Lettera da un Castagno

1 Ott

(Baricco non ha mai scritto lettere d’amore, che io sappia. Adoro Baricco, ma sulle lettere d’amore nessuno batte il vecchio Charles Bukowsky. Per questo andrebbe letta con voce tremante, da troppe sigarette e troppo alcool).

Ho fatto una cosa migliore, ti ho scritto una lettera. Da sotto un castagno, sul bordo di un lago, con il sole e un freddo enorme. Che qui a Nord arriva sempre prima l’inverno, travestito d’autunno.

Non sai, per esempio, che in questi posti ci ho passato un sacco di tempo, un sacco di giorni e un sacco di notti. Solo.

E’ meglio stare soli al Sud, ho sempre pensato. Questione di caldo, di gente, di posti e di piatti.

Ho sempre pensato.

Ma sono sempre finito al nord. Smaltisco la tensione camminando a bordo del lago, adoro sentire il cotone strisciare sulla pancia. Per questo mi faccio fare le camicie, scegliendo con cura il cotone. Toccando con le dita, un pezzo di stoffa alla volta. Bianche. Dice un’amica, che sembro sempre un vecchio puttaniere in camicia bianca. Forse, tra qualche anno, avrà ragione.

Smaltisco tensione e pensieri, e una notte insonne.

Mi sono accorto che aspettavo le tue parole, prima ancora di aver fame e di fare colazione. E’ un bel pensiero, un pensiero con cui aspetti di svegliarti al mattino.

Dormo nudo, mi dimentico sempre il pigiama. Forse non ne ho nemmeno uno. Metto magliette ridicole. Ho dimenticato anche quelle.

Ho portato due libri, di contro, ma non avevo voglia di leggere.

Il fatto, di scriverti una lettera, non parte facile, perché non hai un nome.

Perlomeno adesso. I nomi, quelli che do, li do quando mi si ferma il respiro, in quel preciso momento in cui capisco come chiamare quella sensazione.

Mi è successo tre volte. Sono tantissime.

Era una vita che non mi succedeva.

Ho iniziato a scrivere di notte, pensieri notturni, ma poi ho lasciato stare. Era una torbida lettera da vecchio puttaniere. Le mie migliori lettere lo sono.

Eri nuda, so perfettamente come sei fatta. Ho avuto una rampa di scale e un caffè per disegnarti e tenerti in testa.

E mi aspettavi.

E ti ho detto che ti avrei mangiata.

Inizia, mi hai risposto.

Un sogno perfetto, ho pensato.

Ci vuole del tempo per mangiare un’anima come la tua, per disegnare piano con le dita dei piccoli cerchi sulla pancia, giocando con il solletico e il respiro.

Allora ho smesso di scrivere.

Ho ripreso sotto a un castagno, sul bordo di un lago, poco prima di finire in una riunione importante, decisiva, drastica.

Mi piace, prima di questi momenti, pensare a qualcosa di bello.

Ho pensato alle tue mani.

Non è vero.

Ho pensato alla tua pancia, alla pelle d’oca, e al fatto che a mangiarti ci passerei del tempo.

Divertente da pensare sotto a un castagno.

Ho anche pensato che il regalo più bello che due anime come le nostre si possono fare è il tempo.

Per regalarsi, sottovoce, le mani, le bocche, ma anche le storie e le paure.

Per poi tornare due anime imperfette, che forse sommate ne fanno una perfetta.

Ho smesso di scriverne.

Volevo scrivere una lettera, ma non so ancora come chiamarti.

Ma so che vorrei chiamarti, sussurrandolo, in una sera tra novembre e Natale, col buio e il silenzio, con un nome solo mio e tuo.

Che resti per sempre.

E so bene che queste cose spaventano.

Per questo, poi, la lettera del castagno, l’ho lasciata lì, a penzoloni.

Ma la reciterò, come uno spettacolo, stanotte.

E troverò un nome per te.

Che vuol dire che ti troverò con le mani, che ti cercherò con la bocca, che ti prenderò con le gambe.

Per darti un nome.

Adoro la sensazione del cotone sulla pelle. Mi faccio fare le camicie per questo.

Adoro pensare che il tuo nome lo sappia solo io.

Per questo prenderò del tempo per sceglierlo.

Saremo ricchi di noi quando avremo il tempo per noi.

Il resto non fa paura.

(lettera a una donna che ride con i tacchi, spago spagnolo e sorriso abbondante).

6 Risposte to “Lettera da un Castagno”

  1. E. 1 ottobre 2015 a 22:07 #

    Tu in camicia bianca sei uno spettacolo quasi meglio del circo d’inverno!
    Ma sembri un navigato puttaniere. Non vecchio, più navigato.
    Sei bellissimo anche per quello

    • Il Franz 2 ottobre 2015 a 17:35 #

      Navigato puttaniere è il complimento più bello che potessi farmi.

  2. m'arraccumannu 2 ottobre 2015 a 17:26 #

    Che malinconico il castagno

  3. E. 2 ottobre 2015 a 22:45 #

    Hai la faccia da puttaniere, ma lo spirito da poeta. Ho sempre detto, proprio per questo, beata chi ti ha tra le mani.
    Detto questo, sembrerebbe una lettera d’amore.
    è bello leggerti così

    • Il Franz 2 ottobre 2015 a 22:48 #

      Sai bene tu che scrivi per lavoro, che le lettere sono la semplice attesa di una risposta. Dio mi prenda oggi con se, la risposta era molto meglio della lettera… Comunque è bello leggermi sempre, né converrai.

  4. S 3 ottobre 2015 a 18:51 #

    la prima volta che ho letto, ho pensato che era bello essere la destinataria. Romanticone.

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