cose che fanno estate – punti di vista

6 Ago

Girare in mutande, umidicci, per cercare il telecomando del condizionatore.

Con il quale cercare, per ore, la giusta soluzione, il compromesso, tra de umidificatore, congelatore, ventilatore, e misteriose funzioni giapponesi.

Attraversare la città semi deserta, pensando a quanto è bella la città semi deserta. Senza voler vedere, occhi dell’amore, lo squallore della città semi deserta.

Bere un caffè in centro, semi deserto, ovviamente, constatando quanto sia bello il centro. Senza poi ben sapere cosa sia che lo renda così bello. Il centro.

Partire.

Precisamente per un posto dove:

  • È lecito camminare a piedi nudi
  • È preferibile avere sabbia sotto i piedi
  • Ci siano scogli, sabbia, sassi, in giusta proporzione (l’equazione è la sommatoria tra sassi e scogli, diviso sabbia per dolore alle piante dei piedi).
  • È auspicabile che il sole tramonti nel mare e non alle spalle del mare. Il tramonto nel mare è uno spettacolo necessario, parrebbe, per avere una duratura felicità
  • Ci sia un letto scomodo, tutti i letti sono scomodi, fuori dal tuo, ma con una piccola abat jour, molto fuori moda, ma da tenere accesa nelle notti calde per leggere. Sconfinando nel mattino, presi da trame e sogni.
  • Il Piccolo possa assaggiare tutto, senza ricevere gli sguardi pieni di giudizi delle mamme cittadine. Il Piccolo ha smesso quest’anno di mangiare la sabbia, alla quale preferisce, parrebbe, delle sane bevute di acqua di mare. Ma resta un grande esploratore di immondizia, con una specializzazione in mozziconi e cartacce.
  • Si possa cercare riparo sotto pini marittimi. Non conosco il legame scientifico tra il pino marittimo e il suo delicato ecosistema, ma è una delle cose che adoro di più. L’odore del pino, il tronco colloso, l’ombra fresca, il senegalese sotto l’ombra fresca, le cicale, il vento caldo. Tutto insieme.
  • Si possa pescare. Intesa la pesca come una laboriosa preparazione di un processo che non porta assolutamente nessun risultato se non l’essere stati due ore sospesi a penzoloni su un molo.

Un posto che, alla fine, deve lasciare per forza un po’ di nostalgia. Sano dolore del ritorno.

Che quasi quasi, lo so che ci pensi, vale più la malinconia del ritorno, che ti culla nella prima settimana di settembre, che tutto il resto.

Un posto che, per forza di cose, ti faccia avere una gran voglia di tornarci. Per le tue ragioni.

Estate.

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