Settembre

23 Set

Settembre non è un mese come un altro. A me settembre mi sta sul cazzo. Per esempio. Prendila con i numeri: a settembre sono successe davvero poche cose interessanti nella mia vita.

Dimagrisco, scomparendo. Un po’ perché mi finisce l’estate dentro, un po’ perché corro per lavoro. Ricordo di un pomeriggio al Parco Delle Basiliche, sdraiato sul prato con il Piccolo, che al tempo era davvero piccolo. Ho delle foto in cui sembro un profugo, emaciato, magro e stanco. Non che oggi sia diverso. A settembre mi sono sposato, ma quel giorno lì sembrava agosto. Al mattino un temporale ha distrutto tutti i piani del fiorista e del fotografo. Io e Puccio, cercando di riprendere le fila di uns sbronza colossale, siamo andati al prato per mettere a posto le poche cose. Mi sono sposato in un prato. E’ una storia lunga, sulla quale, peraltro, abbiamo visioni differenti io e mia moglie. Il bello del matrimonio è quello: anche i ricordi hanno preso strade parallele ma diverse. La trama è la stessa, ma le sensazioni sono molto differenti.

Comunque al pomeriggio è esploso Agosto in ritardo. Mica era settembre. C’era il sole caldo, l’afa sull’erba bagnata, e poi una luna piena gigante, gialla, sospesa a pochi metri dal prato, ha illuminato tutto. Per il resto, settembre è davvero un mese che toglierei dal calendario. Preferisco Brumaio.

Leggo molto, a settembre, ma quello lo faccio tutto l’anno. Prego molto, nelle mattine appena fredde, pensando al senso di alcune cose.

La leggerezza della fede è sapersi abbandonare dolcemente a una fiducia cieca. Che si chiama fede. Gli uomini senza fede, non importa il Dio, sono noiosissimi.

Sembrano lumache, che trascinano in giro un pesante guscio di un mondo che è tutto riferito su se stessi.

La noia di chi non ha fede è anche questa.

Comunque settembre, agli uomini come me, non piace.

Adoro agosto. Rispetto novembre, mi godo dicembre e marzo, rinasco a maggio.

Luglio, ad esempio, è il mese perfetto per fare l’amore sui prati, tra persone che a maggio non pensavano si potesse fare e che a giugno ci pensavano poco.

Ottobre prepara novembre, quando nascosti nella penombra della sera, possiamo sospirarci cose indecenti nell’orecchio, godendo del freddo brivido che la vita regala a chi osa.

A settembre mi passa la voglia anche di complicarmi la vita.

Che è strano, in effetti.

Un settembre di molti anni fa ho incontrato una ragazza di Roma, che adorava i tacchi alti, le risate, e il complicarsi la vita.

Io adoro i tacchi alti, se restano solo quelli, le risate, se finiscono un discorso, e le persone che si vogliono complicare la vita, perché ne esce sempre qualcosa di interessante.

Come quel pomeriggio di settembre in cui, complicando non poco le cose, abbiamo riso, con le mie scarpe da tennis e i suoi tacchi alti, fino alla notte, sdraiati su un prato freddo e pieno di fiori gialli.

Ecco, quella è stata un’eccezione.

A settembre, spesso, ho cambiato vita. Mi trovo in queste mattine, mentre medito, a ricordare tutte le rivoluzioni che ho fatto.

I mercenari dell’anima sono così. Un giorno, seduti da soli, ricordano le battaglie. Non che tutte le rivoluzioni vadano per il verso giusto.

A settembre capisci che se non hai dato tutto, non hai dato niente. E inizi a dare.

Life is short fritz, surf it!

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