Pulendo e Ripulendo

18 Mag

– Sembrano passati secoli

– sono passati secoli

– meno di tre anni

– in mezzo a questi anni sono passati secoli, davvero.

– L’ultima volta, sei andato via, rivestendoti di corsa. Sembrava volessi scappare da qualcosa.

– Avevo caldo probabilmente.

– Dovresti venire a trovarmi d’inverno, allora.

– L’inverno lo passo in letargo o a innamorarmi di cose che poi mi uccidono. Per Dio, ci morirei, di quelle cose li. Ma poi a rimettere insieme i pezzi, arrivo sempre a giugno.

– Come ci siamo conosciuti?

– Credo mi incuriosisse sapere se la tua voce era accompagnata da un culo poderoso. Così, perlomeno, sospettavo, quando ti ho conosciuta al telefono.

– Sei venuto fin qui per questo?

– Si, e non mi sono sbagliato. E ho guadagnato due grandi cose.

– Non essere volgare.

– Mi riferisco alla strada per arrivare, che in terza, con un filo di gas è quasi meglio che fare l’amore. E a una conferma del fatto che io non mi sbaglio mai.

– In questi tre anni mi hai pensata?

– Succede a tutti gli uomini, di voler tornare dove non hanno pianto. Sono animali semplici, gli uomini. Tu mi hai pensato?

– Mi sono molto innamorata di come venivi, ti spogliavi, mi buttavi addosso tutto quel disordine, e ti rivestivi, come se nulla fosse. Nessuno lo ha fatto, mai. Questo mi è mancato moltissimo. Ma poi ho trovato altri uomini, più buoni e comprensivi.

– Sei qui sola a bere. Non mi sembra che la bontà e la comprensione ti abbiano portato via da dove ti ho lasciata.

– forse hai ragione. Tu dov’eri questi tre anni?

– A buttare via tutto, e poi a rimettere tutto insieme. Un lavoro stupendo.

– Parli sempre per metafore.

– Ho fatto davvero quello che dico. Spogliati, adesso.

– Sembri molto più sicuro.

– Fa meno caldo.

– Sono invecchiata, ho paura della mia nudità.

– Ho un’amica, che amo come una sposa novella, che ha trovato una soluzione. Prende la bellezza tra le mani, la chiude con il gesso, e te la tiene appesa a un muro. Il tuo culo invecchia, implacabilmente, e tu resti appesa a quell’immagine, insieme ai tuoi ricordi.

– Beviamo insieme del vino, ho davvero paura del resto.

– Sai una cosa che ho imparato in questi tre anni?

– Hai avuto del tempo per imparare?

– Moltissimo. Ho imparato a leggere senza ricordare. E a ricordare senza leggere. Ho imparato a perdonare senza dimenticare. E a dimenticare senza perdonare. A nuotare 45 metri senza respirare. A fidarmi del mio naso, che non solo fiuta, ma decide. A scrivere meglio, e a scrivere peggio. A dire grazie, al posto che ti amo. Che spesso la gente si confonde. Ho imparato ad essere figlio, e a essere padre, nello stesso tempo. Conto i miei difetti, adesso, senza sentirmi in debito con nessuno. Sto meglio. A volte.

-…

– ma una cosa che ho imparato è più importante delle altre: passiamo molto tempo a ricordare e ad avere paura. Non serve. Ma, poi lo capisci da vecchio. Fidati, non serve avere paura.

– Sembri un poeta, me lo ricordavo.

– io ricordavo pompini da campionato europeo. Resti sempre in classifica? Posso avere una rinfrescatina?

– Sei sempre uno stronzo…

– Le cose migliori non le cambio…

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