Prati, goldoni, merda e conversazioni sospese

21 Set

Una lieve cadenza inglese, con montato sopra un sorriso decisamente solare, in tinta con quel vestito incredibile, a righe, che a me mi smuove qualcosa nella pancia. Ho un problema con i vestiti a righe, lo ammetto da tempo. Mi danno l’idea che siano pronti per esser tolti, così, in mezzo alla gente, i vestiti a righe.

E io, mi si consenta, nasco per togliere vestiti. Lo dice il curriculum.

Adoro due cose degli imprevisti: l’essere stesso dell’imprevisto e la mia innata capacità di trovarmici bene, nell’imprevisto stesso.

Nasco per gli imprevisti e per le grandi tragedie domestiche. Non sono io a dirlo, è il curriculum.

Questo genere di imprevisti, quelli con le tette per intenderci, mi tornano parecchio famigliari.

Il mio anno è stato una gigantesca esplosione, baby. Cioè sai quando alle 22.36 del 31 dicembre ti siedi sul divano, con un lieve mal di testa dovuto al pessimo Prosecco e una incredibile voglia di chiuderla li, e fai il punto del tuo anno cercando di dagli un titolo? Ecco il mio  titolo è bello pronto da febbraio. Sono indeciso tra Hiroshyma e Boom Bang. Quest’anno, incredibilmente, ho perso capelli, mi sono sorte misteriose occhiaie, ho perso chili, insomma il mio fisico ha somatizzato. Già che ne esca, il mio fisico, da quest’anno, lo riterrò un grande successo. La mia anima è solida. E’ una cosa strana la mia anima. Prende colpi improvvisi e forti, pugni diretti e calci a sorpresa. E non fa una piega, la mia anima. Cazzo, che anima, cazzo.

Io mi sono appartato per leggere. Succede. Non sono comodo, in questa nuova fetta di città, per appartarmi. Non ne conosco gli angoli e nemmeno i risvolti. Mi sembra davvero brutta, noiosa, altezzosa e ignorante. Come tutte le periferie. Ma ci sono dentro fino al collo.

Mi sono scelto un prato, l’inizio di un campo che porta dritto verso dei capannoni. Mi sono scelto un muretto. Quello che ne rimane, di un muretto. Ai miei piedi, goldoni e fazzoletti. Qui è terra di puttane. Alcune davvero bellissime. Inospitali, a giudicare dai sorrisi, come la campagna in cui scopano.

Mi sono messo a leggere. Avevo bisogno di leggere. Di stare solo. Venti minuti.

In un anno Boom Bang devi fermarti spesso a fare il punto. Altrimenti sei spacciato.

Mi sono seduto, ho iniziato a leggere. A respirare.

C’è voluto poco ad accorgersi di essere finito dritto in una rotta per cani.

Uno di quei sentieri dove portano a pascolare i cani.

E’ piena la città di gente che ha un sacco di tempo, e porta in giro i cani.

Io adoro i cani. Meno i padroni.

Ancora meno le rotte per cani, perché a statistica, sono piene di insidiose merde lasciate a seccare tra l’erba alta.

Io odio le scarpe sporche. Giudico una persona dalle scarpe. Figurarsi le mie.

Ho ignorato la prima coppia, con un cane da guerra, che tirava il guinzaglio come fosse assetato di sangue, e il sangue fosse dietro la radura di faggi.

Ho ignorato il pensionato e il suo cane da caccia.

Ho ignorato anche questo gigantesco lupo, tutto nero, ma non ho ignorato lei.

Perché mi ha chiesto scusa. Per il suo cane.

Una conversazione surreale. Dalle conversazioni surreali, per esperienza, vengono fuori le migliori cose della vita.

  • Scusa se mio cane annusato tuoi pantaloni.
  • Non me ne sono nemmeno accorto.
  • Tuo cane dov’è?
  • Io non ho cani. Ho un figlio e una moglie. E un guinzaglio. Ma non un cane
  • Vieni qui per le ragazze sulla strada?
  • Non ora, perlomeno
  • Allora sei in un posto dove o porti il cane o porti la ragazza.
  • Ho portato un libro
  • Divertente
  • Il libro?
  • che tu porta il libro
  • Hai un sorriso strano, non sei italiana.
  • Sono del Galles
  • Anche il cane?
  • No, il cane è di mio compagno.
  • Che non è del Galles
  • No no. Io sono venuta a prendermi un uomo italiano!

Tu sai, e lo sai perché lo sai, e non solo, insomma lo sai per certo, che da queste conversazioni possono uscire tre cose. Un glorioso pompino. Richiede tempo, ascolto e risate. Oppure una situazione sospesa lì, nel mezzo. Le migliori situazioni sospese, lo sai, servono per scrivere interi romanzi. Oppure un finale di conversazione frettoloso e ignorante.

E tu sai, perché lo sai, che non sei uno da finali frettolosi e ignoranti.

E’ un anno Boom Bang, baby. Un anno in cui mi mancherebbe davvero solo questo.

Lasciamola li, sospesa, baby.

A mezz’aria, vicino al vestito a righe, appena sopra i capelli biondi, che si vede lontano un miglio che non sei nata nelle nostre pianure.

Lasciamo sospeso a mezz’aria questo incontro.

Che tu sospetti, lo so, che io sia venuto a puttane.

Ma son sempre le tre e mezza del pomeriggio.

Ho delle regole, baby.

Io resto qui.

A leggere.

Ero venuto per questo.

Per questo ho lasciato cadere la conversazione, come un tanguero che lascia la sua compagna, proprio mentre la milonga esplode di ritmo. Con dolcezza, a cader sul pavimento, insieme al sudore e a tutta quella gente.

E ti guardo il culo, mentre ti allontani. Perché sono venuto per leggere, e sono venuto per fare due conti su questo anno Boom Bang, ma ho sempre buon occhio.

La campagna di questa parte di città resta brutta, lo stesso.

La finisco qui, sospesa, come la conversazione. Dovrei scrivere qualcosa, sui vestiti a righe. E sulle conversazioni sospese

Lascia un commento

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

%d blogger cliccano Mi Piace per questo: