Whishlist 

3 Ott

Era da un po’ che non prendevo l’ultimo aereo della sera del venerdì per tornare a casa. Mi ero quasi dimenticato la stanchezza, la noia, e quella vaga tristezza, scivolosa come un hangover da birra. 

Atterri che il week end è già iniziato, e tu devi finire ancora la tua settimana, stropicciato e spaesato. 

Voli sospeso tra pensieri, problemi, progetti, sogni, idee, rivelazioni. Nel corso dei miei voli ho, in ordine sparso:

– avuto l’idea del secolo per una start up tecnologica, della quale ho perso le tracce appena sceso dalla scaletta.

– fondato tre aziende, tutte e tre di estremo successo. Perlomeno a bordo.

– ho anche avuto l’idea del romanzo dell’anno, era il 2013, che poi ho anche iniziato a scrivere sull’iPod, che due settimane dopo ho lanciato al concerto di Frank Turner sulle note di I Still Believe. Due volte l’anno lo cerco con Trova il Mio IPhone, così per nostalgia. Il tizio che lo ha per le mani ha la discografia completa di Frank Turner ma anche il romanzo del secolo. E non lo sa.

Insomma, a un certo punto mi sono comprato un quaderno. E ci metto dentro tutto. Rileggere è una delle cose più belle che si possa fare, quando si scrive tutto insieme nella stessa pagina. Ho scoperto ad esempio, ritrovando un quaderno del 2014, di aver avuto l’idea di Tinder anche io. Ma era più romantica, forse anche galante. 

Ho scritto un bellissimo racconto, la pagina prima era un rovinoso business plan con due macchie di maionese e quelle dopo erano piene di disegni insulsi che potrebbero assomigliare a uno stand di qualche fiera. In mezzo la storia di Lucio e la sua gatta cieca da un occhio. 

Continuo, per abitudine, a scrivere poesie, racconti, disegnare idee, ma soprattutto a redigere liste. 

Ho questa ossessione piacevole per le liste. Mi servono poi per farmi un’idea delle cose e di come io le vedo. Ne avrò a disposizione trecento.

Tra le migliori:

– lista dei posti di mare dove vorrei scappare a vivere una volta ricco, 2011. Lista composta da un solo elemento: casa a Punta Chiappa, verso porto Pidocchio. Si tratta in verità di una monolista, ovverosia la più sublime espressione della mia mancanza totale di flessibilità. Tra le monoliste più belle: cose che mi piace fare dopo aver fatto l’amore: fumare. Lista dei posti dove amo fare colazione al sabato: San Carlo, Milano, Italia. Lista completa di tutti i locali che amo frequentare in città: Mom. 

Dio, io sono l’incarnazione del peggior abitudinario incrociato con un ossessivo compulsivo.

Ma ho redatto anche liste socialmente utili.

– lista delle cose che mi fanno incazzare di una donna. Una donna qualsiasi, 2014. Elenco lunghissimo che include: ballerine, calze 30 denari, abuso di profumo fruttato, ignoranza letteraria (a mio piacimento definibile secondo il mio umore), paura di volare, scarsa gestione delle emozioni, eccessiva gestione delle emozioni, mancata depilazione integrale, mancanza di fede in dio, mancanza di fede in me, mancanza di fede, ascolto di Vasco Rossi come dispensatore di verità. E ancora, per quattro pagine. Che poi la vita ti smussa gli angoli, e sorvoli su un trenta denari e su un pianto isterico, davanti a un sorriso generoso. Certe cose restano dolorose, altre impari ad accettarle. Credo sia parte del processo di invecchiamento cellulare che molti confondono con il termine “crescere”. A oggi, per esempio, riesco anche a sostenere una conversazione con una donna con le ballerine. Sembrava impossibile. Ho ammesso anche l’uso di culottes, e anche l’abuso di rossetto. Cambio, addirittura mi sento di poter dire: miglioro. 

– lista dei cento libri fondamentali della mia vita, iniziata nel 2006. Mai finita, e impossibile da finire. Mi sento in colpa a mettere Pinketts, non so bene dove mettere Sedaris, ma Neruda viene prima di Tropper? Non penso che la finirò mai. È una che una lista poco sensata. Al momento non rinuncerei nemmeno a un libro che ho letto. Ho culo e fiuto quando lo scelgo. Certo, “La Cacca dei Bambini” non sarà mai un testo fondamentale, ma mi ricorda di quando dormivo quattro ore a notte e andavo in ufficio con la giacca sporca di merda di neonato sulle maniche. 

– lista dei film tratti dai libri che varrebbe la pena di vedere. Al momento compare solo La Versione di Barney. Anche se la scena iniziale de Le Belve rende abbastanza l’idea del libro. Le Belve è un libro perfetto. I primi dieci minuti del film sono nell’ordine:

– la più bella scena di sesso del cinema moderno

– una fedele trasposizione di un libro, cosa rara

– uno dei migliori inizi che ricordi. 

– lista delle cose che amo della mia vita, 2011. Tra l’altro scritta, me lo ricordo, una notte a Taipei. Rimane abbastanza fedele a se stessa. Aggiungo due cose l’anno. Diventa sempre più difficile scoprire cose che si amano di se stessi, passati i 33 anni. 

– lista delle cose che mi fanno felice. Questa dovreste farla tutti. Senza aver paura di metterci le cose che vi fanno felici per davvero. Con il rischio poi di accorgerci che il dorato castello di abitudini urbane, lavoro, mariti e mogli, amici e amiche, non rientrano nella lista. La verità fa male. Lo dice anche Vasco, cazzo. 

Nella mia ci sono:

Camminare a piedi nudi nella sabbia calda, d’estate. Con la variante: nella sabbia fredda, d’inverno. Nuotare. Meglio se in mare. Meglio se nudi. Prendere il sole al tramonto bevendo vino, meglio se nudi, meglio se in due. Fare l’amore, meglio se nudi, meglio se solo in due. Leggere, meglio soli, anche vestiti. Pregare, meglio vestiti, meglio al mattino, meglio da soli. Ringraziare. Frequentare le vite dei miei amici, ridendo e piangendo con loro. Anche questo meglio se vestiti. Sapere che ci sono, con le loro vite che fanno più casino delle loro moto, mi solleva. Sbronzarmi insieme a loro, meglio se vestiti, meglio se in moto. Sbronzarmi con la donna della mia vita, meglio se nudi, meglio se senza tutti i miei amici. Ridere, della poesia delle cose. Trovare la poesia delle cose. Rispondere a domande assurde grazie al mio inutile nozionismo cannibale. Spiegare l’amore a chi lo capisce, e me lo rispiega. Correre in moto. Senza correre. Girare in skate vestito da lavoro. Ascoltare musica. Respirare l’odore di una città nuova. Perdermi in una città nuova. Arrivare con leggero ritardo a un appuntamento di lavoro importante. Le camicie su misura. Lo champagne, unitamente al cachemire. Meglio se unito a una donna. Il sapere esattamente leggere negli occhi degli uomini e delle donne che incontro, e il sentirmi complice dei loro ignobili segreti. Scrivere. Scrivere liste. Stare con il Piccolo. I capezzoli intirizziti al mattino. Meglio se non i miei. Il risotto. Del Garghett. Insieme a mio padre e ai suoi racconti. L’eleganza, su un uomo e su una donna. 

La cosa bella è che è una lista lunga. Sono le cose che mi fanno felice, non le cose che mi danno piacere. Capire la differenza tra piacere e felicità aiuterebbe molto a vivere meglio. Ammettere il picere, difendere la felicità, tenerli vicini, ma non mischiarli, salverebbe molte anime. 

La lista delle cose che mi fanno picere comprende cose da vecchio porco, elementi da navigato alcolista, pezzi da stronzo sadico. La tengo per me. E per chi con me taglia il confine. Pochissime anime. Bellissime. 

Ieri ho scritto una lista dei desideri. Senza un titolo. L’ho finita mentre giravamo in cerchio sopra Malpensa. E la ho lasciata, insieme a tutto il quaderno, sul sedile 4B. 

Dentro, per dire, avevo messo delle cose per me importanti. Ha senso, di questi tempi, fare una lista del genere. Dovrò riscriverla. 

Tempo fa avevo messo insieme alcune delle cose più interessanti delle mie liste per un pezzo che avevo scritto per una rivista. Il capo redattore mi aveva risposto che non si capiva un cazzo, ma poi l’aveva pubblicata.

Pubblicano davvero di tutto, cazzo.

Comunque continuerò con le mie liste. Finirci dentro è un grande onore, credo
Life is short fritz, surf it! 

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