Try

24 Ago

Si chiamava Giulia, aveva un fare svelto e spedito da scout navigata, capelli castani con ciocche bionde, da marinaia, un corpo piccolo e sodo e una parlata divertente.

Sorrideva.

Questo la rendeva unica, il sorridere di tutto e di tutti.

Io leggevo Tolkien, camminavo come un Pinguino Imperatore, vestivo sbiadito ed ero molto impegnato ad innamorarmi di una ragazza che assomigliava terribilmente ad Aretha Franklin.

Ci incontravamo insieme a tutti gli altri ragazzi, ai lati della piscina, sotto i piccoli pini. Per passare il pomeriggio, si diceva.

Giulia si alzava solo per fare un bagno o per andare a farsi una canna dietro alle cabine elettriche.

Sui costoni di roccia intorno alla piscina, alla sera, passavano le capre, che scendevano in spiaggia a brucare i fili secchi d’erba.

La mia storia con Aretha Franklin procedeva rallentata dalle sue epidermiche indecisioni e dalla mia pigrizia. Ero più felice di leggere Tolkien che di baciare qualcuno svogliato sulla spiaggia, così passavo le sere appoggiato alle rocce, con la luce di un lampione del campo da tennis e il rumore del mare, a cercare di finire il Signore Degli Anelli.

E che si fotta Aretha Franklin, avevo pensato.

Giulia girava insieme a un ragazzone di Pistoia, scolpito da muscoli che io non sapevo nemmeno potessero esistere, e con dei gusti musicali orribili. Dalla sua Panda 750 usciva sempre un cocktail di improponibile hard rock misto a odore di fumo stantio, insieme a un delicato profumo di pizza.

Una sera, camminando verso il mare, stanco di Tolkien, avevo trovato Giulia sdraiata a guardare il cielo.

E avevo scoperto quanto fosse difficile iniziare una conversazione per poi portarla dove volevi che finisse. Arte sopraffina che mi è costata anni, della quale, imberbe, ero davvero impreparato allora.

  • Guardi il cielo?
  • Si

Fine della conversazione. In effetti, pensavo, avrei dovuto lavorare parecchio su questa cosa degli incipit.

  • Posso sdraiarmi di fianco a te?

Perché se sugli incipit ho dovuto lavorare parecchio, sulla faccia tosta no. Nasco così, con un canale diretto tra cuore, cervello, stomaco e bocca. Che mi fa dire cose che ho appena pensato, ancora prima che cuore e stomaco possano anche solo controllare il flusso.

  • ovvio

Ovvio è una bella risposta. Apre a delle speranze. Anche per un lettore precoce di Tolkien.

La situazione finì molto semplicemente in una lunghissima chiacchierata su argomenti noiosissimi.

Aveva un bel modo di rispondermi, Giulia.

Presi la sua mano, per prendere coraggio.

Lo faccio spesso.

Di baciare gente o di prendere mani, per prendere coraggio.

Accorcio le distanze, irrimediabilmente, tra dire e fare.

Portai la sua mano alla mia bocca.

Baciai l’indice. Sapeva di sabbia, sale, muschio.

Mi sarebbe anche bastato.

Per questo andai avanti.

Mettendo l’altra mano sulla coscia, a cercare la fine del costume, l’inizio della carne.

Senza ricevere nessuno stop.

Così, banalmente, iniziammo io e Giulia a stare insieme.

Con il benestare di un bestione toscano e di una sosia di Aretha Franklin.

Ci davamo appuntamento davanti al canneto, tardi la mattina. Lei dormiva molto, io leggevo tanto.

Ci incontravamo sotto il sole, camminavamo fin dentro alle canne. Ci sedevamo, ci spogliavamo, e facevamo un amore un po’ impacciato ma molto vero.

Poi andavamo a fare colazione.

E poi prendevamo posto sulle rocce, vicino al mare. Tutto il giorno.

Mangiando frutta, che portava lei, e leggendo libri, che portavo io.

Ogni tanto facevamo un bagno.

Io prevalentemente per toglierle il costume, e ricominciare.

La sera sparivamo nelle rispettive case per la cena.

Aveva un padre con baffi enormi e un teatrale senso di gelosia.

Per questo di notte camminavamo fino alle colline.

Stavamo nudi sdraiati nell’erba, in un silenzio irreale, a guardare le stelle, a toccarci la pelle.

Ogni tanto si accendeva una canna.

Io una sigaretta.

Adoravo la mia lucidità ormonale contro la sua nebbia di desiderio.

Tornando, quasi all’alba, ci davamo la buona notte stringendoci la mano, scherzando su come io ci avessi provato.

Fu un agosto stupendo e inconsapevole.

A settembre venne a Milano a trovarmi, dicendomi che sarebbe tornata con il suo fidanzato.

Che poi era il suo fidanzato da tre anni.

Io allora ho iniziato a capire.

Che poi era il suo fidanzato da tre anni.

Io allora ho iniziato a capire.

Qualcosa.

Sulle donne.

E, ben più importante,

qualcosa

su di me.

 

Sulle donne.

E, ben più importante,

qualcosa

su di me.

Una Risposta to “Try”

  1. m'arraccumannu 28 agosto 2015 a 06:23 #

    Belli gli amori estivi, belle le sere a guardare il cielo ed a fumare ..bello anche che finiscono appena tornati alla realtà. .. malinconico ma bello…

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