Risposte to “Sabrina (questione di sensibilità)”

  1. Gianluca 21 ottobre 2015 a 21:52 #

    Semplicemente stupendo, il discorso continuo, dettagli descritti come fondamentali e poi il disinteresse ‘non ho ascoltato nulla’ e poi lo sguardo verso di noi che leggiamo (capite?) uno dei miei preferiti dopo ballerina e il tizio morto in mutande sul divano

  2. A. oppure B. oppure C. insomma come preferisci tu 21 ottobre 2015 a 22:48 #

    .. una meraviglia..

  3. E 22 ottobre 2015 a 07:00 #

    Cazzo Franz,
    Grande pezzo!
    Quando sei in forma sei il top.

    Comunque sulla tua patologia confermo tutto.
    Io la chiamo intelligenza.

    Per me sei solo intelligente.

    Bravo
    PS: parlaci dell’anestesista

    • Il Franz 22 ottobre 2015 a 10:50 #

      razza caucasica, biondo corretto da parrucchiere, pessimo gusto nei gioielli, seconda di seno, a naso pessima scelta di intimo, fianchi appena larghi sopra la media, piede a naso 37, numero perfetto, stivaletto di marca, probabilmente comprato in centro, shopping compulsivo, pantalone con cintura di Burberry, finta, perchè mai fatta da burberry, unghie curate da estetista, con laccatura, mani rovinate da lieve micosi, pupilla sinistra contratta, pessima depilazione degli avambracci, orologio rolex, bruttarello, lieve passione per colori pastello, azzurro e rosa, probabilmente di centro destra, sicuramente cattolica o di influenze cattoliche, mai tradito, buone possibilità che lo faccia, fidanzato nella norma, credo non sia una lettrice. Basta?

  4. A. oppure B. oppure C. insomma come preferisci tu 22 ottobre 2015 a 10:37 #

    Da ogni punto di vista.

    • Il Franz 22 ottobre 2015 a 10:51 #

      cosa? che sono meraviglioso o la descrizione dell’anestesista?
      Ma poi, cazzo, perchè l’anestestista, quando puoi scegliere tra mille altre possibilità!

      • A. oppure B. oppure C. insomma come preferisci tu 22 ottobre 2015 a 11:20 #

        …il medico che ti opererà.

      • Il Franz 22 ottobre 2015 a 11:22 #

        Tu giochi con il fuoco. Provvisoriamente spento. Ma fuoco.

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