Speciale

14 Set

Del bambino che ero mi sono rimaste alcune cose: gli occhi che schiariscono d’estate, al mare, ad esempio. Anche l’adorare i lobi delle orecchie, miei ed altri. L’uso del lobo, in effetti, nel corso degli anni è cambiato decisamente. Ma è una cosa che mi porto dietro da bambino. 

Lo stupore. Io mi stupisco come i bambini. Io mi stupisco come quando ero bambino. Mi si allargano le pupille, resto a bocca aperta, inspiro frettolosamente. Lo tengo per me, lo stupore. Ogni uomo ha i suoi segreti, e le sue piccole manie.

Con il passare degli anni, comprensibilmente, è sempre più difficile inciampare in un respiro mozzato da qualcosa di sorprendente. E, con il passare degli anni, ci sono state e ci saranno anche indecifrabili cose, sospese tra il brutto e il drammatico, a lasciarmi sorpreso.

Adoro ripercorrere, uno per volta, i più grossi respiri mozzati della mia vita.

Si, li ricordo tutti.

Ho una memoria incredibilmente dotata per ricordare, selettivamente, il bene assoluto e il male assoluto.

Mi salva, sapere cosa mi fa davvero male.

Mi protegge, sapere cosa mi ha fatto davvero bene.

Sono sei mesi che non scrivo più un racconto, una storia, qualcosa. Sono sei mesi che sto vivendo troppo veloce. Non per mia scelta, si intende.

Oggi è iniziato l’autunno. Perlomeno per me.

L’autunno inizia quando: devo indossare i calzini, ho freddo la mattina e caldo al pomeriggio, non mi fido del sole, trovo la gente invecchiata e molto nervosa, la città spara tramonti perfetti, senza che poi quasi nessuno se ne accorga.

Io d’autunno vado in letargo, solitamente. Cucinando le ricette segrete per mantenere vivo lo stupore.

In autunno ho combinato le più grandi cazzate della mia vita.

Non che sia una giustificazione, ma l’autunno aiuta.

Con la sua incertezza, declinante e pigra verso il freddo.

Come primo giorno d’autunno, mi sono seduto a fare il punto sull’estate.

Si fa così.

Ho scritto poco, vissuto molto, letto moltissimo, bevuto altrettanto.

Ho insegnato a mio figlio a fare cose molto pericolose prendendole come cose molto divertenti. Ho imparato a gestire la paura, quella mia, quella dei grandi. Usando gli occhi di un bambino. Ho imparato a fidarmi. Di me stesso e del tempo che mi resta. Ho imparato ad usare il tempo in modo diverso. Le mie giornate iniziano molto prima, finiscono molto dopo, e faccio cose molto diverse.

Poi, per coccolarmi, mi sono seduto a ricordare lo stupore.

Di quando ero bambino, di quando sono stato ragazzo, di quando era ieri, e sembra cento anni fa.

Lo stupore, il respiro mozzato, è uno dei motivi per cui vado ad infilarmi, con incredibile precisione, in impressionanti casini.

Lo capirete bene. Avete tutti le vostre droghe, e i vostri nascondigli.

Cioè, per fare un esempio, spogliandola, muovendo le mani lentamente per non lasciare traccia delle mie dita su quella pelle perfetta, sapevo benissimo di essere appena entrato in una di quelle situazioni che la maggior parte delle persone definirebbero stupide e pericolose.

Ma lo ho fatto.

Cioè, gli esempi servono, ho comprato i biglietti, ho scritto due righe di preparazione, ho preparato un piccolo zaino, e ho fatto novemila kilometri per licenziarmi. Pur sapendo, benissimo, a cosa avrei rinunciato.

E a quanti non lo avrebbero fatto.

Dio, rifarei tutti gli errori che ho fatto.

Stupendomi ancora.

Scrivo poco, abbiate pazienza.

Vivo molto.

Per aiutarmi potete: regalarmi libri, offrirmi del vino da bere nudi seduti su un divano, fare entrambe le cose, chiamarmi per leggermi delle poesie, farmi scoprire della musica nuova, accompagnarmi la sera, quando la paura viene su forte, chiacchierando.

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