Sandali

25 Mag

Li dove finisce l’autostrada, che sembra ci debba essere un dopo, dopo il casello appunto, invece non c’è nessun dopo, anzi non c’è proprio niente.

Una rotonda, che sarebbe troppo grossa persino per una città, figurarsi per un pezzo di mondo così, con una sola strada aperta, bastava un incrocio, dicevano quelli, pochi, che passavano. Senza nemmeno un semaforo, pensavano, che sono l’unico a passare.

La sabbia iniziava a invadere la strada fin da subito, combattendo con le canne messe contro i bordi, per contenerla.

Una battaglia, quella delle canne, persa in partenza. Alleate con il sole, osservavano lo strapotere della sabbia, alleata con il Maestrale, che batteva ogni quattro giorni, per tre giorni filati, iniziando a metà mattina e finendo la notte.

La strada scendeva, pigra e gobba, con piccole curve dolci, come se chi l’avesse disegnata fosse rimasto impigliato in un tramonto troppo bello per essere rovinato.

La chiesa di San Michele, sul bordo sinistro, con una piccola fioriera davanti, tre scalini per entrare, consumati dal sale, dal vento e dalla sabbia.

Ci si erano sposati dei ragazzi di città, venuti fin qua per il gusto esotico di sposarsi davanti al mare.

Poi, dal giorno delle nozze, non era più successo nulla.

Tanto che del riso, lanciato dal padrino del figlio della sposa, avuto in prime nozze con un camionista ungherese campione di boxe, era rimasto sul sagrato, annerito dal sole, dimenticato dai passeri e dai gabbiani.

Dopo la chiesa ancora più sabbia, si faticava a trovare la strada, le canne non riuscivano a contenere nulla, e dei pini marittimi lasciavano un buon odore.

Una macchina abbandonata, senza il cofano, con i vetri opachi e i sedili mangiati dal tempo e dai cani. Qualcuno ci ha fatto l’amore, ma dev’essere stato parecchio tempo fa.

I cani, quelli ci sono sempre stati. Che uno si chiede cosa mangino, dei cani, sul mare.

Pesce, rispondo i vecchi. C’è una leggenda, una storia lunga e poco credibile, su dei cani, proprio come questi, che nuotano vicino alla riva e prendono il pesce.

Alla spiaggia la strada finisce, ormai l’asfalto non si vede da un pezzo.

Tronchi, sbiancati dal sole e dal sale, sabbia fine, quasi bianca, conchiglie, gigli sulle dune.

Silenzio, il Maestrale che solleva granelli che finiscono negli occhi, precisamente nell’angolo, da dove non si tira più fuori.

Il mare, che qui è freddo anche d’estate. L’estate, che qui è fredda come la primavera, per via del Maestrale.

I cani, che camminano lasciando piccoli buchi sulla sabbia, abbassando il muso per il vento.

E niente altro.

Una Risposta to “Sandali”

  1. Marcello Trombetti 25 maggio 2015 a 07:59 #

    Molto bello questo articolo .

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