Llorando

18 Giu

Ho pianto, di gioia e stupore.

E’ un pianto bello, quello di gioia e stupore. Sono lacrime calde, che non danno fastidio, fanno la pelle luccicante.

E’ un pianto che finisce una frase, che chiude un pensiero. E’ un pianto che mette un punto. Sembra una fine, è quasi sempre un inizio.

Ho pianto di paura.

E’ orribile, sono virgolette sulla paura, le lacrime offuscano la vista, sembra tutto più scuro. Fanno male, le lacrime di paura. Fa male la paura, di suo.

E’ un pianto che non ha fine, se non vuoi mettere tu la parola fine. E’ un pianto che logora. Consuma, la lacrima di paura, come l’acqua del fiume sulle pietre.

E ti accorgi di non essere di pietra, di quanto tutto sia fragile.

Ho pianto lacrime di ricordi.

Al mattino, quando un pensiero si è infilato proprio tra il casco e gli occhiali.

Nessuno ti vede piangere in moto. Un ricordo mi si è appoggiato sopra i capelli.

Come se lo avessi avuto tra le mani.

Non ho avuto tempo nemmeno di sentire se faceva bene o male.

Mi sono venute su le lacrime che non ho pianto allora.

Ci sono ricordi che mi fanno venire i brividi.

Per quello che ho fatto, per quello che è successo, per come è successo.

Ci sono ricordi che se ne stanno nascosti, per un sacco di tempo.

E poi escono allo scoperto.

Imparare a piangere è stato il più grande insegnamento.

Ho imparato da solo.

Lo faccio molto volentieri, a volte.

E’ stato un anno pieno zeppo di lacrime.

A non saperle distinguere, sembrerebbe un brutto anno.

Invece, ci sono lacrime che fanno bene come una preghiera, che sanano ferite che erano rimaste aperte, che colmano vuoti di cui non ti accorgevi.

Ho imparato.

Piangendo.

Come stamattina.

Certe cose si imparano solo facendole.

E non si possono insegnare.

Le migliori cose non si possono insegnare.

Ho smesso di scrivere, per imparare a piangere.

Non potevo fare tutte e due le cose.

Perlomeno, credevo di non poterlo fare.

Piangere ha una sua geografia, non è uguale farlo in tutto il mondo.

E’ come fare l’amore.

E’ più comodo farlo d’estate, e i pianti d’estate lasciano ricordi diversi.

E’ più doloroso farlo d’inverno, che ti viene quel magone brutto che si incolla al cielo di novembre.

A farlo al buio, poi finisce che ci pensi.

A farlo piano, viene più dolce.

Ma ci sono pianti che fai forte.

Scopando con l’anima.

Quelli, sono delle docce fantastiche.

Piangere ha una sua geografia e una sua logica.

E’ la matematica delle lacrime che non torna mai.

Non è detto che a piangere tante lacrime, ti tornino molti sorrisi.

Anzi.

E non è detto che a non piangere tu faccia bene.

Piangere ha la sua musica.

Ognuno piange come può.

Ruggiscono, a volte le lacrime.

A volte sono note di pianoforte, lievi singhiozzi.

A volte sono urla, tenute tra i denti.

Piangere, nel 2015.

Una Risposta to “Llorando”

  1. Courtney Love 28 giugno 2015 a 11:10 #

    I veri piangono
    chi sente piange
    il pianto segna
    da fragilità estrema
    nasce una forza unica.

    Solo chi ha pianto veramente
    e in tutti i modi
    può capire la bellezza di quello che hai scritto.

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