Small is Big

28 Set

Le piccole cose a cui la gente normalmente da peso, mi passano veloci di fianco, facendo solo un rapido fischio, che mi sfiora l’orecchio, niente più. Perché per deformazione, professione e scelta, mi soffermo sui dettagli. Che fanno una, enorme, differenza.

Così, in ordine sparso:

Gli Amanti

Leggo e rileggo la stessa pagina, ci sono delle pagine di alcuni libri che lo meritano. Carver, ad esempio, ha delle pagine che ho consumato. Senza parlare di Garcia Marquez. Sento un vento fresco, autunno maledetto, entrare direttamente sotto la camicia. Loro sono arrivati, si sono seduti sulla panchina, e hanno iniziato una convulsa serie di baci. Troppa passione per una panchina. Dal mio punto di vista, in senso fisico, posso tranquillamente osservare la delicata mano di lui che uncina il culo di lei, strizzando ritmicamente la natica. Mi disturba. Smetto di leggere. Me ne vado.

Mi disturba l’insieme della panchina, dei due amanti, dello strizzare ritmico, del non piegare il collo di lei, di fronte a un bacio ben dato si piega sempre il collo per prenderne di più. Mi disturba il pessimo senso logistico. Insomma, se l’obbiettivo è quello, la panchina di un parco è decisamente un duro compromesso.

E poi lui ha uno Swatch di plastica.

Le nuove Generazioni

Mi piego verso il Piccolo, che deve dirmi urgentemente qualcosa, che io non posso sentire visto l’infernale rumore di fondo di questo posto. Ci sono venuto deliberatamente, in questo infernale posto. Abbiamo, io e il Piccolo, la stessa camicia. Che delizia.

Il Piccolo mi confessa di aver paura di uno scivolo.

Io inizio la delicata manovra di supporto psicologico mentre mi passa accanto un padre. Il cui figlio gironzolava con un mitra di plastica appeso alla schiena a tracolla.

Odio le armi sui bambini. Ma soprattutto non capisco perché il padre, dal passo incerto probabilmente dovuto a un trauma ortopedico, anch’esso dovuto al calcetto infrasettimanale, vesta calzini di spugna bianca con logo Adidas.

Non avevamo detto che questa cosa doveva finire, cristo? Passi la sciatteria da domenica, odiosa. Passino le tute da ginnastica, raccapricciante rimasuglio della cultura calcistica di questa nazione. Ma il calzino che appena spunta, di quei due centimetri tra un jeans largo e una scarpa brutta, è troppo.

Abbandono il posto. Tirando via il Piccolo. Quando sarà grande capirà.

Rotolando verso Sud

Lei ha un problema. Anzi due. Il primo, che mi arriva all’occhio subito, è che le sta fisicamente uscendo una tetta dalla camicia. Capezzolo contenuto, carnagione chiara, seno naturale, camicia carina, quadrettata, apertura sul quarto bottone. Tutto splendidamente perfetto. Jeans chiaro, All Star, quel look famigliare ma ancora sexy. Adorabile. Ma il problema numero due compromette il tutto. Sta tentando di trasportare tre enormi sacchetti e uno stendipanni. Di quelli da cinque euro, che se ci stendi la trapunta bagnata, collassa come una gru che solleva troppo cemento.

Il tutto, non serve un ingegnere per capirlo, non può logisticamente stare in due mani. La caparbietà di alcune donne mi sorprende sempre. Così, a pelo di una macchina, in mezzo al parcheggio, sospesa tra una rovinosa caduta e uno spargimento annunciato della spesa per terra. Mi avvicino, le prendo lo stendipanni. La aiuto. Sorride come se le avessi salvato la vita. Sorrido, come se le avessi salvato uno stendipanni da cinque euro. Mi dice che mi deve un caffè. Le dico, sarebbe troppo facile così. E sorridiamo tutti e due.

Il particolare

Raccoglie i capelli in una coda improvvisata, tenuta da una penna. Lo fa spesso anche mia moglie, un gesto infinito in cui un uomo come me può trovare eterna bellezza. Mi guarda innervosita dal suo pc, che non funziona. Tengo lo sguardo, in fondo agli occhi, per trovarci un fine settimana troppo lungo, qualche ora di sonno in meno del solito, e una grande tristezza. Le aspettative del week end sono belle da ritrovare negli occhi del lunedì. Tengo lo sguardo, questo è sufficiente a farla arrossire. Lievemente. Da come ha messo le penne sulla scrivania, tiene all’ordine, esteriore e interiore. Uno sguardo, in questo caso, da fastidio e fa male.

Lo tengo per quello. Per gioco.

Sbriga le mie carte velocemente, passando la penna sugli angoli dei fogli che devo firmare. La osservo in silenzio.

Poi firmo, prendendo la sua penna, che sento lievemente bagnata.

Non deve avere paura di dire che questo lavoro non le piace. Le dico, sottovoce.

Sussulta. Mi guarda. Arrossisce. Mi dice: si vede?

Si.

Mi alzo e me ne vado.

2 Risposte to “Small is Big”

  1. gianluca 29 settembre 2015 a 07:08 #

    Quest’uomo ci sta donando molto, speriamo di rendercene conto.
    Parla di sé stesso, ma ciascuno riceve il suo.
    Io leggo il nuovo Bradipo che inizia parlando di piccole cose e sei righe dopo leggo Carver e penso a una cosa piccola ma buona, a quando l’ho letto e come mi sono sentito dopo.
    Grazie Franz

    • Il Franz 29 settembre 2015 a 09:26 #

      leggere Carver cambia la vita , cazzo

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